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5 Ottobre 2026
16:46

Un grifone è morto dopo l’impatto con una pala eolica in Sardegna

Un grifone è morto dopo l'impatto con una pala eolica in Sardegna. Un incidente che riaccende il dibattito sul forte impatto dell'eolico su avvoltoi, rapaci e altri uccelli.

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Un grifone (Gyps fulvus) in volo. Foto di repertorio

Un grifone è morto dopo essere entrato in collisione con una pala eolica nel territorio di Mogorella, in provincia di Oristano. La scena è stata ripresa e diffusa da Franca Piga, creator che racconta la sua vita itinerante a bordo di un van e che si trovava nell'area del parco eolico del Monte Grighine, tra Mogorella, Villaurbana e Ruinas. Nelle immagini si vede il corpo dell'avvoltoio a terra con un'ala tranciata di netto e, secondo il racconto della donna, l'impatto sarebbe avvenuto proprio davanti ai suoi occhi. Piga ha detto di aver segnalato l'accaduto al Corpo forestale.

Il caso riporta così l'attenzione su un problema ben noto e su cui gli ornitologi discutono da molto tempo: le collisioni tra uccelli e turbine eoliche, particolarmente rischiose soprattutto per i rapaci e altri grandi veleggiatori che trascorrono molto tempo in volo planando.

Perché avvoltoi e altri grandi uccelli rischiano di più

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L'impatto delle turbine eoliche su rapaci e altri veleggiatori è noto da tempo ed è uno dei frandi temi della conservazione dell'avifauna

Il grifone (Gyps fulvus) è un grande avvoltoio che sfrutta le correnti d'aria calda per guadagnare quota e spostarsi senza dover battere continuamente le ali. Queste correnti ascensionali, chiamate termiche, si trovano però spesso anche nelle aree dove sono stati costruiti gli impianti eolici. Il problema è che una pala in movimento può diventare difficile da percepire mentre l'uccello sta concentrando l'attenzione verso il basso mentre guadagna quota o è in cerca di cibo.

E così, ogni anno e in tutto il mondo un numero elevato di rapaci, avvoltoi, cicogne e molti altri uccelli vengono uccisi dall'impatto con le turbine. La mortalità varia moltissimo in base alla posizione dell'impianto, alle specie di riferimento, alla stagione e alle caratteristiche delle turbine. Le stime disponibili mostrano comunque quanto il problema possa essere rilevante, con valori che nella letteratura scientifica arrivano fino a decine di uccelli morti per turbina ogni anno.

Naturalmente, questi numeri possono aumentare quando gli impianti vengono costruiti nei pressi di stretti marittimi, valichi montanti e altre aree in cui si concentra un numero elevato di uccelli durante la migrazione. L'impatto degli impianti eolici, numericamente in crescita in tutto il mondo, è così diventato une dei temi principali e più discussi per chi si occupa di conservazione dell'avifauna, anche perché a essere colpite di più sono spesso specie già in difficoltà, come appunto gli avvoltoi.

In Sardegna il grifone è tornato a crescere solo di recente

Il grifone era un tempo diffuso in buona parte della Sardegna, ma nel corso del 900 la popolazione si era drasticamente ridotta, soprattutto a causa dell'avvelenamento e della scomparsa di grandi erbivori da cui il grifone, necrofago obbligato, dipende per la sua alimentazione. Nel 2013 sull'isola erano rimaste poche decine di coppie nidificanti. Grazie a diversi interventi di conservazione, tra cui il progetto LIFE Under Griffon Wings e il successivo LIFE Safe for Vultures, la situazione è progressivamente migliorata.

Il censimento del 2025 ha stimato tra 516 e 566 grifoni stabilmente presenti in Sardegna, con almeno 120 coppie nidificanti. Proprio a inizio ottobre, inoltre, sono stati liberati altri 16 individui nell'ambito del LIFE Safe for Vultures, progetto coordinato dall'Università di Sassari con diversi partner istituzionali e scientifici. L'obiettivo è rafforzare la popolazione e permettere al grifone di tornare a occupare anche aree dell'isola da cui era scomparso. E tra le minacce affrontate dal progetto ci sono proprio gli impatti con le infrastrutture energetiche

Eolico e uccelli, un problema difficile da risolvere

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Negli ultimi anni si stanno testando numerosi sistemi di rilevamento e dissuasione per ridurre la mortalità degli uccelli a causa delle turbine

La ricerca sta cercando da tempo di capire come rendere gli impianti eolici meno pericolosi, senza rinunciare alla produzione di energia sostenibile. Una delle soluzioni più promettenti consiste nei cosiddetti sistemi di rilevamento automatico. Radar e telecamere possono individuare gli uccelli mentre si avvicinano alle turbine e, quando viene riconosciuta una situazione di rischio, inviare un comando per rallentare o fermare temporaneamente le pale, anche se questi sistemi sono ancora in fase di sperimentazione.

Le tecnologie più recenti stanno cercando di rendere questi sistemi sempre più precisi, combinando radar, telecamere, trasmettitori GPS e algoritmi capaci di riconoscere gli uccelli e prevederne la traiettoria. Un'altra strada è rendere le pale più facilmente riconoscibili. Uno studio condotto in un parco eolico spagnolo ha rilevato una riduzione del 74% delle collisioni con gli uccelli nelle turbine in cui una delle tre pale era stata dipinta di nero, anche se l'efficacia è risultata variabile tra i diversi gruppi di uccelli e meno marcata nei rapaci.

Recentemente, è stata anche testata una combinazione di colori aposematici giallo, nero e rosso che ricordano quelli di un serpente corallo velenoso. La tecnologia, però, non può essere l'unica risposta. Il modo più efficace per evitare una collisione è non costruire un impianto proprio dove il rischio è elevato.

Il problema comincia prima di costruire gli impianti

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La sfida è riuscire a trovare il modo per far coesistere l'energia eolica e la conservazione della biodiversità

Per questo gli studi preliminari e le valutazioni di impatto ambientale dovrebbero individuare prima le aree maggiormente utilizzate dagli uccelli per alimentarsi, riprodursi e spostarsi, comprese quelle in cui i grandi rapaci sfruttano abitualmente le correnti ascensionali. L'eolico è una componente fondamentale della transizione dai combustibili fossili alle fonti rinnovabili, ma questo non significa che ogni impianto sia automaticamente compatibile con la biodiversità, anche perché le turbine impattano anche sui pipistrelli, gli insetti e altri animali.

Anche un fonte di energia pulita può allo stesso tempo creare molti problemi agli ecosistemi e alla biodiversità se viene progettata nel posto sbagliato o senza misure sufficienti per ridurne gli impatti. Il grifone trovato morto sul Monte Grighine racconta proprio questa contraddizione. Da una parte ci sono anni di lavoro e risorse investite per riportare una specie in Sardegna. Dall'altra, infrastrutture necessarie alla transizione energetica possono introdurre nuove minacce per gli stessi animali che si stanno cercando di proteggere.

La sfida, naturalmente, non è scegliere tra energia rinnovabile e conservazione della natura, ma trovare il modo di produrre energia pulita senza chiedere alla biodiversità di pagare il prezzo della nostra transizione.

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