La legge di Bilancio è l’occasione, per eccellenza, per i lobbisti di influenzare le decisioni politiche del Paese. Ma fare lobbying non vuol dire, come spesso si intende, portare avanti interessi lontani dai cittadini, ma anche avanzare istanze che riguardano la vita quotidiana di tutti. A spiegare come funziona l’attività dei portatori d’interesse, soprattutto durante la discussione della manovra, è Giusi Gallotto, Ceo di Reti, società di lobbying, public affairs e comunicazione. Gallotto parla di un'attività che “fa funzionare meglio la democrazia” e spiega che il lobbista ha una “funzione fondamentale nel dibattito parlamentare”. La Ceo di Reti parla anche della situazione con l’attuale Parlamento e l’attuale maggioranza: “Non abbiamo riscontrato chiusure o ostacoli pregiudiziali – assicura – su molte questioni abbiamo avuto un’interlocuzione costante e costruttiva”.

Cosa vuol dire fare lobby e chi è un lobbista?

L’attività di lobbying svolge una funzione di garanzia, di conoscenza, di legittimazione. Garantisce processi decisionali consapevoli e fa funzionare meglio la democrazia. Noi lobbisti rappresentiamo interessi particolari e li rendiamo generali. Consideriamo le istituzioni ‘arene di discussione’, dove la partecipazione di soggetti competenti ed informati favorisce scelte ragionevoli. Per questo studiamo molto: dobbiamo sapere meglio e di più di chi rappresentiamo e dei nostri interlocutori istituzionali. L’attività di rappresentanza di interessi non è un pericolo ma un’opportunità, soprattutto in questo tempo di complessità. Siamo le lenti di ingrandimento di interessi condivisi.

Che ruolo ha il lobbista nella discussione di provvedimenti in Parlamento?

Il lobbista svolge un ruolo fondamentale nel dibattito parlamentare e, in generale, nella definizione dei processi decisionali a tutti i livelli istituzionali. Attraverso un osservatorio costante dei lavori in commissione e in Aula, siamo in grado di monitorare tutte le innovazioni e le proposte legislative. La tempestività dell’informazione e l’attività di intelligence, che ci permette di avere una visione in progress e di intercettare in anticipo gli orientamenti della politica e delle istituzioni, sono prerogative necessarie per impostare strategie proattive e/o difensive. Conoscere per agire.

E che ruolo ha con la legge di Bilancio?

Anche in questo caso il lobbista svolge un ruolo importante. Si tratta del momento di politica economica più importante dell’anno. È la legge delle leggi. Il confronto con gli interessi privati rappresenta in questo caso più che mai una prerogativa necessaria e un’opportunità per i decisori pubblici.

In cosa consiste, nel quotidiano, l'attività del lobbista durante il periodo della discussione della legge di Bilancio?

È un periodo di lavoro molto denso e impegnativo per noi. C’è un’attività preparatoria necessaria per definire una strategia efficace. La dialettica si focalizza su due piani: quello governativo e quello parlamentare. Alcune proposte necessitano di essere condivise in uno stadio preliminare e, magari, essere inserite nel testo definito dal governo. Non sempre, però, questo accade ed è possibile. Così l’interlocuzione si sposta e coinvolge anche i parlamentari, che rappresentano driver fondamentali per illustrare istanze e modifiche. Durante tutta la discussione svolge un ruolo fondamentale l’informazione in tempo reale. Solo monitorando costantemente si è in grado di mettere in campo azioni proattive e/o difensive e costruire alleanze per raggiungere i risultati auspicati o evitare scelte dannose.

Quanto riesce chi fa lobby a incidere realmente sui provvedimenti?

Non esiste un grado di incidenza generale. Sulla definizione dei provvedimenti e capacità di intervento della rappresentanza di interessi entrano in campo diversi fattori. Ogni azione è un caso a sé. Molto dipende dal timing, dalla sensibilità dei decisori, dall’accesso alle informazioni, dalla capacità di noi lobbisti di avviare un’interlocuzione efficace e di illustrare contenuti e proposte in grado di intercettare interesse. È necessario che decision-maker e lobbisti impostino una dialettica fondata sulla reciprocità e sulla volontà. Solo in questo caso il processo decisionale diventa condiviso.

Come è cambiato il vostro ruolo con l'arrivo del nuovo governo?

Il nostro lavoro è cambiato in generale perché oggi ci troviamo ad agire in un contesto diverso. Gli interessi privati non sono più appannaggio dei corpi intermedi. Viviamo in un mondo disintermediato e frammentato. Ma non dimentichiamoci che la maturazione di scelte necessita di una lentezza consapevole, di confronto, di dialettica tra interessi, di approfondimento. Su questo noi lobbisti rappresentiamo una risorsa per il nuovo governo e, in generale, per chi si trova a dover assumere decisioni in politica e nelle istituzioni.

C'è meno possibilità di dialogare? A livello pratico avete più ostacoli?

Non essendoci regole chiare in Italia sull’attività di lobbying, molto dipende dalla sensibilità e capacità reciproca degli attori in campo. Non abbiamo riscontrato, però, chiusure o ostacoli pregiudiziali. Su molte questioni abbiamo avuto un’interlocuzione costante e costruttiva.

Quanto siete riusciti a influenzare la discussione nell'attuale legge di Bilancio?

Non dire gatto se non ce l’hai nel sacco’. Attendiamo l’approvazione definitiva per fare un bilancio complessivo…