
Nel 2019, 400 cani del canile comunale di Palermo furono trasferiti, su decisione dell'allora amministrazione pubblica, dal capoluogo siciliano a due strutture private in provincia di Caserta. Quella decisione fu profondamente osteggiata dalle associazioni e dai volontari che operavano all'interno della struttura, che si batterono a fondo per non perdere quegli animali che seguivano con cura e amore. Non ci fu però nulla da fare e il trasferimento dei 400, fino a ieri, era rimasto una ferita aperta nell'animo dei palermitani.
Ora 150 di quei cani sono "ritornati a casa", lì dove la vita comunque in canile possa essere definita così, a distanza di sette anni dal giorno in cui lasciarono Palermo e ciò è avvenuto grazie all'attuale compagine di governo locale. Abbiamo parlato direttamente con Fabrizio Ferrandelli, assessore al Benessere degli animali, che con noi ha voluto ricostruire la storia dei 400 cani "deportati" e i passi che farà l'amministrazione per garantire il loro benessere.
Assessore, prima di tutto ci aiuti a ricostruire la storia di questi cani

Già nel 2019, quando ero consigliere comunale di opposizione, mi opposi con forza al trasferimento dei cani da Palermo a Caserta. Insieme alle associazioni animaliste del territorio intraprendemmo una battaglia perché ritenevamo che allontanare gli animali dalla Sicilia avrebbe reso molto più difficile controllarne lo stato di salute, monitorarne il benessere e favorirne l’adozione. Un cane che si trova a centinaia di chilometri di distanza esce inevitabilmente dal circuito virtuoso delle adozioni costruito negli anni grazie alla collaborazione tra Comune, volontari e associazioni.
In quegli anni mi sono recato personalmente nei canili di Caserta per effettuare ispezioni e, insieme alle associazioni, non abbiamo mai smesso di seguire la vicenda. Un anno e nove mesi fa, appena nominato assessore al Benessere animale, ho ripreso immediatamente in mano questo dossier, determinato a chiudere una delle pagine più dolorose della storia del randagismo palermitano.
Lei ha parlato di “deportazione” di oltre 400 cani. A cosa si riferisce?
Uso volutamente questo termine perché ritengo che quei cani siano stati allontanati dal loro territorio senza che fosse garantita una reale possibilità di vigilare costantemente sulle loro condizioni. Non intendo esprimere un giudizio sulle persone, ma su una scelta amministrativa che considero profondamente sbagliata.
Da assessore ho combattuto innanzitutto per rendere inefficaci le clausole del precedente contratto che prevedevano, dopo alcuni anni, la cessione della proprietà dei cani alla società aggiudicataria dell’appalto. Se il Comune avesse perso la titolarità degli animali, avrebbe perso anche il potere di vigilare concretamente sul loro destino. Mantenere la proprietà dei cani significava mantenere la responsabilità morale, giuridica e amministrativa nei loro confronti.
Quanti dei 400 cani trasferiti sono effettivamente tornati a Palermo?
Purtroppo non tutti. Dei circa 400 cani trasferiti negli anni, tra decessi e adozioni, sono riusciti a rientrare a Palermo circa 150 animali. È un numero che racconta da solo quanto tempo sia trascorso e quanto profonda sia stata questa ferita.

Molti animali sono rientrati con patologie importanti, tra cui casi di leishmaniosi. Avete interloquito con chi li deteneva?
Abbiamo innanzitutto concentrato ogni sforzo sul loro recupero. Oggi quasi il 90% dei cani rientrati presenta la leishmaniosi e alcuni manifestano anche problemi nutrizionali e altre condizioni cliniche che stiamo approfondendo. Per ciascun animale sono in corso accertamenti veterinari completi finalizzati a valutarne lo stato di salute, predisporre una cartella clinica individuale e programmare tutte le cure necessarie. Il nostro obiettivo è restituire dignità e assistenza a ogni singolo cane.
Quali altri problemi sanitari o comportamentali presentano?
Oltre alle patologie fisiche, molti animali mostrano i segni di una lunga permanenza in canile. Alcuni sono particolarmente fragili dal punto di vista comportamentale e avranno bisogno di tempo, attenzioni e percorsi di recupero. Ogni situazione viene affrontata singolarmente, con il supporto dei veterinari e delle associazioni che ci affiancano quotidianamente nel monitoraggio e nella gestione degli animali.
Quanto è costato al Comune il trasferimento e il mantenimento dei cani negli anni?
Parliamo di un impegno economico molto rilevante. Il mantenimento di un cane ha un costo giornaliero che, moltiplicato per 365 giorni e per centinaia di animali, genera cifre importanti per il bilancio comunale. Il costo giornaliero a cane è di 4,50 euro. Tuttavia, non abbiamo mai considerato questa una questione economica. Per noi è sempre stata una questione etica. Per questo, insieme al sindaco Roberto Lagalla, abbiamo individuato tutte le coperture finanziarie necessarie per riportare i cani in Sicilia e garantire loro assistenza.
Il Comune si farà carico dei costi delle cure?
Assolutamente sì. Il Comune di Palermo garantirà il mantenimento e tutte le cure veterinarie necessarie per questi animali per tutta la loro vita naturale. È un impegno preciso che ci siamo assunti e che intendiamo rispettare fino in fondo.

Perché il rientro dei cani è avvenuto solo adesso?
Perché è stato necessario affrontare un percorso estremamente complesso, fatto di contenziosi, azioni legali, revisione dei contratti e reperimento delle risorse economiche necessarie. Abbiamo dovuto chiudere un lungo contenzioso con la società che gestiva il servizio, superare vincoli contrattuali e creare le condizioni amministrative e finanziarie per riportare gli animali in Sicilia. È stato un lavoro lungo e difficile, ma non abbiamo mai smesso di perseguire questo obiettivo.
Ha annunciato un appello alla città per favorire le adozioni. Qual è il piano?
Il nostro appello è rivolto non solo ai cittadini di Palermo, ma all’Italia intera. Questi cani sono ormai anziani. Vorremmo che gli ultimi mesi o anni della loro vita fossero vissuti finalmente in una casa, circondati dall’affetto di una famiglia. Insieme alle associazioni animaliste, che ringrazio per il lavoro instancabile svolto in questi anni, promuoveremo campagne di sensibilizzazione e percorsi di adozione affinché ciascuno di loro possa avere una seconda possibilità.
Come evitare che situazioni analoghe si ripetano?
La prima lezione che abbiamo imparato è che gli animali non possono essere trattati come un problema esclusivamente economico. La loro tutela è una responsabilità sociale, culturale ed etica di tutta la comunità. Palermo ha scelto di cambiare rotta: mantenere la titolarità pubblica degli animali, garantire controlli costanti, lavorare fianco a fianco con le associazioni e tenere i cani il più possibile vicini al territorio, perché solo così è possibile proteggerli davvero e favorirne l’adozione.
Cosa ha permesso concretamente la restituzione dei cani al Comune di Palermo?
Se avessimo ceduto la proprietà di questi cani ai concessionari, oggi probabilmente il Comune non avrebbe più avuto alcun potere di vigilanza sul loro destino. Ci siamo chiesti dove sarebbero finiti, chi avrebbe garantito il loro mantenimento e la loro tutela. Non abbiamo mai avuto risposte rassicuranti. Per questo abbiamo scelto di riportarli a casa. Per tenerli vivi, curarli e offrire loro, finalmente, la dignità che meritano. Con il rientro di questi cani abbiamo chiuso una vicenda durata quasi dieci anni. Una ferita che difficilmente potrà essere cancellata, ma dalla quale vogliamo trarre un insegnamento. Palermo vuole diventare un esempio nazionale: dimostrare che il benessere animale non si misura con un contratto o con un risparmio economico, ma con la capacità di una comunità di prendersi cura dei più fragili.

L'educatrice cinofila: "Una battaglia lunga anni, cani trattati come merce"
Sul tema, abbiamo raggiunto anche Giorgia Matesi, educatrice cinofila che per anni ha operato all'interno del canile di Palermo e referente locale della Lav. "Questa storia comincia tra il 2018 e il 2019. Noi come associazioni e come volontarie impegnate all'interno del canile municipale ci siamo barricati per impedire questo trasferimento di massa: tutto era stato fatto contro cani che avevano anche un indice di adottabilità molto basso e non era di certo un trasferimento fatto per dare loro un futuro ma finalizzato a farli comunque marcire, morire nei box. Erano considerati come merce di poco valore".
Matesi si sofferma poi su ciò che è stato fatto prima e dopo per arrivare a questo punto, sottolineando gli aspetti più bui delle gestioni dei canili: "Ci siamo opposti fortemente a questa deportazione e l'assessore Ferrandelli si è impegnato tantissimo per portare avanti la battaglia. Non è questa una strategia ‘risolutiva' di problemi sociali che magari molti includono nella questione del fenomeno del randagismo: non è allontanando i cani e chiudendoli in altre strutture che si mette in atto un contributo positivo per nessuno, né per gli animali né per gli umani, ma soltanto a favore del solito profitto di pochi".
L'educatrice descrive bene anche la situazione attuale dei cani rientrati a Palermo: "Sono molto provati: hanno sguardi persi nel vuoto, sono stati trovati pieni di zecche. Si tratta di anziani, quasi tutti hanno la leishmania. Ma il punto è anche che molti hanno ferite nell'anima e ci piacerebbe, dato che non possiamo cancellare il loro passato, dare loro un futuro". Le sue parole sono fondamentali per capire anche che "molti di loro sono cani socievoli, tanti sono dei meticci di Pitbull, molto aperti nei confronti delle persone nonostante tutto quello che hanno passato".
Il senso, secondo la referente della Lav che da anni si occupa tanto dei cani di canile che dei cani di quartiere nel palermitano, è ora solo uno: "Speriamo si facciano avanti persone che hanno il senso di responsabilità e la volontà di dare loro la possibilità di vivere l'ultimo periodo della vita in pace: accuditi, in un luogo dove possano sentirsi veramente ascoltati, amati e dove non morire da soli. Come purtroppo è accaduto a chi non è tornato a Palermo. I sopravvissuti vorremmo che trovassero delle persone in grado di poter dare loro la dignità che meritano nell'ultimo periodo che gli resta da vivere".
Per info sulle adozioni: adozioni.palermo@lav.it – 3534588917