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28 Settembre 2026
12:25

Perchè alcune specie possono essere immortali: lo studio svela i meccanismi della lunga vita di alcuni animali

Uno studio su 101 specie longeve ha analizzato alcune funzionalità che garantiscono loro una straordinaria durata della vita: rigenerazione, protezione del DNA, resistenza allo stress e difese naturali contro il cancro.

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Turritopsis dohrnii

La planaria d'acqua dolce Schmidtea mediterranea e la medusa Turritopsis dohrnii sono considerate potenzialmente immortali. Specie come la Lamellibrachia luymesi, un verme tubicolo marino gigante che vive nelle sorgenti fredde, arriva anche a vivere per 250 anni. Ma quest'ultimo è l'animale meno longevo tra quelli considerati in uno studio che ha analizzato 101 specie multicellulari con una durata massima di vita di appunto almeno 250 anni, tra cui 90 piante e 11 animali. Tra gli animali, in particolare, è noto che alcuni possono persistere per migliaia o addirittura decine di migliaia di anni, tanto appunto da essere definiti come "immortali".

Ciò che non si sa e che si continua a studiare è il perché questi organismi riescono ad avere un'esistenza così lunga da essere inconcepibile per noi umani. Adesso due ricercatori greci, Stefania E. Kapsetaki e Nektarios Tavernarakis, hanno condotto una ricerca in cui hanno identificato degli elementi comuni che in parte spiegano questo "super potere" che fa vivere per secoli e secoli.

Gli esperti hanno analizzato le componenti "genetiche, trascrizionali, proteomiche, metabolomiche, legate alla rigenerazione, allo stress e al cancro, della variabilità intraspecifica e interspecifica della durata della vita in queste specie" e hanno identificato diverse somiglianze: entrambi i tipi di variabilità includono meccanismi legati al mantenimento del DNA, alla staminalità e alla gestione dello stress.

Ciò che è emerso dalla revisione è che ci sono due dimensioni della longevità: la variabilità all'interno delle specie che vivono a lungo e la variabilità rispetto a quelle con una vita più breve. Gli organismi estremamente longevi sono spesso caratterizzati da una migliore conservazione del DNA, resistenza allo stress cellulare e ambientale, capacità rigenerativa, preservazione delle popolazioni di cellule staminali e meccanismi che possono sopprimere lo sviluppo del cancro. Studi di genomica comparativa hanno inoltre identificato percorsi associati alla longevità coinvolti nell'apoptosi, nell'omeostasi proteica, nella resistenza allo stress ossidativo e nelle risposte ai danni ambientali.

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Turritopsis dohrnii

Nello studio vengono chiariti vari aspetti che sono utili da estrapolare per comprendere cosa sono in grado di "fare" questi organismi per tutelare la propria esistenza. La rigenerazione, tra le varie capacità che alcuni di questi simboli viventi di eternità hanno, sembra essere una delle più importanti.  Ad esempio il polipo d'acqua dolce Hydra magnipapillata, che è stato stimato che possa vivere in un ambiente controllato e privo di pericoli fino a 3000 anni, è in grado di sostituire regolarmente le proprie cellule. Turritopsis dohrnii, la medusa immortale che abbiamo citato a inizio articolo, può addirittura regredire a uno stadio di sviluppo precedente. E anche le piante longeve come il Pinus sylvestris e il Ginkgo biloba sembrano preservare meglio la pluripotenza cellulare durante l'invecchiamento rispetto alle piante a vita più breve.

Un dato che sicuramente cattura la nostra attenzione è poi quello della resistenza al cancro. Nonostante la lunga durata della vita e l'esteso rinnovamento cellulare, i tumori in alcune di queste specie sono estremamante rari. Le planarie, ad esempio, combinano una notevole capacità rigenerativa con meccanismi di riparazione del DNA e regolatori conservati della divisione cellulare.

Gli autori sottolineano inoltre che la longevità non può essere separata dall'ambiente. Temperatura, pressioni ecologiche e altre condizioni legate al contesto nel quale sono calati questi organismi possono interagire con i percorsi molecolari su scale temporali evolutive. Queste relazioni differiscono sostanzialmente tra le specie, rendendo difficile generalizzare una particolare condizione ambientale come fattore che promuove la longevità.

Quanto emerso dalla revisione ci mostra, in sintesi, che vivere a lungo non dipende da un singolo “gene della longevità” o da un unico meccanismo. Le specie studiate fino ad ora ci hanno fatto comprendere che sono diverse le funzionalità che lavorano insieme. Dalla protezione del DNA con la capacità delle cellule di rinnovarsi, passando per la resistenza allo stress e fino al saper come tenere a bada la comparsa di tumori. Continuare a studiare questi esseri viventi continuerà ad aiutare la nostra specie per comprendere il nostro meccanismo d'invecchiamento e un giorno, forse, per riuscire ad individuare strategie per una vita più lunga e soprattutto in buona salute.

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