
C'è una regione in cui in natura sembra non esserci più spazio per il "miglior amico dell'uomo". Una regione unica in termini di biodiversità e presenza di fauna selvatica e in cui il simbolo sono i Pastori Abbruzzesi Maremmani: cani che da sempre camminano accanto a pascoli e pastori ma alcuni di loro subiscono spesso un destino infelice. Sono tanti infatti i soggetti che nascono a causa di un mancato monitoraggio dei cosiddetti "padronali": cani che girano liberi per il territorio, che hanno comunque un umano di riferimento ma che non essendo sterilizzati producono cucciolate in continuità e che vengono poi accalappiati e rinchiusi nei canili.
Lo scorso febbraio, la giornalista Federica Bertoni ha lanciato un appello sui social per far conoscere la realtà drammatica in cui vivono i cani abbandonati e dimenticati nei canili rifugio abruzzesi: non solo maremmani, anche molti esemplari da caccia e altri meticci. Tutti considerati i “cani di nessuno”, quando invece dovrebbero essere animali appartenenti alla comunità. La presidente della Fondazione Cave Canem ETS, l’avvocato Federica Faiella, ha preso a cuore l'appello e ha messo in atto un progetto finalizzato a far conoscere ciò che accade e, soprattutto, ad agire sul campo per migliorare le condizioni degli animali reclusi e sottoposti a quello che inevitabilmente si trasforma in un "fine pena mai".
La Fondazione ha così portato il progetto "SOS Canili" in Abruzzo, legato anche alla petizione online emergenza canili lager", e il team di educatori è entrato nel Canile Comunale di Sante Marie all'Aquila. Ora, a distanza di quattro mesi dal primo ingresso, è stato pubblicato un video che documenta le condizioni riscontrate durante i primi passi nella struttura e la Fondazione ha rinnovato l’impegno di contribuire alla costruzione di un percorso di cambiamento concreto, scegliendo di non voltarsi dall’altra parte.

"Spesso si ritiene che l’unica risposta possibile alle situazioni di criticità all’interno dei canili sia la denuncia e il conseguente sequestro delle struttura – sottolinea Federica Faiella – Si tratta certamente di strumenti indispensabili quando emergono ipotesi di reato o situazioni incompatibili con il benessere animale, ma troppo spesso si ignora ciò che accade dopo, quando i riflettori mediatici si spengono".
La presidente della Fondazione fa riferimento ai numerosi casi, non solo in Abruzzo, di interventi delle Forze dell'ordine che portano poi al sequestro degli animali. Un'attività che nasce per tutelare i cani dai loro aguzzini ma che poi si trasforma in una condanna a un limbo giudiziario in cui rimangono e che ha come altro effetto anche la difficoltà di dove tenerli in attesa che i procedimenti vanno avanti.
"I cani sottoposti a sequestro vengono frequentemente trasferiti con urgenza in altre strutture che non sempre rappresentano una soluzione migliore. Inoltre, gli animali finiscono spesso per rimanere vincolati ai procedimenti giudiziari per anni, trascorrendo la propria esistenza in un box e perdendo qualsiasi concreta possibilità di essere accolti in una famiglia. Paradossalmente, possono passare da una situazione di degrado a una condizione di solitudine istituzionalizzata che continua a negare loro una vita dignitosa".
"Quando siamo entrati per la prima volta nel canile di Sante Marie abbiamo trovato una realtà che presentava criticità importanti ma anche persone che hanno scelto di chiedere aiuto anziché nascondere i problemi – spiega Mirko Zuccari, responsabile delle attività operative sul campo della Fondazione Cave Canem – È proprio questa disponibilità al confronto che rende possibile avviare percorsi di cambiamento reale. Il nostro obiettivo non è sostituirci agli enti competenti, ma mettere a disposizione competenze tecniche, esperienza e strumenti operativi per accompagnare un processo di miglioramento che sia concreto, misurabile e duraturo nel tempo".
Il senso del lavoro che la Fondazione sta svolgendo all'Aquila è di riuscire nell'intento di trasformare i canili da luoghi di mera custodia a presìdi territoriali di legalità, benessere animale e responsabilità collettiva, affinché nessun cane venga lasciato indietro e nessuna comunità sia costretta ad affrontare da sola problemi che richiedono competenze, collaborazione e visione.