
Mentre le realtà private in Italia, ma anche in altre nazioni occidentali, stentano ad aprire le porte ai dipendenti insieme ai loro animali domestici, sempre più Comuni del Belpaese lo stanno facendo. E' ora è il turno di Palazzo Barbieri, a Verona, dove i cani dei lavoratori potranno rimanere con loro durante l'orario di lavoro.
Il Comune ha infatti deciso che a partire dal 1 novembre 2026 si applicherà la cosiddetta "pet policy" ai collaboratori e ai dipendenti che potranno così portare il cane in ufficio. Il provvedimento, approvato dalla giunta comunale, ha esteso la sperimentazione avviata nel 2023 nei Musei Civici e nel Museo di Storia Naturale che, secondo quanto comunicato dallo stesso ente, "ha incontrato un alto gradimento sia tra il personale che tra l'utenza".
Giuseppe Rea, consigliere delegato per la Tutela e il Benessere degli animali, ha sottolineato in particolare che: “La vicinanza del proprio cane anche nei luoghi di lavoro produce benessere non solo nell'animale che non dovrà più rimanere a casa da solo, magari per l intera giornata, ma anche e sopratutto per le persone che potranno beneficiare del grande aiuto anche psicologico della sua presenza sul luogo di lavoro e potranno trarre giovamento anche nel rapporto con i propri colleghi migliorando i rapporti umani”.
Il provvedimento chiaramente delinea il perimetro entro il quale dovrà attenersi la persona di riferimento nel portare il cane con sé nel luogo di lavoro. L'accesso, ad esempio, è consentito solo negli ambienti in cui "non si svolgono prestazioni d'ufficio con contatto diretto e costante con il pubblico, negli uffici occupati da una sola persona e in quelli condivisi, in quest'ultimo caso previo consenso formale di tutti i colleghi". Sono escluse le aule didattiche, le sale conferenze e riunioni, i laboratori, le aree caffè e i bagni.
Ma se si guarda a queste iniziative anche con un occhio di riguardo nei confronti degli animali, indicazioni o prescrizioni relative alla tutela del loro stato psicologico non ce ne sono. Ad esempio, è indicato che "possono partecipare i cani che abbiano compiuto tre mesi di età, siano iscritti all'Anagrafe degli animali d'affezione, dotati di microchip e libretto sanitario, in regola con le vaccinazioni e i trattamenti antiparassitari e coperti da polizza assicurativa anche per i danni a terzi". Ancora, si indicano gli strumenti che dovranno essere sempre utilizzati, come "il guinzaglio non potrà superare i 150 centimetri". Ma per quanto riguarda il lato comportamentale, si tiene in considerazione solo la taglia dell'animale: "I cani di taglia superiore ai 25 chilogrammi saranno ammessi previa valutazione comportamentale a spese del proprietario". E sempre con occhio antropocentrico, si sottolinea che "il proprietario resta responsabile del comportamento, dell'igiene e del benessere dell'animale per tutta la sua permanenza nelle sedi comunali, e dovrà garantire che non arrechi disturbo a colleghi e visitatori né danni a cose o persone".
Le regole suddette insomma tengono conto principalmente della tutela nei confronti di chi, per varie ragioni, potrebbe non gradire la presenza degli animali e del desiderio delle persone di riferimento, come si evince anche dalle parole del consigliere Rea, di non voler stare lontano dal proprio compagno a quattro zampe.
Ogni volta che ci troviamo di fronte a queste "aperture" nei confronti dei cani, però, manca una parte fondamentale che riguarda le necessità dell'animale in quanto tale. Il pensiero ad esempio va anch al battage fatto da Ignazio La Russa con l'apertura del Senato agli animali e a quando la senatrice Biancofiore si preoccupò di essere la prima a entrare a Palazzo Madama con il suo Carlino. La narrazione di questi episodi diviene sempre molto concentrata su noi umani e poco si considera poi quanto ogni singolo cane dovrebbe essere valutato come tale, e basterebbe porsi una semplice domanda: ma siamo certi che non stia meglio a casa piuttosto che in un luogo in cui potrebbe non sentirsi a suo agio?
Proviamo a spiegarci meglio. E' senz'altro un vantaggio portare il cane con sé durante la giornata di lavoro per non lasciarlo da solo per molte ore, ma il principio da cui si dovrebbe partire è la singola relazione e il carattere precipuo del singolo animale. Non è la quantità di ore che si passa insieme che fa la differenza, ma la qualità del tempo speso insieme. Una volta poi assodato che quel cane si trova bene a passare tutta la giornata in un ufficio, ci si dovrebbe porre anche la questione della compatibilità con gli altri suoi simili: quando ci sono più animali insieme, non necessariamente andranno d'accordo. E questi sono solo due degli aspetti più importanti su cui bisognerebbe ragionare quando si fanno regolamenti come quello del Comune di Verona in cui, chiaramente, manca proprio un'attenzione alle necessità dell'altra parte fondante della relazione: il cane, appunto.
Per ovviare a queste problematiche, però, non ci vorrebbe molto. Il Comune, ad esempio, potrebbe chiedere la valutazione comportamentale a spese della persona di riferimento non solo per quelli di taglia grande, ma per tutti e a favore del benessere di questi ultimi anche e non solo per questioni di incolumità pubblica. Anche per questo, facciamo un esempio chiaro: la verità è che un Chihuahua che abbaia e ringhia ci fa meno paura di un Pitbull che mette in atto lo stesso comportamento, ma in realtà entrambi potrebbero in questo modo esprimere uno stato di disagio che può portare poi a comportamenti aggressivi. Se lo vediamo sotto la lente del nostro modo di relazionarci ai cani, ecco che se lo fa il piccolo quadrupede noi lo liquidiamo come al massimo un cane "nervoso" che non ci fa paura. Se però lo mette in atto il Terrier di tipo Bull, allora ecco che diventa un problema serio. La verità rimane solo una, però: che sia l'uno o l'altro, dalla loro prospettiva entrambi si troverebbero in una situazione in cui si sentono obbligati a stare, al di là della nostra esigenza di tenerli accanto a noi.
Bene dunque che si dia la possibilità a chi ha un cane che non si fa problemi di seguirci ovunque andiamo (e c'è da chiedersi quanti ce ne siano davvero così, ovvero quanto li capiamo fino in fondo in realtà). Ma un vero avanzamento culturale dal punto di vista del rispetto del "miglior amico dell'uomo" sarebbe ripensare alla relazione non dimenticandosi che è composta da due soggetti che hanno esigenze diverse e che non necessariamente collimano in quel "sempre insieme".