
Un piccolo cane bianco che gioca con i cuccioli di lupo, viene tollerato dagli adulti del branco e, secondo i ricercatori, sarebbe stato ormai adottato dalla coppia riproduttiva. È la storia documentata in Grecia dal Canis Project, un gruppo di studiosi che da circa un anno segue in modo sistematico una famiglia di lupi. Un'osservazione rara, e per molti aspetti sorprendente, che mostra quanto i rapporti tra lupi e cani possano essere molto più complessi di quanto immaginiamo.
Il caso riguarda un branco che i ricercatori che studiano lupi e sciacalli in Grecia monitorano da tempo. Già a febbraio avevano infatti osservato un primo cucciolo di cane, nero, muoversi insieme ai lupi per circa venti giorni. Quel piccolo però non era sopravvissuto: troppo giovane per resistere al freddo intenso, alla pioggia continua e alle condizioni difficili dell'ambiente. A distanza di pochi mesi, però, gli studiosi si sono trovati davanti a una seconda scena simile: un altro cucciolo di cane, questa volta bianco, che viveva a stretto contatto con lo stesso branco.
Il cucciolo di cane gioca con i lupi e viene tollerato dagli adulti

In un primo video diffuso dai ricercatori il cane gioca con tre dei sei cuccioli di lupo nati quest'anno, piccoli che hanno appena un mese e mezzo o due mesi di vita. Ma non solo. Il cucciolo interagisce anche con diversi giovani dell'anno precedente e con alcuni individui più grandi, probabilmente di due o tre anni, che fanno ancora parte del gruppo familiare. Secondo i ricercatori, l'aspetto più notevole è proprio questo: il cucciolo non si limita a seguire i lupi, ma sembra proprio essere stato accettato all'interno della vita sociale del branco.
Nei lupi il branco è, nella maggior parte dei casi, un gruppo familiare formato dalla coppia riproduttiva e dalla prole di età diverse. I cuccioli nati in primavera convivono spesso con i fratelli più grandi dell'anno precedente, che possono contribuire alla loro protezione e, in alcuni casi, anche alle cure. Nel branco osservato in Grecia, però, la struttura sembra ancora più articolata: ci sono cuccioli appena nati, giovani dell'anno scorso e individui di 2-3 anni di età o forse più anziani ancora presenti accanto alla coppia riproduttiva. Per i ricercatori si tratta della famiglia di lupi più "multigenerazionale" mai osservata finora nelle loro attività di monitoraggio.
Ed è proprio all'interno di questa complessa struttura familiare che il cucciolo di cane sembra essersi inserito perfettamente, almeno per il momento. La dinamica è ancora più sorprendente se si considera che, nella stessa area, i ricercatori avevano documentato più volte scontri tra lupi e cani adulti. Tra febbraio e aprile, due giovani lupi di 7-9 mesi sono morti proprio in seguito a queste interazioni. Insomma, il rapporto tra cani e lupi può essere spesso conflittuale, ma davanti a un cucciolo molto piccolo la risposta del branco sembra essere stata completamente diversa.
Da dove arriva il cucciolo di cane?

Secondo i ricercatori, il cane bianco potrebbe provenire da un allevamento della zona. Non è chiaro come sia finito in mezzo ai lupi, ma un'ipotesi è che li abbia seguiti a partire da uno dei punti in cui vengono abbandonati i corpi degli animali allevati morti. Si tratta di luoghi frequentati sia dai lupi sia dai cani vaganti o randagi, perché rappresentano una fonte di cibo facile. È possibile che proprio in uno di questi contesti sia avvenuto il primo incontro.
L'età del cucciolo potrebbe aver avuto un ruolo decisivo in questa storia di adozione. Un animale molto giovane, infatti, non rappresenta una minaccia, non compete per il territorio, non mostra i comportamenti aggressivi e territoriali tipici degli adulti e potrebbe persino "attivare" nei lupi risposte di accudimento simili a quelle rivolte ai propri piccoli. Per ora, però, restano solo ipotesi. Gli stessi ricercatori sottolineano che non sanno con certezza quali meccanismi abbiano favorito questa convivenza e forse non sarà davvero mai possibile ricostruirli fino in fondo.
La lupa lo accompagna a bere, il maschio gli porta da mangiare

In un secondo aggiornamento, i ricercatori hanno raccontato che il cucciolo continua a stare bene e non sembra proprio intenzionato a separarsi dal branco. Anche la coppia riproduttiva sembra continuare ad accettare di buon grado la sua presenza nel gruppo. Anzi, in un secondo video ripreso all'alba emergono nuovi dettagli ancora più sorprendenti.
Secondo i ricercatori, la femmina della coppia riproduttiva avrebbe accompagnato il cucciolo fino a una pozza d'acqua, a circa 450 metri dal luogo usato dal branco per riposare e nascondersi. Una volta arrivato, il piccolo si sarebbe diretto subito verso l'acqua per bere. Circa venti minuti dopo, il maschio adulto sarebbe arrivato portando con sé due ossa di un vitello morto, recuperate in un'area distante quasi 500 metri, lasciandole poi davanti al cucciolo, che si è messo a mangiare.

I segnali che portano a una vera e propri adozione sono perciò tanti, ma i ricercatori invitano comunque alla prudenza. Parlare di "adozione" in senso umano del termine può essere sicuramente suggestivo, ma rischia di semplificare troppo un comportamento che non conosciamo ancora bene. Quello che si può dire, osservando le immagini, è che evidentemente il cucciolo non viene solo tollerato: almeno in questa fase sembra ricevere attenzioni e cure da parte della coppia riproduttiva e del resto del branco.
La natura non è mai così rigida come la immaginiamo
Il dato più insolito, forse, non è soltanto la presenza del cane bianco nel branco, ma il fatto che lo stesso gruppo avesse già convissuto con un altro cucciolo pochi mesi prima. Due episodi simili in circa sei mesi, nella stessa famiglia di lupi, sono qualcosa di eccezionale e, per quanto riferiscono gli stessi ricercatori, molto raro anche nella letteratura scientifica. I cani, lo sappiamo, discendono dai lupi e condividono con loro una lunga storia evolutiva comune.
Nonostante oggi abbiano ecologie e comportamenti spesso molto diversi, continuano comunque a incontrarsi e a intrecciare le loro strade, soprattutto in contesti fortemente modificati dalle attività umane, dove la presenza di cani liberi, allevamenti, rifiuti o animali morti abbandonati crea occasioni di contatto ravvicinato. Recentemente, un altro video catturato in India aveva già raccontato bene come il rapporto tra cani e lupi possa essere molto più sfumato e complesso di quanto immaginiamo.
Proprio qui, però, entra in gioco anche l'altro lato della medaglia. Se da un punto di vista etologico queste osservazione sono molto affascinanti, dal punto di vista della conservazione la vicinanza tra lupi e cani può rappresentare un grande problema.
Il risvolto negativo della medaglia: i rischi del contatto cani-lupi

Il rischio più serio è quello dell'ibridazione, ovvero l'incrocio tra lupo e cane, un fenomeno già documentato in varie popolazioni europee (inclusa quella italiana) e considerato una minaccia per la conservazione del lupo perché può "inquinare" il patrimonio genetico della specie selvatica. In Grecia, proprio di recente, è stato anche segnalato il primo caso confermato di ibrido lupo-cane. Più in generale, diversi studi sottolineano come la presenza di cani vaganti o randagi aumenta le possibilità di contatto, competizione, trasmissione di malattie e, in alcuni casi, anche l'accoppiamento e la nascita di ibridi.
Per questo il caso del cucciolo greco va letto su almeno due piani diversi. Da una parte c'è l’eccezionalità di un comportamento rarissimo: un cane molto piccolo che si muove tra i lupi, gioca con i loro cuccioli e sembra essere accettato dal branco. Dall'altra c'è però anche un problema reale e molto concreto, cioè il fatto che la convivenza ravvicinata tra animali selvatici e cani domestici o randagi è quasi sempre il segno di ecosistemi alterati dalla presenza umana e un rischio per la conservazione dei selvatici.
Non sappiamo quanto durerà questa storia, né se il cucciolo resterà davvero con il branco. Potrebbe seguirlo solo per un periodo e poi tornare a frequentare altri cani, oppure scomparire così come è comparso. Ma proprio questa incertezza è forse la parte più interessante della vicenda: la natura, anche dopo anni di studi, continua a sfuggire alle nostre categorie troppo rigide e a ricordarci che il comportamento animale è sempre molto complesso degli schemi e dei confini entro cui proviamo a raccontarlo.