
Dopo le dimissioni di Andrea Delmastro e Giusi Bartolozzi, Daniela Santanché è sotto pressione: le ultime notizie in diretta sulla crisi interna al governo dopo i risultati del Referendum sulla Giustizia. Ieri sera la nota della premier in cui "auspicava" sensibilità istituzionale dalla sua ministra del Turismo affinché si dimetta ha travolto Palazzo Chigi. Non era praticamente mai successo che un ministro venisse sfiduciato pubblicamente dal proprio presidente del Consiglio. L'unico precedente è il caso dell'ex Guardasigilli Filippo Mancuso, nel 1995, che abbandonò l'incarico dopo una mozione di sfiducia votata anche dal suo governo. Meloni punta a tagliare via "i rami secchi" per neutralizzare gli attacchi delle opposizioni. Santanché non sembra intenzionata a lasciare il suo posto ma potrebbe trovarsi costretta a farlo più avanti, in Parlamento, nel caso venisse votata una mozione di sfiducia. Pd e Italia Viva hanno annunciato che la presenteranno, il M5s l'ha già depositata. Dall'altra parte sostituire un terzo ministro dopo lo scandalo di Gennaro Sangiuliano e le dimissioni di Raffaele Fitto (oggi vicepresidente della Commissione europea) renderebbe necessario un passaggio alle Camere.
Conte: "Meloni fatica a far dimettere la sua ministra, si rivela la debolezza della premier"
"Doveva essere il ponte dell'Europa con Trump su dazi e guerra, doveva imporsi a Bruxelles… e invece scopriamo che Meloni fatica a far dimettere la sua Ministra e compagna di partito Santanchè. Che situazione indecorosa per le Istituzioni! Al danno di immagine di questi anni si aggiunge adesso l'imbarazzo di uno stallo che rivela tutta la debolezza della premier". Lo scrive il leader del M5s Giuseppe Conte su Facebook. "Dopo quasi 3 anni passati a salvarla con voti e scudi in Parlamento anche di fronte a una truffa covid ai danni dello Stato, ora la Presidente del Consiglio è stata costretta da 14 milioni di voti a implorare Santanchè in un comunicato stampa affinché lasci il Governo. E dopo ore e ore ancora non succede nulla. Che balletto indecente!", prosegue. "Tutto questo è la conferma che abbiamo avuto in questi anni una premier sotto ricatto politico anche dentro il suo partito. Altro che "Fratelli" d'Italia", conclude.
Calenda: "Meloni spieghi in Aula la fase due del governo"
"Il senatore Malan ci ha confermato che il ministro Santanché si dimetterà, ma credo che in ogni caso sia utile, sia per la maggioranza che per l'opposizione, che il presidente del Consiglio venga in Aula per spiegare che c'è una fase due del governo e come verrà gestita", dice Carlo Calenda intervenendo in Aula al Senato. "Credo sia un'occasione, dopo questa sconfitta, di spiegarci in che modo vorrà cambiare il suo agire, che insegnamenti ne ha tratti o che modifiche di linea vorrà prendere. Mi pare chiaro dalle dimissioni di Delmastro e Bartolozzi e da quelle che arriveranno – ribadisce il leader di Azione – della Santanché, che sia necessario spiegare su quali basi programmatiche il governo andrà avanti".
Dal caos Visibilia alla truffa all'Inps, tutti i guai giudiziari di Santanchè
La ministra del Turismo Daniela Santanchè oggi è indagata in due casi per bancarotta fraudolenta, imputata per falso in bilancio e in attesa di sapere se andrà a processo per l’accusa di truffa all’Inps.
Le opposizioni unite presentano una mozione di sfiducia alla Camera: "Subito dimissioni"
Una mozione di sfiducia nei confronti della ministra del Turismo Daniela Santanchè è stata depositata questa mattina alla Camera e sottoscritta da tutte le forze di opposizione. Nelle premesse del testo, firmato da Chiara Braga (Pd), Riccardo Ricciardi (M5s), Luana Zanella (Avs), Matteo Richetti (Azione), Maria Elena Boschi (IV) e Riccardo Magi (+Europa), si rileva che "la Presidente del Consiglio dei ministri, con dichiarazione resa nel tardo pomeriggio del 24 marzo ha pubblicamente auspicato le dimissioni della Ministra del turismo Daniela Garnero Santanchè" e che "tali dichiarazioni evidenziano il venir meno del rapporto fiduciario tra la Presidente del Consiglio e la Ministra, determinando una situazione di oggettiva incompatibilità con la permanenza in carica". Inoltre, "la mancata assunzione di responsabilità mediante dimissioni volontarie, a fronte di una esplicita presa di distanza del vertice dell'Esecutivo, configura una grave anomalia istituzionale" che "compromette la credibilità dell'azione di governo e arreca pregiudizio all'immagine delle istituzioni".
Ft: "La sconfitta di Meloni al referendum una grave battuta d'arresto"
La netta bocciatura della riforma della giustizia al referendum rappresenta "la battuta d'arresto più grave" per Giorgia Meloni da quando è salita al potere tre anni e mezzo fa. Lo scrive il Financial Times in un editoriale, sottolineando come la sconfitta referendaria abbia "incrinato l'aura di invincibilità" della leader di destra in vista delle elezioni del 2027, dando al contempo nuova linfa a un'opposizione finora "debole e divisa". Secondo il quotidiano britannico, il voto non è stato solo il rifiuto di "una complessa riforma della governance riguardante magistrati e giudici" ma la reazione a "un tentativo fortemente di parte volto a smantellare i pesi e contrappesi al potere esecutivo". Sebbene il sistema giudiziario italiano sia "notoriamente lento e imprevedibile", il Ft osserva che la riforma avrebbe "fatto ben poco per affrontare direttamente questi problemi". "Riforme limitate come queste sono difendibili e non in contrasto con le prassi in altri paesi europei. Ma il contesto è fondamentale" si legge ancora nell'editoriale che pone l'accento sulla natura "ideologica" della battaglia intrapresa dal premier e sui "toni aspri" della campagna elettorale che avrebbero "spaventato gli elettori". Il risultato, secondo il Ft, ha probabilmente "affossato" la proposta sul premierato, e "renderà più difficile" la modifica della legge elettorale. "La stabilità del governo ha impressionato gli elettori, i mercati finanziari e i partner europei dell'Italia. Ma le sue ambizioni al potere sono state meno chiare" osserva ancora il foglio finanziario, sottolineando la necessità per l'Italia di "un'ambiziosa agenda di riforme economiche". "Meloni – conclude – ha lamentato la sconfitta al referendum come un'occasione persa per modernizzare l'Italia. Dovrà impegnarsi a fondo affinché non si dica lo stesso del suo mandato da primo ministro".
Malan (FdI): "Santanchè seguirà le indicazioni della presidente del Consiglio"
"Quanto al ministro Santanchè, come tutti i membri del governo seguirà le indicazioni del presidente del consiglio". Lo dice il capogruppo di Fdi Lucio Malan in aula al Senato
Santanché arrivata al ministero del Turismo
Daniela Santanchè è arrivata al ministero del Turismo. Nessuna risposta ai cronisti che le chiedevano se si sarebbe dimessa, come chiesto in maniera stringente, dalla premier Giorgia Meloni.
Bonelli (Avs): "Se Santanché non si dimette è protetta"
"Se Santanchè non si dimette, significa che si sente protetta da qualcuno: è il segno di un'arroganza di potere inaccettabile. A questo punto temo che la maggioranza sara' costretta a votare la mozione di sfiducia dell'opposizione: sarebbe un fatto clamoroso, ma anche un atto di igiene politica di cui il Paese ha bisogno". Così Angelo Bonelli, deputato Avs e co-portavoce di Europa Verde, ospite di Inside24 su Rainews 24. "Attendiamo queste dimissioni da troppo tempo. Ricordiamo che la ministra è stata rinviata a giudizio per truffa ai danni dello Stato. E siamo di fronte a un quadro già visto: come nel caso Delmastro, condannato per rivelazione di segreti d'ufficio e coinvolto in vicende gravissime, tra cui la partecipazione a società con soggetti legati alla camorra poi arrestati. Il governo Melonicontinua a difendere l'indifendibile. Così si mina la credibilità delle istituzioni", conclude Bonelli.
Misiani (Pd): "Da Meloni epurazione post-referendum, ma responsabilità sua Milano"
"La purga pasquale scatenata da Giorgia Meloni dopo la sconfitta referendaria suscita alcune riflessioni.Primo. Quando chiedevamo noi le dimissioni di Santanchè, Delmastro e Bartolozzi, eravamo etichettati come giustizialisti e forcaioli.Dopo mesi e mesi di silenzi e coperture politiche, questo repentino cambio di opinione della premier è un'operazione di cosmesi politica, ipocrita e tardiva". Così Antonio Misiani, componente della segreteria nazionale del Pd, in un post su Facebook. "Parliamoci chiaro: se al referendum avesse prevalso il sì, gli impresentabili sarebbero rimasti ben saldi al loro posto. Secondo. Fino ad ora (scrivo questo post alle 8.30) la ministra del turismo Daniela Garnero Santanché ha bellamente ignorato la richiesta della presidente del Consiglio di fare un passo indietro. È un fatto di una gravità istituzionale senza precedenti: una ministra che sfida apertamente chi guida il Governo, di fronte al Paese e al Parlamento. Un atto di insubordinazione inaudito", aggiunge. "Se questo nodo non si sciogliesse rapidamente, la conseguenza sarebbe un colpo durissimo all’autorevolezza di Giorgia Meloni come presidente del Consiglio e alla sua immagine di leader forte e volitiva. Terzo. Le vittime dell’epurazione post-referendaria sono capri espiatori di un disastro politico di cui dovrebbe assumersi la piena responsabilità Giorgia Meloni, che la riforma della giustizia l’ha voluta, imposta al Parlamento senza alcun cambiamento e infine sottoposta al giudizio popolare nella convinzione di vincere agevolmente il referendum. È Giorgia Meloni ad aver portato tutta la destra a schiantarsi contro un muro. Se i suoi sodali avessero un minimo di spina dorsale, dovrebbero chiedere conto innanzitutto a lei della disfatta. Ovviamente questo non avverrà. Meglio, molto meglio silurare Bartolozzi & co., dare l’idea che è stata fatta pulizia interna e andare avanti come prima", conclude Misiani.
Il Movimento 5 Stelle deposita la mozione di sfiducia contro Santanché
"Abbiamo depositato la mozione di sfiducia contro Daniela Santanchè e ne chiediamo la calendarizzazione urgente. Siamo stati i primi a farlo due anni fa, quando esplosero gli scandali che la riguardavano mentre Giorgia Meloni continuava incredibilmente a difenderla. Serviva evidentemente la sconfitta clamorosa al referendum per scaricare Santanchè. Chiediamo a Fratelli d'Italia e alla maggioranza di essere conseguenti, dando dare seguito a ciò che la stessa Meloni, con ritardo mostruoso, chiede. Santanchè deve lasciare la poltrona. Subito". Così il capogruppo M5S al Senato Luca Pirondini.
Conte: "Meloni non riesce a far dimettere Santanché, indecoroso"
"Doveva essere il ponte dell'Europa con Trump su dazi e guerra, doveva imporsi a Bruxelles… e invece scopriamo che Meloni fatica a far dimettere la sua Ministra e compagna di partito Santanchè. Che situazione indecorosa per le Istituzioni! Al danno di immagine di questi anni si aggiunge adesso l'imbarazzo di uno stallo che rivela tutta la debolezza della premier". Così sui social il leader M5s Giuseppe Conte. "Dopo quasi 3 anni passati a salvarla con voti e scudi in Parlamento anche di fronte a una truffa covid ai danni dello Stato – aggiunge – ora la Presidente del Consiglio è stata costretta da 14 milioni di voti a implorare Santanchè in un comunicato stampa affinché lasci il Governo. E dopo ore e ore ancora non succede nulla. Che balletto indecente! Tutto questo è la conferma che abbiamo avuto in questi anni una premier sotto ricatto politico anche dentro il suo partito. Altro che "Fratelli" d'Italia".
Renzi: "Meloni venga in Aula, impensabile chiedere le dimissioni di un ministro via social"
"Stamattina a Mattino Cinque ho chiesto che la Presidente del Consiglio venga in Aula a riferire. È impensabile chiedere le dimissioni di un ministro a mezzo social e non venire in Senato a parlarne". Così su X il leader di Italia viva, Matteo Renzi.
Giorgia Meloni chiede le dimissioni di Santanché
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha chiesto pubblicamente alla sua ministra del Turismo di dimettersi. Nella nota pubblicata ieri sera la premier "auspica che lo stesso spirito possa guidare anche Daniela Santanchè". Un fatto quasi inaudito che fa emergere chiaramente le forti tensioni che stanno attraversando il governo in questo momento con la titolare del Turismo evidentemente decisa a rimanere al suo posto.
Tutti gli scandali di Giusi Bartolozzi
Giusi Bartolozzi è stata la capo gabinetto del ministero della Giustizia sotto Carlo Nordio per circa due anni, prima di rassegnare le dimissioni. L'ex consigliera del Guardasigilli è indagata per il caso Almasri, il torturare libico arrestato e poi rimpatriato su un volo di Stato. Inoltre, Bartolozzi è considerata tra i responsabili del fallimento del referendum per aver pronunciato, a una settimana dal voto, l'invio a votare Sì per "liberarsi" della magistratura, da lei definita un "plotone d'esecuzione".
Cosa ha portato il sottosegretario alla Giustizia a dimettersi
Sono molti gli scandali che hanno riguardato Andrea Delmastro Delle Vedove. L'anno scorso il sottosegretario alla Giustizia è stato condannato in primo grado per violazione del segreto d'ufficio nel caso Cospito. A questa vicenda si aggiunge l'episodio dello sparo di Capodanno, nel 2023, che portò Emanuele Pozzolo a lasciare FdI. Infine l'ultima, che ha determinato le dimissioni: la bufera per la società aperta con la figlia 18enne di Mauro Caroccia, prestanome del clan Senese e condannato per mafia.
Cosa è successo nel governo Meloni dopo i risultati del Referendum
La vittoria del No al referendum ha determinato uno scossone inaudito all'interno del governo. La sconfitta politica ha spinto Meloni a sollecitare le dimissioni della capo di gabinetto di Nordio, Giusi Bartolozzi, e del sottosegretario alla Giustizia, Andrea Delmastro, individuati come i responsabili della debacle referendaria. L'annuncio è arrivato ieri sera assieme alla nota, a sorpresa, in cui la premier auspicava allo stesso modo l'uscita della sua ministra del Turismo, Daniela Santanchè, che per ora resiste. L'idea di Meloni è di far saltare dalla sua squadra tutti coloro che hanno guai giudiziari ed evitare di rendersi attaccabile davanti alle opposizioni.
Governo, le ultime notizie in diretta dopo le dimissioni di Delmastro e Bartolozzi
Le notizie dell'ultima ora sul governo Meloni dopo le dimissioni di Andrea Delmastro e Giusi Bartolozzi: la premier "auspica che lo stesso spirito possa guidare anche Daniela Santanché". La titolare del Turismo non sembra intenzionata a lasciare l'incarico. Intanto Pd e Italia Viva annunciano una mozione di sfiducia. Se arrivasse in Parlamento potrebbe ricevere il voto favorevole di Fratelli d'Italia, decretando così la rottura definitiva tra Meloni e la sua ministra.