
Gli incendi che nelle ultime settimane stanno colpendo diverse aree del Sud Italia hanno minacciato anche uno dei siti ornitologici più preziosi del nostro Paese. In Calabria, le fiamme sono infatti arrivate a pochi metri dagli unici due nidi di rondone cafro attualmente conosciuti in Italia, mettendo a rischio la riproduzione della specie nidificante più rara della penisola, seconda solo al nibbio bianco (Elanus caeruleus), di cui oggi è noto un solo nido.
L'intervento dei Vigili del Fuoco, nella notte tra il 21 e 22 luglio, ha fortunatamente impedito che il rogo raggiungesse le grotte dove i rondoni stavano allevando i loro piccoli. Un salvataggio arrivato appena in tempo: il fumo e il calore avrebbero potuto essere fatali per i pulli nascosti all'interno dei nidi.
A seguire da vicino questa eccezionale e unica nidificazione italiana c'è l'ornitologo Mario Pucci, inanellatore dell'ISPRA e della Stazione Ornitologica Calabrese (StOrCal), che nel 2020 ha documentato per la prima volta la nidificazione della specie in Italia e che da allora ne coordina le attività di studio e monitoraggio. Un progetto di ricerca che oltre all'inanellamento – ovvero la marcatura individuale con anelli – prevede anche l'utilizzo di endoscopi e piccolissimi dispositivi GPS.
L'ornitologo Mario Pucci: "Pensavamo di aver perso tutto"

"Quando è scoppiato l'incendio abbiamo vissuto momenti di grande preoccupazione", racconta Pucci a Fanpage.it. "Le fiamme hanno interessato la macchia mediterranea che circonda le grotte. Il nostro timore era che il calore e soprattutto il fumo potessero raggiungere i nidi e soffocare i pulli. Per fortuna il tempestivo intervento dei Vigili del Fuoco ha fermato il fronte del fuoco prima che arrivasse alle cavità e alla fine i piccoli sono sopravvissuti senza conseguenze".
Per una colonia così piccola e con appena due nidi attivi quest'anno, anche la perdita di un solo pullo avrebbe rappresentato un danno enorme per il futuro della specie in Italia. Proprio per questo il monitoraggio e la protezione di questo sito sono diventati per Pucci un lavoro costante, oltre che fondamentale.

Il rondone cafro (Apus caffer), del resto, è una specie ancora in gran parte sconosciuta in Europa. Come suggerisce il nome comune italiano, infatti, nidifica prevalentemente in Africa sub-sahariana, ma negli ultimi anni sta gradualmente espandendo sempre più il suo areale verso Nord. Da qualche decennio, infatti, nidifica anche in Marocco e in Spagna, mentre in Corsica la prima nidificazione è arrivata solo nel 2022.
La scoperta che ha cambiato l'ornitologia italiana

La storia del rondone cafro in Italia, invece, è cominciata quasi per caso il 3 luglio 2020. È in quel giorno che, durante il controllo di una colonia di rondini rossicce (Cecropis daurica) – specie come vedremo fondamentale per il cafro – in provincia di Crotone, l'ornitologo Mario Pucci e Giuseppe Candelise scoprono a sorpresa il primo storico nido italiano.
"Da anni monitoravamo queste rondini che nidificano all'interno di antiche grotte artificiali utilizzate in passato come ricovero per il bestiame", ricorda Pucci. "Entrando in una cavità un rondone mi è passato a pochi centimetri dal viso. All'inizio pensavo fosse un rondone pallido, ma osservando meglio gli individui in volo e analizzando le fotografie ho notato due particolari inequivocabili: il groppone e la banda bianca sulla coda. A quel punto è arrivata la conferma. L'emozione è stata indescrivibile, era una coppia di rondoni cafri e avevamo appena documentato la prima nidificazione della specie in Italia".

Il rondone cafro è molto simile per forma e comportamento alle altre specie di rondoni presenti in Italia, ovvero il comune, il pallido e il maggiore. Sono uccelli straordinariamente adattati alla vita in volo, con zampe cortissime e che praticamente non si posano mai, se non per nidificare. Si accoppiano in volo, mangiano in volo e possono anche dormire in volo, trascorrendo in alcuni casi fino a 19 mesi di fila in aria senza mai fermarsi.
Un rondone che "ruba" i nidi costruiti dalle rondini rossicce

Uno degli aspetti più sorprendenti di questa specie, e che la differenzia da tutti gli altri rondoni che vivono in Europa, riguarda il modo unico in cui si riproduce. "Il rondone cafro, nella maggior parte dei casi, non costruisce un proprio nido", spiega Pucci. "Occupa quelli realizzati dalle rondini rossicce. Quando decide di impossessarsene può restare all'interno anche per due o tre giorni consecutivi, finché i legittimi proprietari non lo abbandonano definitivamente. Se nel nido sono presenti uova o piccoli della rondine, vengono espulsi per fare spazio alla nuova covata".
Si tratta di un comportamento già noto agli ornitologi, ma per ovvi motivi mai osservarlo direttamente in Italia. Ma ora, grazie al monitoraggio costante da parte di Pucci, oggi sono state raccolte tantissime nuove informazioni sulla biologia di questa specie, tra cui la presenza di un "cuscinetto" protettivo all'ingresso dei nidi che aiuta a "svelare" la presenza dei rondoni all'interno.

"I nidi della rondine rossiccia sono fatti di argilla e hanno un ingresso molto ruvido", racconta ancora Pucci. "Il rondone entra a una velocità elevatissima e rischierebbe di ferirsi. Per questo modifica l'imboccatura del nido applicando con la saliva piume e materiale vegetale trasportato dal vento, creando una specie di cuscinetto morbido. Per noi quel rivestimento è diventato la firma che ci permette di riconoscere subito un nido occupato dal rondone cafro".
Tra endoscopi e dispositivi GPS, come si studiano i pulli senza disturbarli

Oltre alle attività di cattura e inanellamento degli uccelli, tra le tecniche più utilizzate per seguire spostamenti e migrazione degli uccelli, per monitorare i nidi e studiare la crescita dei pulli i ricercatori utilizzano anche un endoscopio, una sottile telecamera collegata allo smartphone che permette di osservare l'interno del nido senza disturbare gli uccelli.
"Con questo strumento possiamo controllare il numero delle uova, seguire la schiusa e conoscere con precisione l'età dei pulli", spiega Pucci. "La tecnica si è dimostrata completamente non invasiva. Gli adulti si abituano rapidamente alla presenza della sonda e continuano a covare senza abbandonare il nido. I nostri dati indicano che la specie effettua due nidificazioni all'anno, arrivando sul sito a maggio e ripartendo a metà o fine ottobre".

Negli ultimi anni il monitoraggio si è inoltre arricchito anche grazie all'impiego di piccoli dispositivi GPS applicati ad alcuni individui grazie alla collaborazione con Lorenzo Serra, responsabile nazionale del Centro Inanellamento dell'ISPRA. I primi dati raccolti da un adulto e due giovani sono già interessanti e hanno mostrato come questi rondoni possono spostarsi anche per decine di chilometri alla ricerca di insetti, arrivando dalla provincia di Crotone fino a Taranto.
Il rondone cafro in Italia, una popolazione ancora piccolissima

Dal 2020 a oggi il numero delle coppie nidificanti ha sempre oscillato tra le due e le tre. Alcuni nuovi siti sono stati occupati negli anni successivi, ma la popolazione resta nel complesso estremamente ridotta. Quest'anno, per esempio, all'interno della "storica" grotta in Calabria ci sono solo due nidi attivi. Una coppia alleva tre pulli già inanellati, mentre la seconda sta crescendo altri due piccoli che saranno marcati con anelli identificativi nelle prossime settimane.
Per proteggerli non basta però difendere i nidi dagli incendi. In uno dei siti i ricercatori hanno installato, con il consenso del proprietario del terreno, anche alcune barriere per limitare il passaggio degli animali al pascolo, rivestendo persino i cavi con materiale protettivo morbido per evitare che gli uccelli potessero ferirsi durante i loro velocissimi voli a pochi centimetri dal suolo.

"Questa popolazione rappresenta un patrimonio naturalistico e scientifico unico", conclude Pucci. "Ogni stagione riproduttiva ci permette di scoprire qualcosa di nuovo sul rondone cafro e dimostra quanto sia importante proteggere questi habitat. Basta un incendio o un disturbo improvviso per compromettere anni di osservazioni e di lavoro sul campo".