
Basta dare un nome proprio a una gallina, raccontare cosa le piace mangiare e descrivere la sua storia come individuo per cambiare il modo in cui i bambini la considerano. E, in alcuni casi, persino per spingerli anche a mangiare meno carne di pollo. È quanto emerge da un nuovo studio condotto da tre ricercatrici della SWPS University, in Polonia, e pubblicato sulla rivista Appetite.
La ricerca dimostra che conoscere un animale come individuo, anziché come semplice rappresentante della sua specie, può influenzare l'empatia dei bambini e persino le loro scelte alimentari. Ma c'è anche un limite importante: quando la carne piace molto, conoscere la storia dell'animale non sembra essere sufficiente a cambiare le preferenze.
Cosa succede quando una gallina ha un nome e una storia individuale
Le ricercatrici hanno coinvolto bambini tra i 5 e i 6 anni in due esperimenti per capire se conoscere personalmente, almeno attraverso un racconto, un animale destinato all'alimentazione potesse modificare il loro atteggiamento nei suoi confronti. Nel primo esperimento, ai bambini è stata mostrata la sagoma di una gallina. Ad alcuni è stata presentata come Lelek, un animale con un nome, gusti alimentari e abitudini ben precise. Ad altri sono state fornite le stesse informazioni, ma riferite genericamente alle galline, senza identificare un individuo particolare.
Successivamente, i piccoli partecipanti hanno dovuto preparare dei panini giocattolo, scegliendo tra diversi ingredienti finti, tra cui formaggio, pomodoro, affettati di pollo e di maiale. I risultati hanno mostrato che i bambini che avevano conosciuto Lelek tendevano a scegliere meno affettati di pollo, soprattutto quando già in partenza non erano particolarmente interessati a mangiare carne.

Nel secondo esperimento, le ricercatrici hanno approfondito un altro aspetto: è sufficiente dare un nome a un animale oppure è necessario presentarlo come un individuo unico? Questa volta la gallina si chiamava Chico. A un gruppo è stata raccontata la sua storia personale, sottolineando le caratteristiche che la distinguevano dalle altre galline. A un secondo gruppo Chico è stata presentata sempre come una gallina con un nome, ma sostanzialmente uguale alle altre. Un terzo gruppo ha invece ricevuto soltanto informazioni generali sulla specie.
È emerso che presentare la gallina come un individuo unico era più efficace nel ridurre la preferenza per la carne di pollo anche rispetto al semplice fatto di attribuirle un nome.
L'empatia verso un animale può estendersi anche agli altri della sua specie
Il risultato più interessante riguarda però il fatto che i bambini non si limitavano a mostrare maggiore attenzione verso Lelek o Chico. La loro considerazione sembrava estendersi anche alle altre galline, che non avevano mai conosciuto e che non avevano un nome. È un meccanismo che gli psicologi conoscono già in altri contesti e che viene definito effetto della vittima identificabile (identifiable victim effect).

In sostanza, siamo generalmente più propensi a provare empatia e ad aiutare qualcuno quando conosciamo la sua identità e la sua storia, piuttosto che quando viene presentato come uno dei tanti individui anonimi. "Presentare una gallina come un individuo con un proprio nome e caratteristiche davvero distintive si è rivelato più efficace nello scoraggiare la scelta di carne di pollo rispetto a presentare una gallina che aveva un nome, ma era per il resto simile alle altre", ha spiegato Aleksandra Rabinovitch, psicologa della SWPS University e tra le autrici dello studio.
Secondo la ricercatrice, riconoscere l'unicità di un animale può quindi spingere i bambini a considerarlo meritevole di protezione e a estendere questa attenzione anche agli altri individui della stessa specie. L'effetto, però, non è universale. Conoscere una gallina e sviluppare empatia nei suoi confronti non ha modificato le scelte relative alla carne di maiale. Inoltre, nei bambini che già amavano particolarmente mangiare carne, conoscere il nome e le abitudini della gallina non ha prodotto cambiamenti significativi.
Un individuo per incoraggiare scelte alimentari più sostenibili

Le autrici sottolineano quindi che le preferenze alimentari personali e le abitudini familiari continuano ad avere un peso importante. Tuttavia, lo studio suggerisce comunque che raccontare gli animali come individui, ciascuno con una propria identità e una propria storia, potrebbe essere uno strumento utile anche nell'educazione dei più piccoli, per favorire una maggiore attenzione verso gli altri esseri viventi e incoraggiare scelte alimentari più sostenibili.
Va però ricordato che gli esperimenti hanno misurato soprattutto intenzioni e preferenze espresse attraverso un gioco con cibo finto, non una riduzione effettiva e duratura del consumo di carne nella vita reale.
Resta però un aspetto molto interessante: per un bambino, una gallina con un nome, una storia e delle abitudini può smettere di essere soltanto una gallina qualsiasi e diventare un individuo unico. E questo, almeno in alcune circostanze, può bastare a cambiare il modo in cui considera anche tutte le altre.