UN PROGETTO DI
video suggerito
video suggerito
11 Ottobre 2026
13:39

I succiacapre hanno un modo tutto loro di volare che ricorda quello dei pipistrelli

I succiacapre volano in modo simile ai pipistrelli: uno studio ha scoperto come utilizzano le ali per generare spinta anche durante la risalita, sacrificando la velocità di volo a favore di una maggiore manovrabilità. Un compromesso evolutivo tra caccia e lunghe migrazioni.

Immagine
Il volo del succiacapre è più simile a quello dei pipistrelli che a quello di altri uccelli

Il succiacapre è un uccello decisamente singolare. Di giorno rimane quasi sempre immobile, mimetizzato tra foglie secche e rami, mentre di notte si trasforma in un abilissimo cacciatore di insetti. Ha una bocca enorme rispetto alle dimensioni della testa, vola di notte senza fare rumore e può persino produrre un suono simile a un "applauso" battendo tra loro le ali. Ora, un nuovo studio ha scoperto un'altra particolarità: quando vola, il succiacapre utilizza le ali in un modo che ricorda molto di più quello dei pipistrelli che degli uccelli.

La scoperta arriva da un gruppo di ricercatori dell'Università di Lund, in Svezia, che ha studiato nel dettaglio il volo del succiacapre europeo in una galleria del vento. I risultati, pubblicati sulla rivista PLOS Biology, mostrano come le sue ali siano il risultato di un compromesso tra due esigenze molto diverse: percorrere migliaia di chilometri durante le migrazioni e riuscire a volare lentamente, cambiando direzione all'improvviso, quando deve catturare le sue prede.

Chi è il succiacapre e perché si chiama così

Immagine
Il succiacapre (Caprimulgus europaeus) si chiama così per l’errata credenza che succhiasse il latte agli animali allevati

Il succiacapre (Caprimulgus europaeus) è un uccello migratore presente anche in Italia, dove arriva in primavera per riprodursi e riparte tra la fine dell'estate e l'autunno per raggiungere l'Africa sub-sahariana. Frequenta soprattutto ambienti aperti e semiaperti, come radure, campagne, brughiere, pinete e boschi poco fitti. Ha un piumaggio grigio e marrone estremamente mimetico, che lo rende quasi invisibile quando riposa a terra durante il giorno.

Il suo nome deriva da un'antica credenza popolare, secondo cui questi uccelli si avvicinavano di notte alle capre per succhiarne il latte. Naturalmente non è vero. Probabilmente questa leggenda è nata perché i succiacapre venivano osservati vicino alle greggi e alle stalle, dove si concentravano numerosi insetti attratti dagli animali domestici. Anche il suo nome scientifico Caprimulgus richiama questa credenza e significa proprio "che munge le capre". In realtà, i succiacapre si nutrono quasi esclusivamente di insetti, soprattutto falene e coleotteri, che catturano in aria spalancando la loro enorme bocca.

Tra i comportamenti più curiosi di questa specie c'è anche il cosiddetto "applauso". Durante le esibizioni territoriali e di corteggiamento, soprattutto i maschi possono battere rapidamente le ali sopra il dorso, producendo uno schiocco secco che ricorda il rumore di due mani che applaudono. È uno dei tanti segnali utilizzati da questi uccelli per comunicare, insieme al caratteristico canto notturno, un lungo trillo continuo che può essere sentito di notte anche a notevole distanza.

Il segreto delle ali del succiacapre: una tecnica di volo simile a quella dei pipistrelli

Per capire come volano questi uccelli, i ricercatori hanno osservato alcuni succiacapre all'interno di una galleria del vento, un ambiente che permette di studiare il volo in condizioni controllate. Analizzando i movimenti delle ali e i flussi d'aria prodotti a diverse velocità, hanno così scoperto che i succiacapre generano una spinta in avanti anche quando sollevano le ali, durante la fase del battito chiamata risalita.

È un risultato interessante perché negli uccelli la spinta viene generalmente associata soprattutto alla fase in cui le ali si abbassano. Durante la risalita, invece, molte specie ripiegano parzialmente le ali per ridurre la resistenza dell'aria. Nei succiacapre, che non possono ripiegarle allo stesso modo, questa fase contribuisce invece attivamente alla propulsione. Si tratta di una soluzione aerodinamica già osservata soprattutto nei pipistrelli e negli insetti, ma molto meno comune tra gli uccelli.

Immagine
Le ali del succiacapre sacrificano una maggiore velocità di volo a fare di una migliore manovrabilità

I ricercatori hanno inoltre scoperto che le estremità larghe delle ali, particolarmente utili per volare lentamente e compiere manovre rapide durante la caccia, comportano però anche uno svantaggio. Quando il succiacapre aumenta la velocità, infatti, la produzione della portanza, cioè la forza aerodinamica che contribuisce a mantenerlo in aria, diventa così meno efficiente.

Questo significa che le sue ali non sono perfettamente ottimizzate per affrontare lunghe migrazioni, ma rappresentano un compromesso evolutivo tra il volo a velocità sostenuta per le grandi distanze e quello più lento e manovrabile per catturare gli insetti. Questo compromesso, almeno in parte, contraddice l'idea che un migratore a lungo raggio – che attraversa interi continenti – debba necessariamente essere una "macchina" volante perfetta.

Dal volo del succiacapre ai droni del futuro

La ricerca, oltre ad aiutare a comprendere meglio le capacità di volo dei succiacapre, potrebbe avere applicazioni anche nella progettazione di piccoli velivoli robotici. I droni dotati di ali battenti, infatti, devono affrontare alcuni degli stessi problemi aerodinamici degli animali, soprattutto quando non possono ripiegare completamente le ali durante il movimento.

Gli scienziati vogliono quindi capire meglio quanto sia diffusa questa particolare tecnica di volo anche in altri animali voltanti uccelli al di fuori dei succiacapre, un gruppo composto da quasi cento specie diverse diffuse in tutto il mondo. In questo modo, la biomimesi – che studia e imita forme, processi e meccanismi della natura – potrebbe sviluppare nuove soluzioni per la progettazioni di droni più efficienti a seconda del contesto in cui devono essere utilizzati.

Questa scoperta, però, mostra soprattutto che non esiste un'unica forma di ala ideale per volare. Nel caso del succiacapre, la selezione naturale ha favorito caratteristiche diverse che gli permettono di risolvere due necessità apparentemente in contraddizione tra loro: attraversare interi continenti durante le migrazioni e inseguire piccoli insetti nell'oscurità, anche a velocità molto basse.

Sfondo autopromo
Segui Kodami sui canali social
api url views