
Tre bambini feriti a Noicattaro, nel Barese, e tre persone coinvolte in un'altra aggressione avvenuta lo scorso 20 agosto a Gallipoli, nel Leccese. Due episodi recenti che hanno riportato il lupo al centro dell'attenzione e alimentato paura e discussioni sempre più accese sulla sicurezza delle persone. Ma c'è una premessa fondamentale da fare: al momento non è ancora stato dimostrato che gli animali coinvolti in questi incidenti siano effettivamente lupi.
A Noicattaro, tra il 4 e il 15 agosto, tre bambini sono stati feriti da un canide che è stato più volte avvistato nell'area. Le autorità hanno costituito una task force per individuarlo e catturarlo. L'ISPRA ha valutato il comportamento dell'animale coinvolto come altamente critico, autorizzandone la rimozione. Restano però da attendere gli esami genetici per stabilire se il responsabile delle aggressioni sia proprio quel lupo.
A Gallipoli, invece, un canide descritto anche in questo caso come un lupo ha ferito una donna, sua figlia e un uomo intervenuto per aiutarle. Secondo la ricostruzione, l'animale avrebbe inizialmente puntato il cane di piccola taglia che era con loro. Anche in questo caso sono però in corso analisi genetiche sui campioni raccolti dagli indumenti dei feriti. Un video di sorveglianza mostra effettivamente un canide dall'aspetto lupino, ma le immagini non permettono al momento di identificare con certezza la specie.
È proprio da questa distinzione che bisogna partire. Perché chiamare automaticamente "lupo" un animale che non è stato ancora identificato significa trasformare un'ipotesi in un fatto.
"In queste ultime settimane in Puglia si stanno un po' concentrando questi episodi che vanno però analizzati con lucidità, razionalità e senza cadere in facili allarmismi", spiega infatti a Fanpage.it Marco Antonelli, zoologo esperto di comportamento del lupo dell'Associazione Lupi Periurbani. "È difficile farlo, perché il tema lupo è molto polarizzante in Italia e ci troviamo in una fase storica in cui questo aspetto sta diventando sempre più più evidente".
Due episodi diversi, non un'unica "emergenza lupo"
Per Antonelli, il primo errore da evitare è considerare i due episodi pugliesi come se fossero la stessa cosa. A Noicattaro, infatti, se fosse confermato il coinvolgimento di un lupo ci troveremmo davanti a un comportamento particolarmente anomalo: un animale che si sarebbe avvicinato alle persone e avrebbe aggredito direttamente dei bambini senza una provocazione apparente.
"Anzitutto va certificato che si tratti di lupo e questo si può fare soltanto con analisi genetiche che sono in corso", sottolinea Antonelli. "Speriamo che i risultati arrivino presto per dirimere il primo fondamentale dubbio". La genetica, in questi casi, è importante perché permette di andare oltre ciò che possiamo vedere. Un animale può avere l'aspetto di un lupo, ma questo non è sufficiente a stabilire con certezza la sua identità. Può trattarsi di un cane, di un vero lupo o anche di un ibrido nato dall'incrocio tra i due animali.
A Gallipoli la dinamica è invece molto diversa. Se la ricostruzione venisse confermata, l'animale non avrebbe attaccato inizialmente le persone, ma il piccolo cane presente con la donna e la bambina. "L'aggressione probabilmente non era rivolta alle persone, ma verso il cane", spiega Antonelli. "Loro, giustamente, hanno difeso il proprio cane e sono state purtroppo lievemente ferite. L'uomo è invece accorso in loro aiuto e il presunto lupo ha ferito anche lui".
Anche questo, però, sarebbe un comportamento comunque anomalo se l'animale fosse effettivamente un lupo. "Generalmente basta la presenza di persone per scoraggiare qualsiasi avvicinamento di un lupo a un cane". La differenza tra i due casi resta quindi fondamentale. E proprio per questo, secondo Antonelli, non bisogna costruire una narrazione unica intorno a questi episodi. "Non bisogna trattare i casi che stanno avvenendo in Puglia tutti allo stesso modo", dice. "Ogni caso fa storia a sé e dunque ogni caso va analizzato in maniera indipendente".
Il vero problema è quando un lupo non ha più paura delle persone

La questione centrale non è quindi semplicemente la presenza di un lupo vicino alle persone e ai centri abitati. I lupi possono attraversare campagne, periferie e persino aree urbanizzate senza per questo rappresentare automaticamente un pericolo. Il problema nasce quando un individuo sviluppa una familiarità innaturale verso gli esseri umani. In questi casi si parla spesso di animali "confidenti", ovvero che invece di allontanarsi quando incontrano una persona continuano ad avvicinarsi o a frequentare con regolarità gli ambienti antropizzati.
"Restano in ogni caso episodi sporadici, molto rari e che coinvolgono animali che quasi sempre hanno sviluppato comportamenti confidenti verso le persone a causa nostra", spiega ancora Antonelli. Tra le cause principali può esserci, per esempio, la disponibilità di cibo. Un animale selvatico che trova regolarmente rifiuti, resti alimentari, piccoli animali domestici lasciati incustoditi o cibo lasciato intenzionalmente in strada può imparare ad associare la presenza umana alla possibilità di ottenere facilmente una risorsa.
Questo non significa che ogni lupo che frequenta un centro abitato sia stato alimentato dalle persone o sia pericoloso. Significa però che la gestione del rapporto tra fauna selvatica e comunità umane deve concentrarsi soprattutto sulla prevenzione di questi comportamenti.
La paura del lupo e quella molto più concreta e accettata del cane
C'è poi un altro aspetto che va oltre la biologia e riguarda il modo in cui percepiamo gli animali. Che si tratti di lupo o cane non dovrebbe, per certi versi, fare molta differenza. Un animale potenzialmente pericoloso resta tale a prescindere dalla specie e andrebbe gestito e percepito allo stesso modo. Eppure ciò non accade praticamente mai, nonostante le aggressioni, e purtroppo le vittime umane, siano sproporzionatamente più numerose a causa delle aggressioni del miglior amico dell'uomo.
"Quando si parla di lupo si risvegliano in gran parte di noi delle paure ataviche che sono in gran parte dovute a retaggi del passato che sembrano quasi impresse nel nostro DNA", sottolinea infatti Antonelli. È una percezione costruita nei secoli attraverso miti, racconti e leggende. Il lupo è stato sempre rappresentato come un animale pericoloso, aggressivo e pronto ad attaccare. "Il lupo è una delle specie più studiate al mondo, ma ancora oggi viene purtroppo descritto e raccontato più sulla base di miti e leggende che sulla realtà biologica".
Questo aiuta anche a capire perché una presunta aggressione di lupo susciti sempre una reazione mediatica molto più forte rispetto a un'aggressione da parte di un cane. "Una presunta aggressione di lupo fa molto più discutere socialmente e mediaticamente rispetto a quella di cane, che invece avviene quasi nel quotidiano", osserva l'esperto. "Il cane è un qualcosa di socialmente accettato e più controllabile, il lupo invece è un qualcosa di selvatico che vive anche e soprattutto nella nostra mente".
Il confronto non serve a sminuire la gravità di ciò che è accaduto in Puglia o a puntare il dito verso i nostri cani. Serve però a mettere il rischio in una prospettiva più corretta. Le aggressioni da parte dei cani sono un fenomeno molto più frequente in Italia, mentre gli episodi di aggressione da parte di lupi sono estremamente rari. Secondo uno studio pubblicato sulla rivista Animals, i cani hanno causato 54 morti tra 2009 e 2025. Ogni anno ci sono tra 1 e 5 vittime umane. Per i lupi, invece, non c'è stato alcun attacco mortale in Italia almeno dal dopoguerra a oggi.
Il rischio esiste, ma non va trasformato in psicosi

Dire che il lupo non rappresenta normalmente un pericolo significativo per le persone non significa naturalmente negare che possa esistere un rischio concreto. "Oggi nel contesto sociale ed ecologico in cui viviamo nel mondo occidentale, in Europa, ma anche in Nord America, il lupo non rappresenta assolutamente un pericolo significativo per le persone", afferma Antonelli. "Le aggressioni restano casi sporadici, estremamente rari".
Un animale selvatico può essere potenzialmente pericoloso in determinate circostanze senza che questo significhi che l'intera specie rappresenti una minaccia per le persone. Per questo, secondo Antonelli, la risposta non può essere né la sottovalutazione né l'allarmismo. "La priorità rimane avere un approccio razionale, logico e non allarmistico, senza polarizzazioni", sottolinea. "La gestione della fauna selvatica e di questi casi, ripeto, rarissimi, va fatta con il parere di esperti, con l'analisi accurata della singola situazione".
Nel caso di Noicattaro, le autorità hanno già adottato misure straordinarie e l'ISPRA ha indicato la necessità di rimuovere l'animale ritenuto responsabile, proprio per la gravità del comportamento osservato. La Regione ha inoltre previsto che il canide eventualmente catturato venga sottoposto a visita clinica e analisi genetiche. Il punto, quindi, non è scegliere tra "il lupo è innocuo" e "il lupo è pericoloso". Entrambe sono semplificazioni.
Ed è proprio questo che, secondo Antonelli, dovrebbe guidare anche il modo in cui raccontiamo questi episodi. "Non bisogna andare a ricercare per forza il sensazionalismo, la polarizzazione e anche la generalizzazione", conclude. "Ogni caso fa storia a sé". Prima ancora di chiedersi quanto sia pericoloso il lupo, quindi, bisogna innanzitutto accertare se di lupo si tratti davvero e poi comprendere il comportamento di quello specifico individuo e lavorare affinché episodi simili non si ripetano.