UN PROGETTO DI
video suggerito
video suggerito
7 Agosto 2026
8:08

I libanesi sotto i bombardamenti non dimenticano i loro animali. “Non possiamo lasciarli indietro”

Sotto i bombardamenti in Libano, molti sfollati hanno scelto di non abbandonare i propri animali. Le storie raccolte da Medici Senza Frontiere raccontano gatti e uccellini salvati insieme alle famiglie, simbolo di un legame che resiste anche alla guerra.

Immagine

Sotto le bombe israeliane che continuano a cadere in Libano ci sono persone che hanno dovuto lasciare le loro case e anche i loro animali. Ma il legame che si ha con un animale domestico è più forte della paura della morte e sono tanti gli sfollati che tornano indietro per recuperare cani, gatti e c'è anche chi non ha dimenticato i suoi uccellini.

Le storie di queste persone sono state raccolte da Medici Senza Frontiere, come simbolo della resilienza di chi sottoposto allo sfollamento è costretto a compiere scelte difficili su cosa portare con sé. "Eppure, per molte famiglie in Libano, lasciare indietro i propri animali domestici non è mai stata un'opzione – spiegano da MSF – Durante le visite nei centri di accoglienza collettivi, i nostri team hanno incontrato persone fuggite insieme ai loro gatti, uccellini e ad altri animali da compagnia. Tutti hanno ripetuto la stessa frase: ‘Hayde rouh metlna', ‘È un'anima, proprio come la nostra'".

Malak e Mika, la vita con una gatta nel centro sfollati

Malak e la sua gatta Mika oggi sono in un centro per sfollati a Beirut. La donna originaria del Libano meridionale, si era trasferita a Beirut ma le bombe l'hanno costretta ad allontanarsi dalla sua casa. Con sé ha portato via Mika, il suo primo pensiero prima di dire addio a tutto ciò che aveva. "Quando il bombardamento è caduto vicino a noi, non potevo lasciarla indietro – ha raccontato ai medici – Non potevo semplicemente cacciarla o abbandonarla, così l'portata con me. Da allora dorme accanto a me e mi sta sempre vicino. Sono profondamente legata a lei. In fondo è un essere vivente, proprio come noi".

Malak ricorda di aver sentito più di una persona che la invitava a lasciare l'animale in un posto sicuro dove si sarebbero presi
cura di lei, "ma non ci sono riuscita. Voglio essere io a darle da mangiare e da bere: lei non dorme da nessun'altra parte se non vicino a me.
Mi hanno perfino suggerito di affidarla a una struttura e pagare qualcuno perché se ne prendesse cura, ma ho rifiutato. Almeno, se è con me, so che sta bene. In questo momento la nutro con il cibo che riceviamo. Non sempre riesco a procurarle del cibo per gatti, quindi condivido con lei quello che abbiamo".

Il piccolo Fouad, la visita medica con la gatta Loulou

Immagine

Tra gli sfollati sono tanti anche i bambini. Fouad, 10 anni, è legatissimo alla gatta Loulou e con lei si è presentato ad una visita della clinica mobile di Medici Senza Frontiere in un centro di accoglienza collettivo a Beirut. Sua madre, Nisreen, è la testimone della loro terribile esperienza: "Siamo stati costretti a lasciare la periferia sud di Beirut. Quando abbiamo abbandonato la nostra casa, Loulou era con noi. Aveva solo tre mesi e mezzo e non potevamo lasciarla sotto i bombardamenti. È un essere vivente, non potevamo semplicemente abbandonarla. Fa parte della famiglia, e da allora resta sempre accanto a Fouad".

Koko e Kouki, due uccellini rimasti anche loro senza casa

Immagine

Quando si parla degli animali che fanno parte del quotidiano delle persone, si pensa spesso solo a cani e gatti. Ma Hasna è tornata indietro per salvare i suoi due uccellini, Koko e Kouki. Ora sono tutti e tre in un centro per sfollati nella capitale libanese, dove si sono ritrovati all'indomani di un altro bombardamento. La donna era fuggita da Laylaki con la sua famiglia ma poi è tornata indietro per riportare con sé i suoi uccellini . "Ho lasciato la mia casa alle tre e mezza del mattino. Siamo partiti con i vestiti che avevamo addosso – ricorda – C'era un traffico enorme, le strade erano piene di persone e tutti cercavano di fuggire e mettersi in salvo. Grazie a Dio siamo riusciti ad andarcene. Vivo a Laylaki con mio marito e i nostri tre figli. Koko e Kouki vivono con noi da quasi un anno. Sono tornata indietro solo per riprenderli: sono anime, proprio come me e i miei figli".

Nelle guerre o nelle calamità naturali, c'è chi pensa a salvare gli animali

Durante le guerre e le calamità naturali, nella tragedia collettiva che riguarda esseri umani inermi e vittime di conflitti o tragedie naturali, emergono spesso storie virtuose di chi non lascia i propri animali da soli. E' successo recentemente con il terremoto in Venezuela, dove abbiamo visto ad esempio un uomo uscire da un palazzo devastato dalle scosse con in braccio il suo cane o negli sforzi dei soccorritori per tirare fuori dalle macerie il Bouledogue francese Aquiles o il cane Billy. Anche in Palestina c'è chi, nonostante continui la pressione israeliana sulla popolazione, bada agli animali randagi che sono aumentati come conseguenza dell'attacco israeliano e sta facendo di tutto perché non venga loro applicata l'eutanasia. 

Le storie di Medici senza frontiere sono state raccolte anche per raccontare in modo diverso la Giornata internazionale del gatto, che cade ogni anno il 9 agosto. Ma ci è sembrato opportuno dare loro spazio a prescindere dalla ricorrenza, come simbolo di quel legame che si crea tra esseri umani e altre specie con cui si salda una relazione unica al mondo. Anche sotto le bombe.

Sfondo autopromo
Segui Kodami sui canali social
api url views