
Un pensionato di 76 anni ha sparato e ucciso un giovane lupo nei pressi della sua abitazione a Pietrabruna, in provincia di Imperia. Poi, secondo quanto riportato da Il Secolo XIX, si è fotografato accanto al corpo dell'animale, doppietta in mano, e ha condiviso l'immagine in un gruppo WhatsApp del paese. La sua idea di "trofeo" si è trasformata però in una denuncia per uccisione di animale protetto e omessa custodia di armi. A incastrarlo è stato il selfie stesso.
Pietrabruna è un piccolo comune della Valle del San Lorenzo, nell'entroterra ligure. L'uomo, originario di Milano e residente da qualche anno nel paese, ha visto un lupo transitare vicino alla sua proprietà ha preso il fucile e ha sparato. L'immagine è finita nel gruppo WhatsApp "Pietrabruna e frazioni": lui accanto al corpo del lupo, la doppietta in bella vista. Quello che non aveva previsto è che il gesto avrebbe suscitato indignazione non solo tra i residenti, ma anche tra molti cacciatori del paese.
In poche ore qualcuno aveva già segnalato tutto ai Carabinieri Forestali. Quando l'uomo ha capito la piega degli eventi e ha cancellato il post, ma era troppo tardi: gli screenshot erano già stati salvati. Le indagini dei Carabinieri Forestali di Imperia e Badalucco hanno ricostruito la vicenda nel dettaglio. Il pensionato non aveva la licenza per la caccia, solo un porto d'armi per uso sportivo. Eppure possedeva sei fucili, ereditati, che sono stati sequestrati.
La legge italiana prevede che le armi da fuoco vengano custodite in appositi armadietti blindati, con le munizioni conservate separatamente. Gli agenti li hanno trovati invece sparsi per casa. Uno era nel camper. Dopo aver ucciso il lupo, il settantaseienne ha anche cercato di disfarsi dell'animale: l'ha trasportato lontano dall'abitazione e l'ha gettato in una scarpata, sotto un ponte. Le ricerche dei Carabinieri Forestali l'hanno comunque individuata.
Il corpo è stato affidato all'Istituto Zooprofilattico, che eseguirà gli accertamenti necessari per stabilire le cause della morte ai fini processuali. Per il pensionato, le conseguenze potrebbero essere pesanti. Il reato di uccisione di un animale appartenente a una specie protetta prevede l'arresto da tre mesi a un anno e un'ammenda fino a 8.000 euro. A questo si aggiunge il capo d'accusa per omessa custodia delle armi.
L'ennesimo caso di bracconaggio si inserisce in un clima sempre più teso per i conflitti crescenti tra attività umane e lupi. Con la crescita della popolazione di lupi negli ultimi anni sono inevitabilmente anche aumentati gli attacchi agli animali allevati e gli avvistamenti anche in ambiente urbano. Tutto questo, ha portato al contestato declassamento dello status di protezione della specie a livello Europeo, passata da "rigorosamente protetto" a solo "protetto".
L'obiettivo è facilitare gli abbattimenti con quote calcolate da ISPRA nel tentativo di ridurre i conflitti. Tuttavia, solo negli ultimi mesi le morti di lupi direttamente e non riconducibili agli esseri umani- in particolare i numerosi avvelenamenti in Abruzzo – hanno già portato al superamento delle quote annuali di prelievo teoriche. Secondo molte associazioni ambientaliste, siamo di fronte a una vera e propria persecuzione, a cui si aggiunge ora anche questo nuovo episodio di bracconaggio.