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7 Agosto 2026
10:47

I guerrieri Masai proteggono i leoni: grazie a loro la popolazione in Tanzania è aumentata di sette volte

In Tanzania, 160 guerrieri Masai sono diventati i custodi dei leoni grazie a un progetto che unisce tradizione, GPS e conservazione. Dal 2005 l’iniziativa ha contribuito ad aumentare di sette volte la popolazione locale dei grandi felini e un progetto simile è in svolgimento anche in Kenya.

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Il "circuito" di Tarangire-Manyara, in Tanzania, è una delle combinazioni di safari più celebri e accessibili della zona settentrionale del paese. Si tratta di due parchi nazionali a breve distanza dalla città di Arusha che offrono ecosistemi unici con animali selvatici come leoni, elefanti, giraffe, ippopotami e molti altri. Ma è anche il regno del popolo Masai e proprio quelli che un tempo erano e continuano a mantenere la tradizione di essere dei fieri guerrieri africani, famosi per i capelli lunghi intrecciati, i vestiti rossi dello "shuka" e la danza tradizionale con i loro poderosi salti in alto oggi sono anche i guardiani della locale popolazione di leoni.

Grazie infatti al coinvolgimento diretto di 160 Masai, la popolazione di leoni in Tanzania è aumentata di sette volte. La collaborazione con questo fiero popolo è nata attraverso il progetto curato dall'organizzazione benefica African People and Wildlife (APW) che ha creato diversi progetti volti alla conservazione degli ambienti selvaggi dell'Africa che "hanno un impatto sulla salute del nostro pianeta. Ci impegniamo a conservare specie iconiche come elefanti e leoni, a sostenere le comunità che vivono a stretto contatto con loro e a preservare i paesaggi che condividono".

Nell'area dei due parchi, APW ha coinvolto appunto 160 "guerrieri"  attraverso un progetto che unisce antiche tecniche di sopravvivenza nella boscaglia con la tecnologia GPS e le scienze della conservazione che ha portato alla salvaguardia della popolazione locale di leoni e al suo aumento. La collaborazione è iniziata nel 2005, con un approccio basato sulla comunità, supportando i villaggi nel monitoraggio degli incontri tra persone e fauna selvatica e rafforzando al contempo i cosiddetti "bomas", ovvero i recinti per il bestiame con la piantumazione di siepi vive di Commiphora spinosa, rinforzate con recinzioni a rete metallica, che ha contribuito a tenere lontani i leoni e altri predatori.

Valorizzando il ruolo dei guerrieri come custodi della natura piuttosto che come cacciatori, il programma di APW ha portato alla creazione di veri e propri posti di lavoro, consentendo da parte dei Masai una maggiore comprensione delle necessità dei leoni e migliorando la sicurezza del bestiame. Dal 2017, in Tanzania sono stati recuperati oltre 16.000 capi di bestiame, mentre circa 150 leoni sono stati salvati.

I Masai portano con sé dispositivi GPS e smartphone per monitorare i leoni e altri carnivori, caricando gli avvistamenti su un sistema di mappatura online che aiuta i pastori a scegliere dove far pascolare il bestiame e condividendo le informazioni in un gruppo WhatsApp. Quando i leoni attaccano, i guerrieri fungono da intermediari per sedare le tensioni prima che possano iniziare le battute di caccia di rappresaglia da parte dei locali nei confronti degli animali selvatici.

Il rapporto tra Masai e leoni è sempre stato sul filo del rasoio. Anni di caccia da parte dei guerrieri hanno portato a stermini costanti, anche per una tradizione culturale in cui è stato fondamentale il cambiamento anche da parte delle donne. Un progetto molto simile, infatti, è stato posto in essere anche in Kenya a cura dell'organizzazione benefica per la conservazione Lion Guardians (LG). Il programma è iniziato dieci anni fa con una base nei pressi del parco nazionale di Amboseli e Stephanie Dolreny, co-fondatrice di LG, ha precisato su alcuni media internazionali che le donne hanno svolto un ruolo importante nell'accelerare il cambiamento. Quando un guerriero uccideva un leone, infatti, una delle motivazioni principali era l'attenzione femminile ma "pra le donne dicono: ‘Non vogliamo un uomo che uccide un leone, vogliamo un uomo con un lavoro'. È quasi come se le donne stessero cambiando la percezione di cosa significhi essere un uomo desiderabile".

Il leone è una specie considerata vulnerabile dalla IUCN soprattutto a causa dei conflitti con gli esseri umani e per via della riduzione del suo habitat. Questo animale è scomparso dall’80% del suo areale originario restando presente solo in Africa subsaharina e nell’India nord-occidentale, dove però sopravvive perlopiù nelle aree protette. Il bracconaggio attuato dall’uomo a causa dei conflitti crescenti, come ad esempio la predazione ai danni del bestiame domestico, ma anche la distruzione dell’habitat e alla riduzione delle sue prede, compromettono pesantemente la sopravvivenza della specie. Secondo il WWF, la forte riduzione della dimensione dell'habitat del leone in Africa negli ultimi due decenni ha causato una riduzione del numero da 100 mila a meno di 30 mila.

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