
Non esiste una legge che regolamenta in modo univoco il rapporto tra cane e persone in Italia. Sono 16 anni, infatti, che si va avanti con la proroga di un'ordinanza, "contingibile ed urgente", che ha visto la luce il 6 agosto 2013 e che è stata prorogata il 16 luglio scorso dall'attuale sottosegretario al Ministero della Salute Marcello Gemmato.
A fronte di una posizione scomoda da parte del Governo attuale nel dover affrontare la proposta di legge presentata dalla Regione Lombardia, la cosiddetta PLP 4 (ora Disegno di Legge 1572 fermo in decima Commissione al Senato) che è stato particolarmente osteggiato da esperti dell'etologia canina nonché da allevatori etici, veterinari, associazioni e altre figure di rilievo del settore, la decisione è stata così di continuare sulla scia delle proroghe come si fa, appunto, da quasi vent'anni a questa parte.
La proposta lombarda del resto presenta diverse incongruenze come abbiamo scritto in vari articoli dedicati a questo delicato tema, tra cui l'evidente conflitto d'interessi nell'aver ipotizzato che chi compra un cane da un allevatore con affisso Enci non avrebbe l'obbligo di sottoporsi al cosiddetto patentino per vivere con un cane appartenente a una delle 26 tipologie indicate in quella che è stata definita una "save list" ma che, in fondo, ripropone ancora una volta la ghettizzazione di determinate tipologie che era stata eliminata su basi scientifiche da un'ulteriore ordinanza, la cosiddetta "ordinanza Martini" nel 2009.
Diligenza come nel rapporto con i minori: il commento della Fondazione Cave canem
“Quando ci è giunta l’istanza di dare un parere in merito al DDL 1572 abbiamo scelto immediatamente di andare oltre la superficie del dibattito anche nel rispetto dei professionisti che avevano speso tempo ed energie nel lavorare a quella proposta prima approvata dal Consiglio Regionale della Lombardia e poi approdata in Senato. È apparso evidente come, ancora una volta, mancasse un elemento cardine: il riconoscimento del peso della diligenza – commenta l’avvocata Federica Faiella, Presidente della Fondazione Cave Canem – Quella stessa diligenza che l’ordinamento riconosce e impone nel legame tra le figure genitoriali/tutori e i minori o i giovani adulti, è la medesima che dovrebbe quotidianamente muovere e guidare le figure umane di riferimento a cui i cani si affidano e di cui si fidano. Questo principio vale in ogni contesto: tanto all’interno del nucleo familiare quanto, a maggior ragione, nella realtà del canile. Per questo motivo, abbiamo sostenuto con fermezza che i percorsi di adozione e di gestione non potessero in alcun modo essere rimessi alla categorizzazione astratta, alla standardizzazione delle razze o ad automatismi di valutazione. La tutela dell’incolumità pubblica e il benessere animale non si garantiscono con etichette preventive, ma sostenendo i cittadini in questo quotidiano percorso di responsabilità e cura condivisa. E laddove il valore della diligenza non sia innato nelle persone che decidono di accogliere nella propria vita un cane, allora è necessario che l’ordinamento li richiami a un approccio di responsabilità prima che si verifichino tragedie. Conta ricordare come il legislatore abbia ormai consolidato la concezione dell’animale quale essere senziente meritevole di tutela in via diretta, tutela che può e deve essere attuata perseguendo chi ha peccato di incuria e superficialità".
Il lavoro svolto dalla Fondazione ha portato a un confronto diretto con gli esponenti politici della maggioranza, ma il risultato attuale è ancora una volta quello di rimandare qualsiasi regolamentazione chiara e finalizzata all'unico elemento fondamentale perché le aggressioni calino davvero e vi sia la tutela del benessere umano e canino: dei percorsi di adozione responsabile obbligatori da far compiere a chiunque voglia qualsiasi cane prima che l'animale entri a far parte della famiglia. Solo agendo a valle si può interrompere un circolo vizioso che ha radici nella mancanza di cultura e superficialità con cui ancora troppe persone affrontano la vita insieme a quello che rimane il "migliore amico dell'uomo" ma che non viene trattato realmente come tale.
Cosa dovrebbero fare le istituzioni per migliorare la legge
La fine della Legislatura che si avvicina sicuramente è utile da un certo punto di vista per fermare il percorso della proposta di legge lombarda che risulta la più articolata tra quelle presentate ma che è piena di contraddizioni sul tema della convivenza con il cane. L'ennesima proroga sembra così il male minore rispetto al licenziare un testo che risulta vetusto anche per il percorso di formazione che le persone di riferimento avrebbero dovuto affrontare con la riproposizione del test CAE-1 in cui si sottopone l'animale a stimoli cui non deve reagire, secondo un'idea di totale controllo che poco ha a che fare con i nuovi approcci della cinofilia basati sulla reale conoscenza dell'etologia canina. La stessa Fondazione, infatti, considera quanto accaduto "non un punto di arrivo, ma una solida base di partenza: il tavolo di confronto resta aperto e continueremo ad offrire il proprio contributo tecnico al Senato e alle istituzioni per la stesura dei prossimi passaggi legislativi".
Ciò che lascia ancora l'amaro in bocca è la consapevolezza che intanto continuerà questa vacatio legis e ciò si tradurrà in adozioni e acquisti inconsapevoli, in famiglie che rischiano episodi di aggressione dovuti alla mancanza di consapevolezza e cani che inesorabilmente andranno a finire nei canili per le cessioni di proprietà che ormai sono all'ordine del giorno in tutto lo Stivale. Il continuo non guardare a quella che è l'importanza della cura della relazione interspecifica tra cani e persone non fa altro che aggiungere storie infelici di uomini e animali che vengono poi "puniti" come unici colpevoli della nostra profonda ignoranza, intesa proprio nel senso etimologico del termine come "non conoscenza" dell'altro essere senziente con cui si decide di entrare in contatto.