
Già approvata in Senato, la proposta di legge n. 2984 sulla caccia sta per arrivare al vaglio della Camera dei Deputati. L'appuntamento a Montecitorio è per il 27 novembre. In questa data, se i deputati approveranno il testo esattamente così come già licenziato dai loro colleghi di Palazzo Marino, l'iter parlamentare sarà terminato e la nuova regolamentazione manderà definitivamente in pensione l'attuale legge n. 157 dell'11 febbraio 1992.
L'iter della proposta di legge
Definita dal mondo dell'associazionismo ambientale e animalista come "legge sparatutto" ma anche bocciata dall'Unione europea, la riforma sostenuta in primis da Francesco Lollobrigida, ministro dell'Agricoltura e della Sovranità alimentare, è diventato un argomento che tocca profondamente l'opinione pubblica rispetto alla tutela degli animali e anche della pubblica incolumità.
"L’Italia vive settimane di forti tensioni economiche e sociali. Il costo della vita continua a pesare moltissimo su famiglie e imprese, gli agricoltori sono in piazza per chiedere risposte ai loro problemi reali e il contesto internazionale impone scelte urgenti – scrivono le associazioni in un comunicato congiunto – Eppure, la maggioranza di governo sceglie di dedicare tempo e risorse parlamentari ad una legge che indebolisce la protezione degli animali selvatici, scritta sotto dettatura delle frange più oltranziste del mondo venatorio. Una legge che non risolve alcuno dei problemi degli agricoltori e del Paese".
Un altro degli elementi critici rilevati recentemente, poi, da chi è contrario alla riforma e che serve per sottolineare la presenza forte di interessi legati al mondo venatorio è che "il provvedimento è stato affidato a una Commissione il cui presidente, l’on. Francesco Bruzzone, ne è anche relatore ed è da sempre tra i più noti sostenitori degli interessi dei cacciatori in Parlamento, mentre la Vicepresidente, l'on Maria Cristina Caretta, è lei stessa cacciatrice. Due circostanze che renderebbero necessaria la massima trasparenza e la piena apertura al confronto scientifico, non una corsa verso il voto".
Le associazioni rilevano anche che la scelta di giungere nell'aula della Camera così presto rispetto all'iter che altre leggi invece affrontano "appare ancora più grave perché arriva quando l’esame in Commissione è tutt’altro che concluso: numerosi emendamenti devono ancora essere discussi e votati. Decidere di portare il testo in Aula in queste condizioni significa solo voler ridurre il confronto parlamentare a una formalità".
Su Kodami abbiamo più volte scritto del percorso di gestazione di questa nuova normativa, mettendo in evidenza sondaggi che indicano che il 67% degli italiani chiede di fermare la riforma (Ipsos Doxa/Fondazione Capellino) e riportando anche i pareri di esperti ad esempio del Centro Italiano Studi Ornitologici e degli studiosi di mammiferi dell’ATIt che hanno chiarito quanto il testo, così come è stato concepito, vada a indebolire le tutele per gli animali, ignorare il parere della scienza ed esporre anche il nostro Paese a rischio di sanzioni UE.
I punti più controversi della riforma
I punti più controversi e osteggiati da chi non vuole che questa riforma diventi legge sono diversi. Li abbiamo ampiamente affrontati in diversi articoli ma in chiusura riteniamo fondamentale ricordarli ancora una volta:
- Estensione dei periodi venatori, nuove specie ritenute cacciabili e meno restrizioni territoriali.
- Ammesso l'utilizzo dei richiami vivi e dei dispositivi per la visione notturna.
- Meno valore dei pareri tecnici dell'ISPRA, l'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale.
- I cacciatori considerati come "bioregolatori".
- Violazione della normativa europea.
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