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10 Agosto 2026
8:08

Dall’Ucraina al Minesota: la battaglia per la vita del leone Taras, trovato abbandonato in un borsone

La storia del leone Taras: abbandonato a 4 mesi sotto le bombe in Ucraina, è stato salvato insieme alle due sorelle e trasferito negli Usa. Oggi, a 4 anni, combatte contro una grave infezione fungina ed è il simbolo del commercio illegale di animali selvatici e del lavoro intenso di salvaguardia che si compie per proteggere i grandi felini.

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Taras (foto: Wildcat Sanctuary)

Aveva solo 4 mesi quando fu ritrovato in un borsone, abbandonato insieme alle sue due sorelline in strada a Odessa, sotto i bombardamenti della guerra in Ucraina. Inizia così, drammaticamente, la storia di un leone di nome Taras, scampato al pericolo di morire a causa del conflitto con la Russia e trasferito in una riserva privata isolata a Sandstone, nello Stato del Minesota in Usa, dove ora si sta cercando di curarlo da una blastomicosi, un'infezione fungina non contagiosa che solitamente si contrae con il contatto del terreno.

Bisogna riavvolgere il nastro del tempo per raccontare i difficili passaggi che hanno portato appunto prima al ritrovamento insolito di Taras e degli altri animali e poi all'attuale battaglia dei veterinari americani per far guarire il giovane leone, che oggi ha 4 anni. Della sua vita prima che fosse ritrovata all'interno del borsone abbandonato si sa poco.

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Il ritrovamento di Taras e delle sue sorelle (foto: Wildcat Sanctuary)

Secondo gli esperti che stanno seguendo il caso da tempo, Taras e le sue sorelle, compreso un altro leone che pure è stato trasferito negli Stati Uniti, facevano parte del business illecito degli animali esotici e a causa della guerra erano stati abbandonati. Il destino ha voluto che avvenisse però l'incontro con un veterinario americano che lavorava a Kiev che li ha prima fatti arrivare in Polonia per poi trasferirli definitivamente dall'altra parte dell'Atlantico. Così Taras e le sue sorelle Lesya e Stefania, insieme all'altro leone non imparentato con lui di nome Prada, sono stati trasferiti negli Stati Uniti nel novembre del 2022 al Wildcat Sanctuary , la riserva privata da cui è stato gestito il loro salvataggio grazie alla collaborazione con l'International Fund for Animal Welfare (IFAW).

Le cose sono andate bene, fino al giugno scorso quando Taras ha manifestato i sintomi della patologia di cui ancora soffre. Apatico e inappetente, il leone non era più il fiero e vivace animale che si era ripreso dalle difficoltà della vita prima del ritrovamento e poi del faticoso trasferimento. Numerosi esami, tra cui un altro viaggio di 290 chilometri per una TAC e una biopsia polmonare presso una clinica specializzata a Minneapolis, hanno portato alla diagnosi appunto dell'infezione fungina.

Non è la prima volta che questa patologia colpisce un grande felino. Si tratta infatti della cosiddetta "malattia di Gilchrist" che può portare alla morte, come accaduto a Ginger, una tigre bianca che viveva in un santuario nel Wisconsin. Il fungo responsabile, letale anche per gli esseri umani, si chiama Blastomyces dermatitidis e il l contagio avviene respirando le spore che si trovano nel terreno umido. Di solito l'infezione parte dai polmoni e può diffondersi alla pelle e ad altre parti del corpo.

A curare l'esemplare c'è il team di veterinari esperti in fauna selvatica e grandi felini del Wildcat Sanctuary. Tammy Thies, fondatrice e direttrice del santuario, quando Taras arrivò in Polonia era lì ad accoglierlo ed è lei a rendere noti i progressi e le difficoltà che riguardano la vita di questo leone ora che ha contratto la malattia. Secondo quanto riportano alcuni media che hanno seguito le sorti degli animali sottratti alla guerra in Ucraina, Thies ha affermato che il leone sta rispondendo bene alle cure intensive che prevedono due flebo al giorno di un farmaco antifungino che gli è stato somministrato nelle prime settimane e che ha permesso a Taras di stare meglio e di poter essere ricongiunto al suo branco.

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Taras da cucciolo (foto: Wildcat Sanctuary)

Il leone, infatti, è particolarmente amato dai suoi simili: ha sempre dimostrato una grande calma e sicurezza, si è da subito fatto carico delle sue sorelle, essendo il più grande dei tre, e ha mostrato la sua posizione in cima rispetto alla scala gerarchica durante i pasti, mangiando sempre per primo. "Con la sua personalità esuberante, è sempre il primo a esplorare cose nuove e gli piace rubare i giocattoli alle sorelle per convincerle a seguirlo", scrivono di lui sul sito ufficiale della riserva.

Il salvataggio di Taras e degli altri grandi felini è una delle operazioni più delicate avvenute in uno scenario di guerra che sta andando avanti da anni in Europa. Gli animali coinvolti sono tantissimi e di tutte le specie. Come molti altri animali selvatici, Taras e le sue sorelle non sarebbero mai potute essere liberate in natura e ora spetta al team di esperti continuare a proteggere la loro salute. Il motivo per cui animali detenuti in cattività non hanno speranza di avere una vita del tutto in libertà è ben spiegato sul sito del santuario, dove è raccontata la storia di Taras e di tutti gli altri esemplari che sono stati salvati e portati negli Stati Uniti.

Alla domanda "Perché questi leoni non possono essere liberati in Africa?", questa è la riposta che viene data: "Certo, anche noi preferiremmo quella soluzione. Ma questi cuccioli erano stati tutti separati dalla madre alla nascita per essere allevati dagli umani e venduti sul mercato nero. Si erano già affezionati agli umani e li consideravano una fonte di cibo e conforto. Purtroppo, avrebbero avuto poche possibilità di sopravvivere da soli in natura. Qui al santuario, potranno vivere liberi nel loro spirito".

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