
Il Canada non ha più cetacei in cattività. Gli ultimi sei beluga che erano rimasti a Marineland, il parco acquatico di Niagara Falls in Ontario ormai chiuso dal 2024, hanno lasciato la struttura per essere trasferiti negli Stati Uniti. Due saranno ospitati allo Shedd Aquarium di Chicago, mentre gli altri quattro vivranno al SeaWorld di San Antonio. Con questo trasferimento si chiude una vicenda iniziata ormai anni fa e che racconta anche una delle principali difficoltà legate alla fine della cattività dei cetacei: vietare la loro detenzione è importante e relativamente semplice, ma trovare un posto dove possano vivere dopo la chiusura delle strutture che li ospitano lo è molto meno.
In totale, Marineland ha trasferito 30 beluga (tra cui uno purtroppo morto in seguito al trasferimento) e quattro delfini attraverso sei diverse operazioni iniziate a luglio, dirette verso cinque strutture: lo Shedd Aquarium di Chicago, SeaWorld a San Diego e San Antonio, il Georgia Aquarium di Atlanta e l'Oceanogràfic di Valencia, in Spagna, che ha accolto tutti i tursiopi. Si tratta del più grande trasferimento di cetacei in cattività mai realizzato.
La fine di Marineland e di un modello non più sostenibile
La storia di Marineland è iniziata negli anni Sessanta. Il parco aprì nel 1963 e nel corso dei decenni è diventato una delle principali attrazioni turistiche dell'Ontario, con vasche che ospitavano beluga, delfini, leoni marini e orche. Per generazioni di visitatori i cetacei sono stati soprattutto animali da osservare attraverso il vetro di una vasca e, in alcuni casi, da vedere esibire durante spettacoli per il pubblico.
Nel frattempo, però, il modo in cui la società e l'opinione pubblica guardavano a questi animali in cattività stava cambiando profondamente, perlomeno in Occidente. Con passare del tempo sono aumentate notevolmente le conoscenze sulle loro esigenze, sul loro comportamento, sulle abitudini sociali e sulle loro capacità cognitive. I beluga (Delphinapterus leucas), per esempio, sono animali estremamente sociali che in natura possono percorrere lunghe distanze e che vivono in gruppi molto complessi. Una vasca, per quanto grande possa essere, non potrà mai riprodurre l'ambiente artico nel quale si sono evoluti né la varietà di comportamenti che possono esprimere in natura.

La svolta legislativa in Canada è arrivata nel 2019 con l'Ending the Captivity of Whales and Dolphins Act. La legge ha modificato il Codice penale e altre norme per vietare, salvo specifiche eccezioni legate alla ricerca e alla conservazione, la detenzione, la riproduzione e l'utilizzo di cetacei negli spettacoli. È stato inoltre vietato anche catturare nuovi animali in natura per tenerli in cattività.
Marineland, che negli anni è stata inoltre più volte coinvolta in inchieste e denunce sulle condizione in cui teneva gli animali e su diverse morti sospette, ha poi definitivamente chiuso. Si è così ritrovata con trenta beluga e quattro delfini tursiopi chiusi nelle vasche ormai abbandonate. Il parco voleva inizialmente vendere gli animali a una struttura in Cina, ma il governo canadese non ha autorizzato il trasferimento e Marineland aveva anche minacciato di sopprimere i cetacei a causa dei costi di mantenimento insostenibili.
Perché i cetacei non possono essere liberati in natura?

Le trattative per trovare una nuova sistemazione ai cetacei di Marineland sono andate avanti per mesi, anche perché gli animali non potevano essere liberati in natura. È uno degli aspetti più importanti da comprendere. Un beluga o un delfino nato e cresciuto in cattività non può essere restituito al mare come se nulla fosse accaduto. La vita di un cetaceo dipende strettamente da abitudini e comportamenti che gli animali imparano col tempo soprattutto grazie all'interazione costante con la propria madre e gli altri membri del gruppo.
Un animale che ha trascorso tutta la vita in una vasca non possiede le competenze necessarie per cacciare, orientarsi, relazionarsi con i propri simili e, più in generale, vivere autonomamente in natura. Per questo la soluzione più immediata era trasferire tutti i cetacei in altre strutture. Tuttavia, è qui che emergono tutte le complessità e le contraddizioni di questa vicenda.
Il governo canadese ha bloccato il trasferimento in Cina perché i cetacei avrebbero potuto essere nuovamente utilizzati per la riproduzione e gli spettacoli, in contrasto con lo spirito della legge del 2019. Tuttavia, è stato comunque costretto ad autorizzare il trasferimento in altri parchi e acquari negli USA e in Spagna, in un certo senso spostando semplicemente altrove il problema e condannando gli animali a trascorre comunque il resto della loro vita in cattività.
Il problema non scompare spostando i cetacei da un parco all'altro
Oggi il Canada può dire di non avere più orche, delfini o altri cetacei in cattività. È un risultato importante, soprattutto perché arriva insieme a una legge che impedisce di alimentare il sistema con nuove catture e nuove nascite, ma per i trenta beluga e quattro tursiopi è cambiato solo il Paese, non le condizioni in cui vivono. La vicenda dimostra quindi quanto sia davvero complicato smantellare un sistema costruito nell'arco di decenni.
Quando un delfinario o un parco acquatico chiude, infatti, non basta chiudere i cancelli. Bisogna continuare a occuparsi degli animali che rimangono, trovare strutture adeguate, garantire assistenza veterinaria e organizzare trasferimenti estremamente complessi e costosi. E soprattutto bisogna decidere dove mandarli.
Si tratta di un tema sempre più attuale. Con l'aumento della sensibilità verso il benessere animale, i visitatori in calo e con diversi paesi che stanno progressivamente vietando i cetacei in cattività, serve trovare una soluzione più strutturata che, al momento, non esiste. Gli animali non possono tornare in natura, non esistono ancora santuari o grandi spazi controllati in mare adeguati e in grado di ospitarli, e per il momento l'unica soluzione è spostare i cetacei in altri paesi.
Lo stesso problema riguarda anche le orche Wikie e Keijo in Francia

Un caso molto simile è infatti quello del Marineland di Antibes, in Francia, che ha chiuso definitivamente all'inizio del 2025 anche in questo caso in seguito a una legge che vieta la detenzione dei cetacei, con l'entrata in vigore del divieto prevista per dicembre 2026 salvo alcune eccezioni. Nel parco sono però rimaste due orche, Wikie e suo figlio Keijo, ormai abbandonate a loro stesse da oltre un anno. Anche in questo caso il problema è trovare loro una sistemazione.
Il governo francese aveva inizialmente trovato una soluzione nell'ambizioso progetto Whale Sanctuary Project, un futuro santuario marino in Nuova Scozia, proprio in Canada. Nel frattempo, però, il trasferimento è diventato una questione sempre più complessa dal punto di vista logistico, sanitario e amministrativo. Ma soprattutto, il santuario non è ancora pronto, non è chiaro se e quando potrà essere operativo e se potrà essere in grado di ospitare e mantenere davvero le orche.
Alla fine, anche il governo spagnolo è stato quindi costretto ad approvare il trasferimento in un altro delfinario. Wikie e Keijo saranno con tutta probabilità ricollocate al Loro Parque di Tenerife, alle Canarie, dove ancora oggi continuano gli spettacoli con orche e delfini. Anche la situazione di queste due orche mostra tutto il paradosso di queste situazioni: mentre diversi Paesi stanno approvando leggi per superare la cattività, mancano ancora strutture alternative capaci di accogliere gli animali che ancora vivono nei delfinari.
Si va verso un mondo senza delfinari, ma non siamo ancora pronti

Per decenni i parchi acquatici e delfinari hanno costruito la propria attrattiva proprio intorno alla possibilità di vedere da vicino animali come delfini, beluga e orche. Oggi quel modello è sempre più difficile da sostenere in diversi Paesi, sia per ragioni etiche sia per l'evoluzione delle leggi, perlomeno in Occidente. Il Canada rappresenta uno dei casi più significativi. Con la partenza degli ultimi sei beluga, la presenza dei cetacei in cattività nel Paese è arrivata alla fine.
Tuttavia, se l'obiettivo è arrivare davvero alla fine della cattività per i cetacei, non basta vietare spettacoli, riproduzione e nuove catture. Servono anche luoghi alternativi, come i santuari marini, capaci di accogliere gli animali già nati in cattività e accompagnare gradualmente la transizione verso un modello nel quale delfini, beluga e orche non siano più considerati attrazioni.
Numerosi parchi acquatici e delfinari in tutto il mondo stanno chiudendo e trovare una nuova sistemazione per gli animali in cattività sarà un tema sempre più attuale. Il Canada e la Francia hanno sicuramente fatto un passo in avanti importante ponendo definitivamente fine ai delfinari e ai cetacei in cattività nei loro paesi. Il problema del benessere e delle condizioni in cui vivono gli animali però resta. E al momento non esiste ancora un'alternativa al semplice trasferimento in un'altra vasca e in un altro Paese.