
In Grecia, nella Macedonia centrale, un gruppo di ricercatori ha documentato un caso rarissimo: un cucciolo di cane che viveva e giocava con un branco di lupi, tollerato e nutrito anche dalla coppia riproduttiva. Il piccolo, però, dopo circa cinquanta giorni di convivenza con la sua famiglia adottiva, è morto. Il drone utilizzato dagli esperti lo ha infatti ripreso negli ultimi tempi in cui aveva manifestato una seria forma di dissenteria e in uno stato crescente di inedia, con un peggioramento delle condizioni di salute che poi ne ha decretato la morte.
Le immagini di questo branco allargato sono state diffuse in tutto il mondo, causando una forte reazione empatica da parte di molte persone che si erano appassionate alla sorte del cane. Scientificamente anche, il caso è stato seguito con molta attenzione da tutta la comunità che si occupa di etologia animale e ora il ricercatore Theodoros Kominos, dottore di ricerca in zoologia presso l'Università Aristotele di Salonicco, si ritrova a dover giustificare tutto il team rispetto soprattutto alle reazioni della gente comune che accusa i ricercatori di aver sbagliato nel non intervenire per allontanare il cucciolo di cane dai lupi.
Perchè i ricercatori non sono intervenuti
Lì dove la morte del cucciolo ovviamente dispiace, e Kominos per primo ha manifestato il dolore provato per la perdita, le accuse nei confronti dei ricercatori sono state esasperate da una presa di posizione antropocentrica, prima nell'insistenza di indicare agli esperti di dover "salvare" l'animale dal rischio della convivenza con i lupi e poi per la mancanza di intervento quando hanno iniziato a constatarne le condizioni di salute. L'esperto ha chiarito tutti gli aspetti scientifici relativi alla scelta di non interagire con il branco e le motivazioni anche pratiche relative all'impossibilità di raggiungere il luogo.
Il ricercatore ha spiegato la sua posizione in un lungo post pubblicato sull'account ufficiale del gruppo di ricerca sul lupo e sullo sciacallo dorato in Grecia:
"Non mi è assolutamente possibile intervenire: manteniamo le distanze scientifiche – ha chiarito nei vari passaggi – Né posso inviare un veterinario in una zona dove è presente un branco di lupi: sarebbe pericoloso". Il ricercatore ha sottolineato anche il metodo utilizzato nell'osservazione del branco, avvenuto mantenendo sempre una distanza di almeno due chilometri per non disturbare gli animali: "Non si accorgono minimamente della mia presenza … Quando ho visto il cucciolo in quelle condizioni, mi sono sentito profondamente turbato, e vederlo morto è stato ancora più difficile, non perché avessi perso un soggetto di ricerca, ma perché mi dispiaceva sinceramente per lui. Fino a quel momento, era stato pieno di vita”.
Il senso delle parole di Kominos va ritrovato nella fondamentale linea di confine che va sempre tratta tra noi esseri umani e le altre specie, soprattutto quando si tratta di esemplari che vivono in natura. La vita del cucciolo è stata caratterizzata da un'esperienza in natura che è rara ma che fa parte di dinamiche in cui non dovremmo comunque intervenire e che anzi, a causa della presenza umana, portano a un alto tasso di mortalità. Di tutto il branco di lupi, infatti, composto dai genitori e sei cuccioli, solo uno ad ora è ancora in vita. Due sono stati trovati morti, due scomparsi dall'area e uno è stato investito da una macchina. "Valeva la pena mettere in pericolo una famiglia di lupi per salvare un cane? No", ha aggiunto il ricercatore, che ha sottolineato quanto l'impatto delle attività antropiche sia il danno maggiore che si può procurare a un branco e in generale agli animali selvatici.
"Fin dall'inizio, non stavamo semplicemente monitorando un cucciolo. Stavamo monitorando un'intera famiglia di lupi con i neonati", ha sottolineato, evidenziando anche che la zona in cui il cane stava crescendo insieme ai lupacchiotti era già stata coinvolta da un incendio, causando un grande caos alla vita della famiglia che si era dovuta allontanare a causa della presenza dei mezzi di soccorso per spegnere le fiamme. L'area, poi, presenta allevamenti di bestiame e decine di proprietà private in cui le persone lavorano ogni giorno. "Questo non è un posto in cui chiunque può semplicemente entrare e organizzare un'operazione di cattura di animali", ha ribadito. Proprio la presenza di sterco di altri animali, in particolare, potrebbe essere indicativa di qualche patologia virale che il piccolo cane ha contratto, a fronte anche dei sintomi che sono stati monitorati attraverso sempre l'utilizzo del drone.
" ‘Se vi siete accorti che stava male, perché non avete fatto nulla?' – continua il ricercatore nel post – C’è un grave malinteso. Il filmato che il pubblico ha visto non è stato girato perché sapevamo che il cucciolo sarebbe morto. È stato girato perché questa è la nostra metodologia di ricerca. Il lavoro scientifico sul campo si basa sull’osservazione e la registrazione del comportamento naturale degli animali. Questo è ciò che facciamo ogni giorno. Quel giorno in particolare, abbiamo osservato il cucciolo per circa dieci minuti, registrando contemporaneamente il comportamento della famiglia. La nostra attenzione era rivolta ai lupi. Sì, il cucciolo sembrava letargico. Ma nello stesso periodo, avevamo anche registrato dei cuccioli di lupo che apparivano particolarmente apatici e dormivano quasi ininterrottamente, un comportamento che avevamo attribuito alle temperature estreme di quei giorni … Ci è stato chiesto di decidere se lo sforzo per salvare un cane giustificasse mettere a rischio un'intera famiglia di lupi selvatici, mobilitare un intero apparato di agenzie, disturbare una tana attiva ed esporre sia le persone che gli animali a ulteriori pericoli. La nostra risposta è stata ‘no'. Non è stata una decisione facile. Ma, a nostro avviso, era l'unica responsabile".
Filmate altre interazioni di cuccioli di cani e lupi in precedenza
Non è la prima volta che Kominos rende nota la presenza di un cucciolo di cane in un branco di lupi. Sette mesi fa, sul suo profilo Linkedin, aveva pubblicato le immagini di un altro esemplare dal manto nero e anche in quella occasione aveva ribadito nei commenti al post che " sia i lupi che la ricerca che conduciamo si trovano in aree con una presenza e un'attività umana particolarmente intense e continue".
L'esperto anche in quel caso spiegava ai commentatori che il loro monitoraggio viene fatto seguendo la logica di non disturbo degli animali, già sottoposti a un profondo stress antropico: "Le popolazioni oggetto di studio vivono in prossimità di una delle autostrade nazionali greche, percorsa quotidianamente da migliaia di veicoli. Indipendentemente da quanto sopra, il nostro team di ricerca utilizza i droni sistematicamente da tre anni. Possediamo l'esperienza e le competenze necessarie per avvicinarci agli animali in modo da non disturbarli, poiché qualsiasi forma di disturbo comprometterebbe la validità dei dati che cerchiamo di raccogliere. Infine, è opportuno precisare che la registrazione di video e fotografie non viene effettuata a scopo ricreativo o per esposizione personale sui social media. Viene utilizzata esclusivamente come strumento di ricerca e documentazione scientifica".

