
Gli uccelli sono famosi per i loro rituali di corteggiamento, come i canti melodiosi, i piumaggi colorati o le danze elaborate. Eppure esistono specie che hanno trovato un modo molto particolare per attirare una compagna: applaudire. Non con le mani, naturalmente, ma con le ali. Tra questi ci sono i succiacapre, come il nostro Caprimulgus europaeus, capace di produrre un suono secco e improvviso battendo tra loro le ali durante il corteggiamento.
Sono uccelli notturni e anche per questo per decenni gli ornitologi avevano solo sentito questi schiocchi, senza riuscire a capire con precisione come venissero prodotti. Ora uno studio pubblicato sul Journal of Avian Biology ha finalmente documentato questo comportamento nel dettaglio in una specie sudamericana: il succiacapre codaforbice (Hydropsalis torquata).
I ricercatori, guidati da Christopher Clark dell'Università della California Riverside e dall'ornitologo Juan Ignacio Areta del CONICET, hanno usato telecamere a infrarossi ad alta velocità per osservare gli uccelli durante la notte, senza disturbarli. Le registrazioni hanno mostrato che i maschi, mentre cercano di accoppiarsi, sbattono rapidamente tra loro le articolazioni delle ali producendo un rumore molto simile a un applauso.
L'applauso notturno del succiacapre

I succiacapre sono uccelli notturni con grandi occhi adattati al buio e piume e penne marroni mimetiche che li fanno sembrare quasi invisibili tra rocce, rami e cortecce. Si chiamano così per l'errata e antichissima convinzione che succhiassero il latte dalle mammelle degli animali domestici nelle stalle. In realtà, di notte cacciano falene e altri insetti volando silenziosamente e con la loro enorme bocca spalancata.
I maschi del succiacapre codaforbice si distinguono soprattutto per la lunga coda biforcuta, che durante il corteggiamento viene aperta come una forbice, da qui il nome. Ma l'aspetto più curioso resta proprio il loro "applauso".
Le immagini raccolte dai ricercatori hanno confermato che il suono non viene emesso dalla voce, come accade nel canto degli uccelli, ma è un vero e proprio rumore meccanico. Gli uccelli fanno battere tra loro le ossa del radio, una delle due ossa principali dell'ala, equivalente al nostro avambraccio. Secondo gli autori, questo sistema di produzione di segnali sonori potrebbe essere in realtà molto più diffuso. Di solito ci concentriamo sul canto, eppure tanti uccelli producono suoni anche con ali, becco e artigli e persino oggetti.
Non solo succiacapre: anche rapaci e gufi "applaudono"
L'applauso con le ali non è infatti un comportamento esclusivo dei succiacapre. Anche altre specie utilizzano rituali simili durante il volo nuziale, soprattutto alcuni rapaci. Tra gli esempi più noti ci sono il falco pecchiaiolo (Pernis apivorus) e il gufo di palude (Asio flammeus). Durante il corteggiamento questi uccelli compiono spettacolari voli acrobatici e, in alcuni momenti, sollevano rapidamente le ali sopra il corpo (o sotto, nel caso del gufo) facendole battere tra loro.
Il risultato è un suono secco, molto simile a un applauso umano, che serve probabilmente a comunicare vigore, salute o disponibilità all'accoppiamento. Nei rapaci questi voli sono spesso molto appariscenti e vengono eseguiti con picchiate, risalite improvvise e battiti rumorosi che diventano una sorta di esibizione aerea con cui il maschio cerca di impressionare la femmina. È un linguaggio fatto di movimenti e suoni, ma senza usare vocalizzazioni.
Un linguaggio ancora poco conosciuto

Gli studiosi stanno cercando di capire quanto possano essere complessi questi segnali sonori "non vocali". Nel canto, infatti, la voce permette enormi variazioni di tono, intensità e ritmo. Ma anche gli schiocchi delle ali potrebbero trasmettere informazioni precise. Per esempio, il suono potrebbe indicare la forza fisica del maschio, la sua età oppure la qualità del territorio che occupa. Non è ancora chiaro, però, quanto questi rumori possano variare da individuo a individuo.
I ricercatori hanno anche controllato alcuni individui conservati nei musei per verificare se i succiacapre avessero sviluppato strutture anatomiche particolari per facilitare l'applauso, ma non hanno trovato adattamenti specifici. Secondo gli autori, questo significa che forse non servono modifiche anatomiche speciali per produrre suoni forti: un po' come gli esseri umani, che riescono ad applaudire pur non avendo mani evolute specificamente per farlo.
Lo studio ha rivelato infine anche un altro dettaglio curioso: durante gli inseguimenti aerei tra individui i succiacapre producono un secondo suono ancora misterioso, la cui origine non è stata identificata. Per gli scienziati, tutto questo dimostra chiaramente quanto il mondo naturale sia ancora poco conosciuto, soprattutto di notte, quando gli animali comunicano in modi che sfuggono facilmente allo sguardo umano.