Lorita Tinelli è psicologa forense presso il Tribunale di Bari
in foto: Lorita Tinelli è psicologa forense presso il Tribunale di Bari

Lorita Tinelli è una psicologa pugliese da anni in prima linea contro gli abusi compiuti da sette e sedicenti guru spirituali. Nel 1999 ha fondato, assieme ad altri studiosi, il Centro Studi Abusi Psicologici (CeSAP), è consulente dell’Associazione Italiana Vittime delle Sette e psicologa forense presso il Tribunale di Bari. Per il suo impegno contro la manipolazione mentale di culti distruttivi, Tinelli ha ricevuto minacce e intimidazioni di ogni tipo. “C’è chi ha giurato che avrebbe ʻimbracciato Katanaʼ e ʻsprangheʼ per farmi zittire, ma c’è anche chi mi ha inviato messaggi in cui si augurava fossi violentata”. Fanpage.it ha intervistato la dottoressa per approfondire i meccanismi psicologici dei gruppi settari e le ripercussioni sugli adepti.

Che tipo di persone sono più propense ad entrare in una setta?

"Nessuno è immune al richiamo di una setta. Nella mia lunga esperienza ho conosciuto persone di tutti i tipi che hanno aderito a vari gruppi settari, anche con livelli scolastici molto elevati. L'unica caratteristica che accomuna i possibili seguaci è uno stato di fragilità emotiva, che può accadere ad ognuno di noi in qualsiasi momento della vita".

In quale modo le sette garantiscono l’adesione degli adepti?

"Per garantire l’adesione le sette fanno sempre leva sulle fragilità emotiva del seguace. Una delle tecniche che funziona molto è il love bombing: il neofita viene riempito di attenzioni, di premure e questo lo porta ad aprirsi sempre di più alle dottrine e alle prassi dell’organizzazione. A quel punto, per il guru la strada è in discesa".

E per quanto riguarda la devozione?

"Una volta nel gruppo, all'adepto viene assegnato un ruolo e gli viene fatto credere di avere dei privilegi rispetto al resto del mondo. Allo stesso tempo, si cerca di costruire un nemico esterno, rappresentato da tutte quelle persone che potrebbero portarlo ad avere un pensiero critico. Al seguace, poi, vengono indotti costanti sensi di colpa qualora dovesse nutrire qualche dubbio. In poche parole, non deve più pensare in maniera autonoma al gruppo. Per assicurare la sua fedeltà, inoltre, l'adepto viene sottoposto a continue prove che prevedono premi e punizioni; per capirci, il classico metodo del bastone e la carota. Il membro di un gruppo settario, tra l’altro, è disposto a sottoporsi anche ad umiliazioni terribili e lo fa con la consapevolezza che è un passaggio necessario. In questo modo ciascuno diventa carnefice dell’altro. L’adesione e la devozione, insomma, avvengono attraverso la manipolazione mentale".

Quali sono i rischi?

"Chi è dentro ad una setta viene indotto a pensare che il mondo esterno è un nemico da combattere, inclusi parenti ed amici di cui prima aveva fiducia. Innanzitutto, l'adepto viene allontanato dalla sua famiglia e dai suoi cari e questa è un’ulteriore violenza a suo carico, perché da questa esperienza ne risulterà ancora più vulnerabile. Ma i rischi possono essere anche di tipo economico: per i guru o leader, il potere economico è uno degli aspetti fondamentali per la loro sopravvivenza personale e di gruppo. Pertanto cercheranno in ogni modo possibile di racimolare sempre di più ricchezze dai loro adepti. Lo faranno con la richiesta di adesione a corsi e seminari di miglioramento, spesso molto costosi, oppure per portare avanti le finalità del culto. E non devono essere sottovalutate nemmeno le conseguenze sulla salute, in quanto i gruppi settari che promettono cure miracolose sulla base dell’adesione a dogmi non scientifici sono ancora più pericolosi degli altri".

Come si aiuta un adepto ad uscire da una setta?

"Rompere il legame di dipendenza con un gruppo settario non è facile, ma il familiare o l’amico spesso sono l’unica àncora di salvezza per l’adepto. La famiglia di solito è dipinta come il peggior nemico, soprattutto se non fa parte della setta. Tuttavia, ci sono alcune cose che una persona vicina al seguace può fare per aiutarlo. Innanzitutto non deve ridicolizzare il culto né respingere le credenze del proprio caro perché otterrà una reazione contraria. Bisogna mostrare rispetto e interesse, anche quando la situazione sembra grave. Ad esempio, si possono porre domande sul comportamento del leader o sulla veridicità delle promesse che vengono fatte. Solo così si può riuscire a far capire al seguace che la sua adesione non è irrevocabile e il mondo esterno non è il male assoluto come gli viene fatto credere".

Quali sono le ripercussioni a cui vanno incontro i fuoriusciti?

"Uscire da un gruppo significa dover chiudere con tutti coloro che restano all'interno e che da quel momento non ti saluteranno più né ti considereranno come persona. Un’esperienza non semplice, soprattutto dopo anni di appartenenza. Se c'è qualcuno dei propri cari coinvolto nel gruppo, inoltre, allontanarsi sarà ancora più devastante".

Da quando si occupa di sette è diventata il bersaglio di molti seguaci. Che tipo di minacce ha ricevuto?

Il messaggio di offese e minacce ricevuto dalla dottoressa Tinelli da un seguace di una setta
in foto: Il messaggio di offese e minacce ricevuto dalla dottoressa Tinelli da un seguace di una setta

"Ho ricevuto intimidazioni di ogni tipo da parte di ʻmilitantiʼ che avrebbero ʻimbracciato Katanaʼ e ʻsprangheʼ per farmi zittire, ma c’è anche chi mi ha inviato messaggi in cui si augurava che fossi violentata. Sono stati aperti diversi gruppi ‘anonimi' contro di me nel tentativo di delegittimarmi. In diverse occasioni, gli autori ‘anonimi' hanno cercato di screditarmi persino con i miei contatti professionali. Queste azioni, invece di abbattermi, mi hanno dato un ulteriore stimolo per andare avanti".

In Italia il fenomeno delle sette è sottovalutato?

"Assolutamente sì, soprattutto dalle istituzioni. Il Consiglio d'Europa ha più volte chiesto agli Stati membri di attuare politiche preventive, cosa che in Italia non è mai avvenuto. Nel corso degli ultimi anni sono state presentate al governo italiano diverse interrogazioni sull'argomento e sul come certe sette avessero preso di mira proprio gli studiosi e i critici. Quando ho denunciato le invettive e intimidazioni contro di me, sono stata liquidata da un pubblico ministero con un ‘il suo lavoro è stato lodevole, ma se lo doveva aspettare'. In pratica, un’archiviazione contro i miei detrattori. E tutto questo, sicuramente, non aiuta a denunciare gli abusi che avvengono all'interno delle sette".