
Tre giovani licaoni hanno percorso 4.126 chilometri in circa nove mesi attraversando lo Zambia. Secondo gli scienziati che hanno monitorato e descritto questo epico viaggio in uno studio pubblicato sulla rivista Ecology, si tratta del più lungo spostamento mai documentato per un mammifero terrestre in tutta l'Africa. I tre maschi erano parte di un branco chiamato Mayukuyuku e sono riusciti alla fine a stabilirsi in un nuovo territorio.
Tuttavia, la storia di questa famiglia racconta anche quanto possa essere pericoloso per questi animali muoversi fuori dalle aree protette. Il viaggio delle quattro sorelle partite poco prima è quasi certamente finito nel peggiore dei modi: almeno tre sono infatti morte per mano dei bracconieri.
Un viaggio epico per formare un nuovo branco di licaoni

I tre licaoni (Lycaon pictus) sono nati al Kafue National Park, in Zambia, e avevano circa tre anni quando, nel luglio del 2025, hanno lasciato il proprio branco di origine. Due settimane prima erano già partite anche le loro quattro sorelle della stessa età. Per i licaoni si tratta di un comportamento del tutto normale, una fase della vita quasi obbligata quando si raggiunge la maturità sessuale: la dispersione.
Questi canidi africani vivono in gruppi familiari molto coesi e, generalmente, all'interno del branco si riproduce una sola coppia di adulti, come accade per i nostri lupi. Per un giovane adulto le possibilità di riprodursi possono quindi essere molto limitate se resta nel proprio branco di nascita. Lasciare il gruppo in cui è nato e cercare altri individui con cui formare un nuovo branco è indispensabile e permette così anche di trovare partner non imparentati e di evitare la riproduzione tra consanguinei.
I ricercatori dello Zambian Carnivore Programme stavano studiando e seguendo i licaoni attraverso radiocollari dotati di GPS. Già sapevano che i giovani in dispersione possono spostarsi molto prima di stabilirsi definitivamente in nuovo territorio, ma la strada intrapresa dai tre maschi ha lasciato stupiti gli stessi esperti.
Tre fratelli e quattromila chilometri attraverso lo Zambia

Dopo aver lasciato il Kafue National Park, i tre fratelli si sono diretti verso est, attraversando anche aree non protette. Hanno poi raggiunto le zone intorno alle città di Kitwe e Ndola, nel Copperbelt, prima di cambiare direzione e spostarsi nuovamente verso est, in direzione della valle del fiume Luangwa. Non hanno seguito una linea retta. Al contrario, il loro percorso è stato estremamente tortuoso, anche per evitare strade, insediamenti umani e altre zone poco adatte per un licaone.
Alla fine, ad aprile 2026, i tre maschi avevano percorso complessivamente 4.126 chilometri, stabilendosi definitivamente in una nuova area nella valle del Luangwa, tra i parchi nazionali di South Luangwa e Lower Zambezi. La distanza in linea d'aria tra il punto di partenza e quello di arrivo era di appena 419 chilometri, ma questo significa che gran parte del tragitto percorso è stato tortuoso e difficile, poiché sono stati costretti ad attraversare un paesaggio frammentato e ad aggirare gli ostacoli incontrati lungo il cammino.
Questo dato rappresenta il tragitto più lungo mai documentato per un mammifero terrestre in Africa e supera di gran lunga il precedente record per un licaone. Nel 2021 una femmina e le sue due sorelle avevano percorso più di 2.300 chilometri partendo dal South Luangwa National Park.
La stessa storia, però, è finita molto diversamente per le sorelle

Le quattro femmine partite sempre dal Kafue poco prima dei maschi hanno invece avuto un destino decisamente più drammatico. Dopo la partenza, il gruppo si è infatti subito ridotto a tre individui. A ottobre, invece, una delle femmine monitorate attraverso il collare ha iniziato a compiere ripetutamente lo stesso percorso verso un punto preciso, un comportamento già osservato dai ricercatori quando un licaone di solito torna da un compagno ferito o rimasto bloccato.
Gli studiosi ritengono quindi che una delle femmine sia rimasta intrappolata in un laccio metallico, una trappola utilizzata per catturare animali selvatici destinati al consumo e al commercio di carne. La stessa femmina dotata di collare GPS è probabilmente morta a sua volta in una trappola il 23 ottobre. Il suo radiocollare era stato infatti tagliato con una lama e da quel momento i ricercatori hanno perso i contatti con l'ultima sorella rimasta.
Il bracconaggio rappresenta purtroppo una delle minacce principali per la conservazione dei licaoni, una specie considerata "In pericolo (EN)" all'interno della Lista Rossa IUCN. Inoltre, quando un membro del gruppo rimane intrappolato in un laccio, gli altri tendono a non abbandonarlo e possono quindi diventare a loro volta vittime dei bracconieri.
Perché questo record è importante

Il viaggio dei tre maschi dimostra quanto siano ancora capaci di spostarsi su distanze enormi e di attraversare anche paesaggi molto diversi, ma nel loro studio i ricercatori mettono in evidenza soprattutto un serio problema per la conservazione della specie: muoversi per migliaia di chilometri può essere molto pericolo. La dispersione, nel caso dei licaoni, è infatti un passaggio fondamentale perché permette agli individui di incontrare altri gruppi e, potenzialmente, di mantenere un collegamento tra popolazioni lontane.
Questi collegamenti sono fondamentali anche dal punto di vista genetico, perché permettono la riproduzione e lo scambio di geni tra popolazioni diverse. Tuttavia, i ricercatori sottolineano le enormi difficoltà di questa necessaria connettività tra popolazione: un licaone può percorrere migliaia di chilometri senza riuscire a trovare un partner, entrare in un nuovo branco o riprodursi per colpa della mano degli esseri umani.
La vicenda dei licaoni del branco Mayukuyuku mostra quindi entrambe le facce della dispersione. Da una parte tre maschi sono riusciti a percorrere oltre 4.000 chilometri e a raggiungere con successo un nuovo territorio. Dall'altra, tuttavia, le loro sorelle sono andate incontro al peggiore dei destini. E per una specie già in pericolo come il licaone, proteggere solo i grandi parchi potrebbe quindi non essere sufficiente. Servono anche corridoi naturali e territori sicuri che permettano agli animali di spostarsi tra un'area protetta e l'altra senza finire vittima degli esseri umani.