
La balenottera azzurra antartica, l'animale più grande mai esistito sulla Terra, sta lentamente tornando a popolare gli oceani dopo essere stata portata a un passo dall'estinzione dalla caccia commerciale. Negli anni 70 ne erano rimaste appena poche centinaia, mentre oggi la popolazione sembra finalmente in ripresa. Secondo un nuovo studio, infatti, ora ci sono circa 4.000 individui che nuotano nell'Oceano Antartico, quasi dieci volte quelli sopravvissuti alla caccia.
La ricerca, pubblicata sulla rivista Endangered Species Research e coordinata da Zoe Rand dell'Università di Washington, racconta però anche quanto sia stata devastante la caccia alle balene del secolo scorso. Nonostante la crescita, infatti, oggi sopravvive appena l'1,9% delle balenottere azzurre antartiche che c'erano prima dell'inizio dello sfruttamento industriale. Un recupero incoraggiante, quindi, ma ancora molto lontano dal riportare questi giganti ai numeri di un tempo.
Quando è iniziata la scomparsa della balenottera azzurra dagli oceani

La balenottera azzurra antartica (Balaenoptera musculus intermedia) è la più grande sottospecie di balenottera azzurra: può superare i 30 metri di lunghezza e raggiungere un peso di oltre 180 tonnellate. Nessun altro animale conosciuto, nemmeno tra i giganteschi dinosauri, ha mai raggiunto dimensioni paragonabili. Eppure, proprio le sue dimensioni l'hanno resa uno dei bersagli principali della caccia industriale alle balene.
Nel corso del 900, grazie all'introduzione di arpioni esplosivi, navi sempre più veloci e grandi navi-fabbrica capaci di lavorare la carne dei cetacei direttamente in mare, i balenieri hanno sterminato centinaia di migliaia di balene, soprattutto per ricavarne olio e altri prodotti commerciali. Secondo la Commissione baleniera internazionale (IWC), prima della caccia industriale nell'Oceano Antartico vivevano tra 168.000 e 276.000 balenottere azzurre. Solo nell'emisfero australe ne furono uccise oltre 300.000, considerando anche altre popolazioni e sottospecie.

La situazione divenne così drammatica che nel 1964 venne introdotto il divieto di caccia alle balenottere azzurre antartiche, prima ancora della storica moratoria del 1984. Tuttavia, le flotte sovietiche continuarono a catturarle illegalmente ancora per anni, almeno fino al 1973. A quel punto, secondo le nuove ricostruzioni, la popolazione era crollata del 99,8%, arrivando ad appena 418 individui.
Nessun'altra specie di balena è stata cacciata così intensamente come la balenottera azzurra antartica. Una pressione talmente intensa e prolungata che, anche dopo la fine della caccia, il rischio di perdere per sempre questi giganti è rimasto molto alto.
Oggi le balenottere azzurre sono circa 4.000, ma la strada è ancora lunga

Per ricostruire l'andamento della popolazione, i ricercatori hanno combinato i registri storici della caccia con i dati raccolti durante decenni di monitoraggi scientifici. Hanno utilizzato i censimenti effettuati dalle navi e le fotografie che permettono di riconoscere i singoli individui grazie alle macchie presenti sulla pelle. Contare le balene, infatti, è particolarmente complicato. Nonostante le dimensioni gigantesche, trascorrono gran parte del tempo sott'acqua e si muovono in un oceano immenso, spesso in zone remote e difficili da esplorare.
Attraverso un modello matematico che integra tutte queste informazioni, gli studiosi hanno così stimato una popolazione di 4.018 balenottere azzurre antartiche, con un tasso di crescita medio del 4,5% all'anno. Non si tratta quindi di un conteggio diretto, ma di una stima che presenta inevitabilmente un certo margine di incertezza.
Questa ripresa è indubbiamente una buona notizia, soprattutto considerando la biologia di questi cetacei. Le balenottere azzurre vivono anche fino a 90 anni e forse più, raggiungono tardi la maturità sessuale e le femmine partoriscono generalmente un solo piccolo ogni due o tre anni. Ricostruire una popolazione a partire da poche centinaia di individui richiede quindi tempi estremamente lunghi.
Un ritorno che fa bene anche agli oceani

Il loro ritorno, inoltre, non è importante soltanto per la conservazione di questa particolare sottospecie. Le grandi balene sono infatti considerate veri e propri ingegneri degli ecosistemi marini, perché contribuiscono al riciclo dei nutrienti attraverso le loro deiezioni, favorendo la produttività degli oceani. Quando muoiono, inoltre, le loro enormi carcasse possono raggiungere il fondale e alimentare intere comunità di organismi per anni, un fenomeno conosciuto anche come whale fall, letteralmente "caduta di balene".
La ripresa delle balenottere azzurre potrebbe perciò aiutare anche al recupero di alcuni processi ecologici che sono stati profondamente alterati dalla caccia industriale. Per il momento, tuttavia, la balenottera azzurra antartica rimane classificata come "In pericolo critico (CR)", la categoria di rischio IUCN più vicina all'estinzione. Anche perché oggi, tra l'altro, deve fare i conti anche con nuove minacce, dai cambiamenti climatici che stanno modificando gli ecosistemi antartici alla disponibilità di krill, i piccoli crostacei di cui si nutre.

Per questo gli scienziati sottolineano la necessità di continuare a monitorare attentamente la popolazione, anche attraverso nuove tecnologie, come dispositivi GPS e idrofoni, che permettono di rilevare e registrare le vocalizzazioni subacquee delle balene a grandi distanze. Tra l'altro, di recente si è scoperto che le balenottere azzurre cantano soprattutto di notte, perché di giorno sono troppo impegnate a mangiare.
Dopo oltre mezzo secolo di protezione, la balenottera azzurra antartica sta dimostrando che persino una popolazione portata sull'orlo dell'estinzione può lentamente riprendersi. Ma i numeri raccontano anche un'altra parte della storia: abbiamo impiegato pochi anni per cancellare quasi completamente questi giganti dagli oceani e, nonostante cinquant'anni di tutela, siamo ancora lontanissimi dal rimediare a tutti i danni provocati dalla caccia.
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