
In questi giorni milioni di falene stanno entrando nelle case e ricoprendo finestre, automobili e balconi nel sud-est dell'Australia. È una vera e propria invasione che può comprensibilmente non piacere a tutti, ma per i naturalisti e per molti australiani è soprattutto una buona notizia. Le protagoniste sono infatti le falene bogong (Agrotis infusa), una specie migratrice che negli ultimi anni aveva subito un drammatico crollo della popolazione a causa di siccità, pesticidi e perdita di habitat arrivando a sfiorare l'estinzione.
Nelle ultime settimane le segnalazioni sono aumentate rapidamente soprattutto nel Nuovo Galles del Sud e in pochi giorni sui social sono comparsi decine di video e foto abbastanza suggestivi e che raccontano piuttosto bene l'invasione in atto: le falene sono molto gregarie e tendono ad ammassarsi le une vicine alle altre formando grandi aggregazioni su pareti, finestre e davanzali.
La migrazione della falena bogong nei video dall'Australia
L'arrivo massiccio di questi insetti in città è legato alla loro straordinaria migrazione primaverile. Le falene bogong partono dalle aree interne dell'Australia e possono percorrere fino a 1.000 chilometri per raggiungere le Alpi australiane, la più grande a alta catena montuosa dell'Australia. Qui trascorrono i mesi più caldi dell'anno ammassandosi in grotte fresche, in uno stato di riposo chiamato paragonabile per certi versi al letargo chiamato estivazione. In autunno ripartono poi nella direzione opposta, verso le aree dove si riproducono.
Il viaggio è particolarmente sorprendente anche per il modo in cui questi animali riescono a orientarsi. Uno studio pubblicato nel 2025 su Nature ha dimostrato che le falene bogong utilizzano il cielo stellato come una vera e propria bussola. Sono in grado di riconoscere la disposizione delle stelle e usarla per mantenere la direzione durante la migrazione, integrando questa informazione con quella del campo magnetico terrestre. Sono, per quanto ne sappiamo oggi, i primi invertebrati osservati mentre utilizzano le stelle per orientarsi in una precisa direzione geografica durante un viaggio così lungo.

Questa migrazione è anche fondamentale per la salute degli ecosistemi e della biodiversità. Le falene trasportano nutrienti dalle aree di riproduzione verso le montagne e rappresentano una fonte di cibo fondamentale per molti altri animali, tra cui il piccolo opossum pigmeo delle montagne (Burramys parvus), una specie a sua volta gravemente minacciata di estinzione. Nel complesso, si stima che gli sciami in migrazione possono arrivare oggi anche fino a circa 4 miliardi di individui.
La rinascita di un insetto a un passo dall'estinzione

Fino a pochi anni fa, però, questo incredibile spettacolo della natura sembrava destinato a scomparire per sempre. Tra il 2017 e il 2019 la popolazione è infatti crollata del 99,5%, dopo decenni di declino costante legato soprattutto a siccità e condizioni climatiche sempre più sfavorevoli. Nel 2021, la specie è stata quindi classificata come "In pericolo (EN)" all'interno della Lista Rossa IUCN della specie minacciate.
Il numero di falene che sta comparendo quest'anno lascia quindi ben sperare. Gli esperti hanno ipotizzato che le precipitazioni, le condizioni invernali e i venti favorevoli possano aver contribuito all'aumento delle osservazioni. Ma è ancora troppo presto per parlare di una vera ripresa definitiva della specie: le popolazioni delle falene bogong possono infatti oscillare molto da un anno all'altro e i cambiamenti climatici continuano a rappresentare una minaccia più che concreta.
Anche per questo, naturalisti e biologi invitano le persone a non uccidere gli insetti e a evitare, quando possibile, gli insetticidi e le luci esterne non necessarie, che possono disorientare le falene durante il loro viaggio. E da questo punto di vista molte persone stanno facendo la loro parte, contribuendo anche a monitorare la migrazione e a raccogliere dati utili per la scienza. In pochi giorni centinaia di persone hanno caricato foto e osservazioni sulle piattaforma di citizen science iNaturalist, dove esiste un progetto dedicato a questa specie chiamato Bogong Watch.
Tutti questi dati aiuteranno i ricercatori a capire dove stanno passando le falene e quanto è grande questa inattesa e incoraggiante rinascita.