
C’è un momento che può cambiare per sempre la vita di alcune persone adulte e anche quella dei cani. E' quando entrambi iniziano a dimenticare qualcosa, senza accorgersi che sta per iniziare un processo che porterà al declino cognitivo. Succede negli esseri umani con l'Alzheimer e anche al "miglior amico dell'uomo" nel quale uno studio ha riscontrato somiglianze evidenti con alcune alterazioni tipiche della malattia nell'essere umano.
I cani, infatti, manifestano un declino cognitivo legato all'età che viene denominato "sindrome da disfunzione cognitiva canina" (CCD). In genere colpisce i cani di età superiore agli otto anni ed è associato a segni di demenza simili a quelli che si verificano nella malattia di Alzheimer negli esseri umani.
Anche un cane anziano, dunque, secondo quanto riportato già in letteratura scientifica e ribadito nella ricerca a cura di un team di ricercatori americani, può ritrovarsi a non riconoscere più, ad esempio, i punti di riferimento che aveva: dal non muoversi più con serenità nei luoghi familiari al non identificare la persona di riferimento. Altri sintomi sono i disturbi nel sonno, analizzati in un altro studio in cui è stato dimostrato che il sonno disturbato dei cani sofferenti di demenza senile è simile a quello delle persone con Alzheimer.
Nella ricerca americana sono stati analizzati i tessuti cerebrali post mortem di 24 cani anziani ed è emerso che la similitudine tra umani e animali riguarda non solo il comportamento ma coinvolge la struttura cerebrale nel profondo. Gli studi precedenti, infatti, si basavano principalmente sull'osservazione dei cambiamenti che tendenzialmente erano rappresentati da disorientamento, dalla modificazione nelle interazioni sociali, dalle alterazioni del sonno e dalla perdita di alcune capacità acquisite. Il nuovo studio ha affrontato il problema con un approccio mirato a comprendere le alterazioni cerebrali attraverso, appunto, l'analisi di diverse aree del cervello, confrontando i risultati con le valutazioni cognitive raccolte quando i cani erano ancora in vita.
Due proteine in particolare sono risultate essere le principali responsabile del declino cognitivo: la beta-amiloide, che può accumularsi nel cervello formando depositi e la tau fosforilata. Nell’Alzheimer umano, le alterazioni legate a queste proteine sono tra i principali segni neuropatologici della malattia. Nei resti di tutti i cani analizzati, i ricercatori hanno trovato depositi di beta-amiloide nella neocorteccia e nell’ippocampo, regione coinvolta nei processi di memoria e apprendimento, i depositi erano presenti nell’87,5 per cento dei casi.
Studiare i cani è utile, secondo i ricercatori, per migliorare anche in termini di salute umana. Ma questa ricerca, considerata dal punto di vista della relazione con un quattro zampe, è utile per comprendere che Fido nella sua età adulta affronta dei cambiamenti importanti e che può essere anche soggetto al declino cognitivo. Per una persona di riferimento prepararsi a questa possibilità è molto importante, proprio perché si tende a non pensare che anche un cane possa avere una patologia come l'Alzheimer e notare dei cambiamenti diventa fondamentale per tutelare il nostro compagno canino e seguirlo durante il processo di invecchiamento.
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