
Nell'area di conservazione di Ngorongoro, in Tanzania, sono stati trovati i cadaveri di dieci leoni. Attraverso la diffusione di un comunicato sull'account Facebook ufficiale della riserva, la Ngorongoro Conservation Area Authority ha diffuso la notizia di quella che è una vera e propria strage di una specie a rischio, classificata come “vulnerabile” nella Lista Rossa della IUCN (Unione Internazionale per la Conservazione della Natura).
L'allarme è scattato lo scorso 18 settembre: i leoni morti sono stati ritrovati nella zona di Ndutu, nella regione di Arusha. Secondo il supervisore della fauna selvatica dell'area, i dieci animali appartenevano a un branco composto da 33 esemplari. I controlli sono aumentati e l'ultimo bollettino ha reso noto che sono stati avvistati 12 esemplari in buone condizioni per ora, mentre uno è sotto trattamento veterinario.
Secondo le prime analisi effettuate, i leoni sono morti per aver ingerito del veleno e nulla si sa riguardo a chi possa averlo sparso nell'area che è un vero e proprio gioiello nella corona di Ngorongoro. La zona è un profondo cratere vulcanico, la caldera intatta e non allagata più grande del mondo in cui l'UNESCO ha stimato che vivono oltre 25 mila grandi animali, compresi tutti i famosi "big five" africani.
Le motivazioni dietro un gesto di tale gravità vanno ricercate nel costante conflitto che insiste sull'area tra autorità locali e la comunità nomade. L'origine degli scontri risale al 2022, quando la zona è stata trasformata in riserva naturale e le popolazioni che stanziavano lì sono state fatte allontanare. Ma sull'area insiste una forte spinta demografica, con un aumento della presenza umana che toglie habitat agli animali.
Il leone (Panthera leo) è una specie considerata vulnerabile dalla IUCN proprio principalmente a causa dei conflitti con gli esseri umani e per via della riduzione del suo habitat. Questo grande felino, con i suoi 170 – 250 centimetri di lunghezza e i circa 120 centimetri di altezza al garrese, è uno dei più grandi predatori al mondo. Il colore del mantello varia dal giallo al marrone, ma può essere anche rossiccio oppure beige, mentre i piccoli nascono maculati, per poi perdere le macchie e assumere gradualmente una colorazione uniforme.
La durata della vita dei leoni in libertà è di circa 10 -12 anni, mentre in cattività essi possono raggiungere anche i 20 anni. Il motivo per cui l'aspettativa di vita è decisamente inferiore in natura è legato ai numerosi infortuni derivati dalle lotte tra cospecifici per il dominio sugli altri individui.
In natura si conta che esistano solo tra i 20.000 e i 25.000 individui: all'inizio del 1900 la popolazione globale superava i 200.000 esemplari. In Africa, in particolare, si concentra il più alto numero con circa 20 mila animali che vivono ancora nella zona subsahariana. La specie è estinta invece in ben 26 Stati africani.
Ancora una volta, dunque, siamo di fronte a un danno causato ad altre specie dalla nostra. Il conflitto tra altri animali e esseri umani, del resto, è sempre frutto dell'antropizzazione dei territori con l'eliminazione sistematica degli altri esseri viventi come effetto anche secondario, ovvero ad esempio frutto della massiccia edificazione a fronte della perdita di habitat.
L'area di Ngorongoro è storicamente frequentata dal popolo semi-nomade dei Maasai che lì vive e fa pascolare il bestiame. Proprio il coinvolgimento di questa popolazione ha contribuito alla salvaguardia dei leoni, grazie a un progetto che ha per protagonisti 160 guerrieri che sono diventati i custodi dei grandi felini grazie. Dal 2005 l’iniziativa ha contribuito ad aumentare di sette volte la popolazione locale dei leoni e un'iniziativa simile è in svolgimento anche in Kenya.