
Una femmina di elefante africano avanza nella savana trasportando con la proboscide il corpo senza vita di un piccolo. È un'immagine difficile da dimenticare, che racconta uno degli aspetti più complessi e ancora poco conosciuti della vita emotiva degli altri animali: il rapporto con la morte. A scattarla è stato il fotografo italiano Federico Veronesi, vincitore assoluto del Wildlife Photographer of the Year 2026, uno dei più importanti concorsi internazionali dedicati alla fotografia naturalistica.
La fotografia, intitolata The Aftermath, ovvero "Le conseguenze", è stata realizzata nella valle del fiume Huab, in Namibia, ed è stata scelta tra ben 65.403 immagini provenienti da 121 paesi e territori. Lo scatto vincitore è stato annunciato il 13 ottobre al Natural History Museum di Londra, che organizza il prestigioso concorso giunto ormai alla sua 62ª edizione.
La storia dietro la foto vincitrice

Federico Veronesi, fotografo naturalista italiano trasferitosi in Kenya nel 2002, stava seguendo le tracce di un gruppo di elefanti quando ha notato qualcosa di insolito sulla sabbia del letto di un fiume ormai asciutto. Accanto alle impronte dei pachidermi, c'erano infatti strani segni di trascinamento, che inizialmente non riusciva a spiegarsi. Seguendo le tracce, il fotografo ha raggiunto il branco e ha scoperto cosa stava accadendo.
Una femmina di elefante stava trasportando il corpo di un piccolo ormai morto, tenendolo sollevato con la proboscide e una zanna. È stato in quel momento che Veronesi ha realizzato lo scatto destinato a vincere il concorso. Il fotografo ha raccontato che inizialmente ha persino esitato a fotografare la scena, perché gli sembrava di assistere a un momento estremamente intimo. Ha poi deciso di documentarlo, consapevole di trovarsi davanti a un comportamento raro e particolarmente significativo.
La femmina ha continuato a trasportare il piccolo anche lungo un pendio roccioso, appoggiandolo a terra soltanto per mangiarle e riprendendolo poco dopo. Veronesi ha inoltre scoperto, grazie ai ricercatori che studiano gli elefanti della zona, che quella femmina aveva già perso un proprio cucciolo alcuni anni prima e che successivamente era stata vista mentre trasportava altri elefantini morti. Non è quindi certo che il cucciolo che stava portando con sé fosse suo.
Gli elefanti e il loro rapporto con la morte

La fotografia di Veronesi non è soltanto uno scatto particolarmente emozionante. È anche una testimonianza di un comportamento che gli etologi studiano ormai da anni e che suggerisce quanto sia complessa la vita sociale ed emotiva degli elefanti. Sia negli elefanti africani sia in quelli asiatici sono state infatti documentate diverse reazioni particolari e molto forti di fronte alla morte di altri individui. Alcuni rimangono a lungo accanto ai corpi, li toccano ripetutamente con la proboscide, li annusano oppure manipolano ossa e resti.
Le femmine sono state viste più volte trascinare i corpi senza vita dei cuccioli, talvolta per mesi, mentre negli elefanti asiatici alcuni ricercatori hanno descritto comportamenti paragonabili a veri e propri riti funebri. I piccoli vengono seppelliti con le zampe rivolte verso l'alto, mentre il resto del branco si raduna attorno ai luoghi di sepoltura e li "piange" emettendo forti barriti.
Non sappiamo ancora con certezza cosa provino gli elefanti in queste circostanze, né fino a che punto comprendano il concetto di morte. Alcuni ricercatori interpretano queste reazioni come possibili manifestazioni di lutto, mentre altri sottolineano la necessità di distinguere ciò che possiamo osservare dalle emozioni che attribuiamo agli animali. È però evidente che la morte di un altro elefante può suscitare comportamenti complessi e prolungati, difficili da spiegare come semplici risposte innante.
E proprio questo rende la fotografia di Veronesi così intensa e interessante anche dal punto di vista scientifico. Kathy Moran, presidente della giuria del Wildlife Photographer of the Year, ha infatti sottolineato proprio come lo scatto riesca a colpire contemporaneamente sia sul piano emotivo che su quello documentativo, mostrando in un'unica immagine la complessità delle capacità cognitive di questi animali.
Gli altri vincitori del Wildlife Photographer of the Year 2026

Oltre al premio assoluto, Federico Veronesi ha conquistato anche il primo posto nella categoria dedicata al comportamento dei mammiferi. La sua fotografia è stata premiata per la capacità di documentare un momento raro, ma anche per la forza narrativa di un'immagine essenziale, realizzata in bianco e nero.
Il titolo di Young Wildlife Photographer of the Year 2026 è stato invece assegnato al giovane britannico Oscar Whitfield, residente in Zimbabwe, per Labour of Love, una fotografia che ritrae uno scarabeo stercorario impegnato a spingere una pallina di sterco e che ha scattato quando aveva appena 14 anni. Anche questa immagine è in bianco e nero: è la prima volta nella storia del concorso che entrambi i vincitori assoluti, nella categoria adulti e in quella dedicata ai giovani, vengono premiati per fotografie monocromatiche.

Tra le altre immagini vincitrici e quelle arrivate in finale, ci sono tantissimi altri scatti bellissimi e che raccontano in modo unico la vita, il comportamento, ma anche le difficoltà che affrontano gli animali la natura sul nostro pianeta. Dagli insetti, alle piante, passando per funghi, paesaggi, sfruttamento animale e bracconaggio, tutte le possono essere viste sfogliando la gallery sul sito ufficiale del concorso.
Le immagini vincitrici di tutte e altre categoria saranno esposte al Natural History Museum di Londra dal 16 ottobre 2026 all'11 luglio 2027. Per Veronesi, che da oltre vent'anni vive e fotografa gli animali africani, il riconoscimento premia un'immagine che va oltre la bellezza o la spettacolarità della natura. Uno scatto che invita a osservare gli elefanti non soltanto come rappresentanti di una specie da proteggere, ma anche come individui, con relazioni sociali, esperienze e comportamenti che stiamo ancora cercando di comprendere.