
Verso il voto del 22 e 23 marzo sul Referendum sulla Giustizia 2026: i cittadini sono chiamati a esprimersi sulla riforma della giustizia varata dal governo Meloni e dovranno votare Sì, se vogliono confermarla, e No se vogliono bocciarla.
Ieri si è conclusa a Roma la campagna per il No al referendum, con un forte richiamo alla partecipazione e alla difesa dei principi costituzionali. La segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, ha sottolineato come "ogni voto può fare la differenza", invitando i cittadini a recarsi alle urne. Duri anche gli interventi degli altri leader presenti. Il presidente del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte, ha attaccato la riforma definendola "una riforma truffa" e accusando i promotori di voler riportare il Paese a un sistema simile all’Ancien Régime, "quando il monarca era sopra le leggi". Sulla stessa linea il segretario della CGIL, Maurizio Landini, che ha ribadito il valore unificante della Costituzione italiana: "La nostra Carta ha avuto l'obiettivo di unire il Paese. Oggi è il momento di unire, non di dividere". La chiusura della campagna si è così trasformata in un appello corale alla difesa della democrazia e alla partecipazione attiva dei cittadini. Continua a far discutere invece, la partecipazione della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, a Pulp podcast, il programma condotto da Fedez e Mr. Marra.
Conte: "Riforma pericolosa, il No sarebbe un segnale enorme al governo"
La riforma della giustizia "non serve ai cittadini", ma rappresenta "il primo passo di un disegno più ampio". È la posizione del leader del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte, che in un'intervista ad Avvenire attacca duramente il progetto al centro del referendum. Secondo Conte, l'obiettivo reale sarebbe quello di indebolire l’indipendenza della magistratura, sottoponendola al controllo della politica e, in particolare, del governo in carica, con il rischio di tutelare chi detiene il potere da eventuali inchieste. Nel dettaglio, l'ex presidente del Consiglio contesta alcune modifiche definite "solo apparentemente tecniche", sostenendo che finirebbero per svuotare i principi di autonomia e indipendenza dei magistrati. Tra i punti più critici, indica la nuova configurazione dell'Alta Corte disciplinare, che a suo dire rischierebbe di trasformarsi in una "mordacchia" nei confronti dei pubblici ministeri ritenuti scomodi.
Per Conte, quello in corso è "inevitabilmente un referendum politico": i cittadini, spiega, sono chiamati a esprimersi sull'unica grande riforma portata avanti dal governo negli ultimi anni. Un'eventuale vittoria del No, conclude, rappresenterebbe "un segnale enorme" che l'esecutivo non potrebbe ignorare.
Ciriani: "Clima di scontro alimentato dall'Anm, ma la riforma è una scelta che rivendichiamo"
È stato soprattutto il clima di forte contrapposizione a segnare la campagna referendaria, secondo il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani, che punta il dito contro l'Associazione nazionale magistrati (ANM). In un'intervista al Messaggero Veneto, Ciriani rivendica la linea del governo: la riforma è stata voluta con decisione dall'esecutivo, che non intende sottrarsi alle proprie responsabilità. Al centro, sottolinea, c'è il merito di un intervento atteso da decenni, in particolare sul tema della separazione delle carriere, storicamente presente in diverse culture politiche. Critico invece il giudizio sull’avvio della campagna, definito "molto negativo" per via della dura presa di posizione dell'ANM contro il quesito referendario e contro il governo. Da lì, osserva il ministro, si sarebbe innescata una escalation di scontri e reazioni che ha finito per alzare i toni del confronto pubblico, senza giovare nemmeno ai sostenitori del Sì. In caso di vittoria del Sì, aggiunge, si aprirebbe comunque una nuova fase: l'obiettivo sarebbe avviare un confronto per definire in modo condiviso le regole applicative della riforma.
Schlein chiude la campagna per il No: "Ogni voto conta"
Si è conclusa ieri a Roma la campagna per il No al referendum, con un forte richiamo alla partecipazione e alla difesa dei principi costituzionali. La segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, ha sottolineato come "ogni voto può fare la differenza", invitando i cittadini a recarsi alle urne. Duri anche gli interventi degli altri leader presenti. Il presidente del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte, ha attaccato la riforma definendola "una riforma truffa" e accusando i promotori di voler riportare il Paese a un sistema simile all'Ancien Régime, "quando il monarca era sopra le leggi". Sulla stessa linea il segretario della CGIL, Maurizio Landini, che ha ribadito il valore unificante della Costituzione italiana: "La nostra Carta ha avuto l'obiettivo di unire il Paese. Oggi è il momento di unire, non di dividere". La chiusura della campagna si è così trasformata in un appello corale alla difesa della democrazia e alla partecipazione attiva dei cittadini.

Cosa dicono gli ultimi sondaggi sui risultati del voto
Se fino a qualche mese fa l'esito del referendum appariva scontato, con un ampio distacco tra due schieramenti e il Sì dato come favorito, nelle ultime settimane il quadro è cambiato. I sondaggi realizzati prima dello stop elettorale hanno riportato la rimonta del No, le cui percentuali in alcuni casi hanno superato il fronte avversario. Ad esempio, in una delle ultime rilevazioni di Youtrend, il No era dato in vantaggio sia in caso di bassa affluenza (più o meno attorno al 54%), che in presenza di una partecipazione più alta (al 51%).
Cos'è un referendum costituzionale abrogativo
Il referendum sulla giustizia, dicevamo, è confermativo. Si differenzia da quello abrogativo, come ad esempio il referendum dello scorso giugno su cittadinanza e lavoro. Quest'ultima tipologia consente agli elettori di esprimersi per eliminare, in tutto o in parte, leggi ordinarie o atti aventi forza di legge e la sua validità è legata al raggiungimento del quorum.
Non è previsto il quorum al Referendum sulla Giustizia 2026
Quello sulla giustizia è un referendum costituzionale, di tipo confermativo, in cui non è previsto un quorum. In altre parole, non servirà raggiungere una soglia minima (il 50%+1) di partecipanti al voto. Il risultato sarà comunque valido a prescindere da quanti andranno a votare. L’opzione che prenderà più voti tra il Sì e il No passerà.
Si vota domenica 22 marzo e lunedì 23 marzo
L'appuntamento per il referendum sulla giustizia 2026 è domenica 22 marzo e lunedì 23 marzo. Ci si potrà recare ai seggi dalle 7 alle 23 domenica e dalle 7 alle 15 lunedì. Per votare è necessario essere muniti di documento di identità e tessera elettorale.
Referendum sulla Giustizia 2026, le ultime news in diretta verso il voto del 22 e 23 marzo
Mancano pochi giorni al referendum sulla giustizia 2026. Ieri il fronte del No ha chiuso la campagna elettorale in piazza del Popolo a Roma. Sul palco i leader del campo largo, Elly Schlein (Pd), Giuseppe Conte (M5s), Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli per Avs, oltre al segretario della Cgil Maurizio Landini, artisti e promotori dei comitati per il No.