
Le balene grigie che vivono nell'Oceano Pacifico stanno attraversando una delle crisi più gravi mai documentate. Secondo diverse organizzazioni ambientaliste e ricercatori statunitensi, tra il 2025 e il 2026 potrebbero infatti essere morte tra 2.200 e oltre 8.000 balene, una vera e propria strage che secondo molti esperti rientra nella definizione di "evento di mortalità catastrofica". Alla base di questo fenomeno senza precedenti ci sarebbe soprattutto la crisi climatica.
L'aumento delle temperature e il rapido scioglimento dei ghiacci marini in Alaska sta infatti modificando profondamente gli ecosistemi artici, riducendo la disponibilità delle prede di cui queste balene si nutrono. Molti dei cetacei ritrovati in difficoltà o spiaggiati nei mesi scorsi, come la balena morta mentre risaliva un fiume nello stato di Washington, erano infatti estremamente magri, un chiaro segnale che stanno letteralmente morendo di fame.
Gli scienziati lanciano quindi l'allarme e chiedono al governo maggiori tutele per la specie nelle acque degli USA, cosa che purtroppo difficilmente avverrà: l'amministrazione Trump sta cercando di smantellare e allentare tutte le leggi che tutelano la fauna selvatica negli Stati Uniti.
Le balene grigie stanno morendo di fame: fino a 8mila morte dal 2025 a oggi

Ogni anno le balene grigie (Eschrichtius robustus) compiono una delle migrazioni più lunghe del mondo animale, percorrendo migliaia di chilometri tra le lagune della Baja California, in Messico, dove si riproducono, e le acque dell'Alaska, dove invece trascorrono l'estate alimentandosi e accumulando grasso. Se però le aree di alimentazione non riescono più a garantire abbastanza cibo (principalmente piccoli crostacei), i cetacei affrontano il lungo viaggio di ritorno con riserve di grasso insufficienti, aumentando notevolmente le probabilità di morire.
Le stime sono estremamente preoccupanti per l'andamento della popolazione. Nel 2019 si contavano circa 20.000 balene grigie del Pacifico nord-orientale, mentre oggi ne resterebbero meno di 13.000. Stabilire il numero esatto delle balene morte è però impossibile, perché i ricercatori possono contare soltanto gli individui che si spiaggiano. Tuttavia, infatti, molti altri muoiono in mare aperto senza essere mai osservati e secondo alcune stime per ogni balena ritrovata spiaggiata potrebbero essercene dalle sette alle venticinque morte lontano dalla costa.
I dati raccolti sono allarmanti e confermano un forte aumento degli spiaggiamenti negli ultimi anni. Tra il 2006 e il 2023 se ne registravano in media 43 all'anno. Nel solo 2025 sono saliti a 179 e nei primi sei mesi del 2026 sono già state recuperate ben 145 balene morte spiaggiate. È partendo da questi numeri che si è arrivati a stimare tra le 2.268 e le 8.100 balene grigie morte solamente dal 225 a oggi.
La crisi climatica è solo una delle minacce per le balene grigie

La scarsità di cibo non è però l'unico problema. Alcune balene mostrano segni di collisioni con grandi navi o con le loro eliche, mentre l'inquinamento da microplastiche, le fioriture di alghe tossiche (favorite sempre dall'aumento anomalo delle temperature) e l'espansione delle attività petrolifere nell'Artico potrebbero aggravare ulteriormente la situazione. A questi fattori si aggiunge anche la caccia di sussistenza praticata da alcune comunità indigene della Russia, che uccidono circa 40 balene grigie all'anno.
Per questo motivo diverse associazioni ambientaliste hanno chiesto alla National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA), l'agenzia federale statunitense che si occupa di oceani, di reinserire la balena grigia tra le specie protette dall'Endangered Species Act, la principale legge americana per la tutela delle specie minacciate. La popolazione era stata rimossa nel 1994 dopo un importante recupero della popolazione favorito da decenni di conservazione, ma oggi gli esperti ritengono che le condizioni siano profondamente cambiate in negativo.
Tuttavia, difficilmente questa richiesta verrà accolta o avrà effetti positivi sulla popolazione. L'amministrazione Trump ha infatti già depotenziato l'Endangered Species Act escludendo la distruzione e l'alterazione degli degli habitat dalle minacce per la fauna protetta. L'obiettivo è infatti intensificare le trivellazioni, cosa che inevitabilmente aumenterà la pressione anche sulle balene grigie del Pacifico.