
Un lupo ritenuto responsabile di ripetute predazioni ai danni di pecore e capre è stato abbattuto nella mattinata di domenica 5 luglio a Marebbe, in Alto Adige. L’intervento è stato eseguito dal Corpo forestale provinciale con il supporto dei guardiacaccia, in attuazione di un decreto firmato giovedì sera dal presidente della Provincia autonoma di Bolzano, Arno Kompatscher.
Secondo quanto comunicato dalla Provincia, il provvedimento è stato adottato dopo che il Corpo forestale aveva confermato una serie di attacchi nei pressi della Malga Fojedora, nel territorio comunale di Marebbe. Alla base della decisione ci sarebbero i danni agli allevamenti documentati nelle ultime settimane: diverse pecore e capre sarebbero state uccise. L'obiettivo dichiarato dall'amministrazione è quello di evitare ulteriori perdite per le greggi e contenere i danni alle attività zootecniche di montagna.
Il secondo lupo abbattuto in Alto Adige in un anno
L'abbattimento riporta al centro un tema sempre più attuale e discusso sulle Alpi: come conciliare la presenza del lupo, specie ancora protetta nonostante il declassamento e tornata spontaneamente in molte aree italiane negli ultimi anni, con la tutela degli animali allevati. Il lupo è un predatore fondamentale per gli ecosistemi, perché contribuisce a regolare le popolazioni di ungulati come cervi e caprioli, ma la sua crescente presenza può creare conflitti con la zootecnia, soprattutto dove gli animali pascolano in aree aperte e difficili da proteggere.
Quello di Marebbe è il secondo abbattimento di un lupo eseguito dalla Provincia di Bolzano in meno di un anno. Nell'agosto 2025 era stato infatti ucciso un individuo in Alta Val Venosta, nell'ambito di un provvedimento che autorizzava l'uccisione di due lupi ritenuti responsabili di numerose predazioni.
In quel caso – il primo su territorio italiano in oltre 50 anni, italiano – la Provincia aveva spiegato che gli allevatori avevano già adottato misure di protezione e che il via libera era arrivato anche con il parere favorevole di ISPRA, l'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, e dell’Osservatorio faunistico provinciale. Anche questa volta, però, l'abbattimento ha provocato una reazione immediata da parte delle associazioni animaliste e ambientaliste.
La reazione di ENPA: "Si spara ignorando la scienza"

L'ENPA, l'Ente nazionale protezione animali, ha condannato duramente la decisione della Provincia, accusandola di privilegiare l'uccisione del predatore invece della prevenzione dei conflitti. In una nota firmata da Ivana Sandri per ENPA Trentino, sezione di Rovereto, l’associazione parla di una scelta che andrebbe "contro la scienza" e si chiede se l'animale sia stato abbattuto davvero in modo mirato o se si sia intervenuti senza la certezza di colpire l'individuo responsabile delle predazioni.
L'associazione contesta anche la tempistica del provvedimento, emanato a fine settimana e subito eseguito, modalità che renderebbero più difficile per le organizzazioni ambientaliste verificare la legittimità dell'atto e presentare eventuali ricorsi in tempo utile.
Per l'associazione, il nodo centrale resta però la prevenzione. Recinzioni elettrificate, cani da guardiania, presenza costante dei pastori e corretta gestione dei pascoli sono gli strumenti che, secondo gran parte della letteratura scientifica e delle stesse associazioni, permettono di ridurre il rischio di attacchi. Gli abbattimenti, invece, vengono considerati una risposta estrema, che rischia di trasformarsi in una scorciatoia politica più che in una soluzione davvero efficace e strutturale.
Anche LAV critica la Provincia: "Ammazzato nel weekend per impedirci di verificare"
Sulla stessa linea anche la LAV, che ha attaccato duramente la Provincia di Bolzano. In un comunicato diffuso dopo l’uccisione del lupo, l’associazione sostiene che ancora una volta l'amministrazione abbia preferito ricorrere all'abbattimento invece di investire in strumenti incruenti e non letali, per prevenire le predazioni. Anche LAV accusa la Provincia di aver emanato e fatto eseguire il decreto nel fine settimana proprio per limitare la possibilità di un controllo immediato da parte delle associazioni animaliste e ambientaliste.
Federico Crisetig, dell'area animali selvatici LAV, ha dichiarato che se l'obiettivo fosse davvero tutelare i cittadini e le attività di montagna, la Provincia dovrebbe impegnarsi a diffondere in modo capillare gli strumenti di prevenzione, la cui efficacia sarebbe supportata dalle evidenze scientifiche, invece di "sparare ogni tanto a qualche lupo". LAV ha annunciato che raccoglierà gli elementi necessari per un nuovo ricorso, come già avvenuto in passato contro i precedenti decreti di abbattimento.
Stiamo davvero gestendo il conflitto con il lupo con strumenti efficaci?

Lo scontro, quindi, non riguarda solo il singolo episodio di Marebbe, ma il modello di gestione dei grandi carnivori scelto in Alto Adige e che potrebbe diventare sempre più diffuso anche nel resto d'Italia. Da una parte istituzioni ed enti locali rivendicano la necessità di intervenire per difendere gli allevamenti di montagna in presenza di danni ripetuti; dall’altra le associazioni contestano l'efficacia e la legittimità di queste uccisioni, sostenendo che la convivenza con il lupo debba passare prima di tutto da prevenzione, investimenti e misure non letali.
È proprio qui che si concentra il punto più delicato del dibattito: il lupo è tornato a occupare territori da cui era scomparso per decenni e ci resterà, ma il suo ritorno obbliga istituzioni, allevatori e cittadini a trovare una nuova armonia tra conservazione della biodiversità e attività umane.
E ad ogni predazione, avvistamento e abbattimento la domanda, inevitabilmente, è sempre la stessa: stiamo davvero gestendo il conflitto con strumenti efficaci, oppure stiamo scegliendo soluzioni più rapide, appariscenti e divisive? Che ci piaccia o no, il lupo è tornato per restare e continuare ad abbattere animali non farà altro che rimandare do continuo la questione senza davvero risolverla. Fino al prossimo e poco risolutivo abbattimento.