La polemica sulla proposta di legge sugli stipendi dei parlamentari presentata dal tesoriere del Pd Luigi Zanda si chiude con la decisione dello stesso esponente dem di ritirare quel disegno legislativo. Ad annunciarlo è stato proprio Zanda, in un’intervista al Corriere della Sera, durante la quale ha anche fatto sapere che querelerà il vicepresidente del Consiglio Luigi Di Maio: “Lo ritirerò oggi – annuncia – pur considerandolo un’ottima soluzione perché non voglio che il Pd debba subire due volte al giorno le manipolazioni politiche di Di Maio e dei suoi e perché voglio contribuire alla serietà di una campagna elettorale per l’Europa che considero molto importante. Però la distorsione della verità non è tollerabile. Perciò ho dato mandato ai miei legali di citare in giudizio Di Maio perché risponda in sede civile dei danni che mi ha recato distorcendo il significato del mio ddl. Di Maio stia sereno: alla fine la giustizia italiana dirà chi ha ragione”.

Zanda attacca ancora Di Maio: “Quello di Di Maio è un atteggiamento di rarissima arroganza. Non gli basta essere capo partito, vicepremier, guidare due dicasteri: vuole essere anche grande inquisitore e giudice, l’unico autorizzato a violare le regole del suo movimento e a cambiare, come in questo caso, il vero in falso”. La decisione di Zanda viene commentata anche dal segretario del Pd Nicola Zingaretti: “Finisce un’altra bufala dei Cinque Stelle. Non era previsto alcun aumento di stipendio dei parlamentari, ma solo elementi di trasparenza e di passi in avanti per fare decidere un corpo terzo sullo stipendio dei parlamentari. Ringrazio Zanda, perché di fronte a un’aggressione vergognosa, fondata sulle bugie, non solo ha ritirato il testo di  legge ma ha annunciato una denuncia per danni a Di Maio perché non si può continuare in questo paese a fare politica sparando bugie, aggredendo gli avversari e inventando delle notizie”.

Di Maio e il M5s contro Zanda

Dopo l’annuncio di Zanda, lo stesso Di Maio commenta la vicenda con un post su Facebook: “Ragazzi, quelli del Pd non ce la possono fare. È più forte di loro. Ci provano, insistono, ma niente. Ne fanno una dietro l'altra. Prima il loro nuovo tesoriere, che oggi fa mea culpa sulla loro proposta di legge per aumentare gli stipendi dei parlamentari e poi minaccia di querelarmi (un po' kafkiano…), poi l'accusa di essere andato a fare campagna elettorale in Sardegna con un volo di Stato. Sono contento che continuino questa inconcludente campagna denigratoria nei miei confronti per tentare di farvi credere che io sia come loro. Li posso solo ringraziare”.

Il Movimento 5 Stelle rincara la dose con un post sul blog delle stelle: “Zingaretti è stato sbugiardato dal suo stesso tesoriere. Zanda ha dichiarato che ritirerà la vergognosa proposta Pd. Avevamo ragione noi! Se la nostra era solo propaganda e se erano convinti della bontà delle proprie convinzioni politiche perché non sono andati fino in fondo con la loro legge? Caro Zingaretti, la proposta Pd di aumentare gli stipendi dei parlamentari c’era eccome! E Zanda ci è rimasto talmente male che adesso minaccia causa a di Maio. Ma con quale coraggio? Zanda e tutto il Pd si vergognino”.