
Nel Borneo malese crescono alberi molto particolari che offrono letteralmente vitto e alloggio alle formiche. Sono alcune specie del genere Macaranga, piante tropicali mirmecofile che hanno sviluppato nel corso dell’evoluzione fusti cavi per ospitare le colonie di insetti e particolari corpi nutritivi per dar loro anche da mangiare. Le formiche vivono proprio dentro la pianta e in cambio la difendono da parassiti e altri animali che vorrebbero mangiarne le foglie.
È una simbiosi che va avanti da milioni di anni, ma qualcun altro ha cominciato ad approfittarne. Uno studio pubblicato recentemente sulla rivista scientifica PeerJ ha infatti scoperto che alcune vespe predatrici stanno utilizzando sempre più spesso le cavità costruite dalle piante per le formiche per costruirci i propri nidi.
Le vespe prendendo le "case" delle formiche

I ricercatori si sono concentrati soprattutto su Macaranga pearsonii, una specie diffusa anche negli ambienti alterati del Sabah, nel Borneo malese. Qui vive in stretta associazione con formiche del genere Crematogaster, soprattutto C. linsenmairi e C. borneensis. Questo tipo di simbiosi viene chiamata mutualismo: entrambe le specie coinvolte ottengono infatti un vantaggio. La pianta offre rifugio e cibo, mentre le formiche pattugliano foglie e rami, tenendo lontani bruchi e altri animali erbivori.
Aprendo e analizzando 213 piante, però, gli scienziati hanno trovato nelle stesse cavità anche nidi di vespe riconducibili soprattutto alla specie Dasyproctus agilis. Queste vespe solitarie hanno abitudini molto diverse dalle formiche: gli adulti catturano le mosche, le paralizzano e le trasportano all'interno del fusto della pianta. Qui diventano una riserva di cibo ancora fresco per le larve della vespa.
In pratica, una struttura nata nel corso dell'evoluzione come "casa" per le formiche viene sfruttata da un altro insetto come nursery e dispensa di cibo per le proprie larve.
Ancora uan volta c'è lo zampino dell'essere umano
Il fenomeno sembra inoltre essere legato agli ambienti maggiormente trasformati dalle attività umane. Le vespe sono risultate più frequenti nelle Macaranga che crescono nelle piantagioni di palma da olio rispetto a quelle delle foreste. Gli studiosi hanno comunque trovato vespe anche in altre specie dello stesso genere di alberi e in diverse altre zone del Sabah, suggerendo che non si tratti di un episodio isolato.
La vespa Dasyproctus agilis era comunque già conosciuta in altre parti del Sud-est asiatico e del Borneo, ma non era mai stata segnalata mentre nidificava nelle Macaranga in questa regione.
Le piante con più vespe, inoltre, tendevano comprensibilmente ad avere colonie di formiche più piccole. Non sappiamo però ancora chi sia la causa e chi l'effetto: potrebbero essere le vespe a sottrarre spazio alle formiche, ma potrebbe anche accadere il contrario, ovvero che colonie più numerose di formiche impediscano alle vespe di entrare. Serviranno esperimenti specifici mirati per capire cosa stia realmente accadendo.
Le vespe metteranno in crisi una simbiosi iniziata milioni di anni fa?

Per ora, inoltre, i ricercatori non hanno trovato prove evidenti che la presenza delle vespe aumenti i danni provocati dagli erbivori alla pianta. È quindi troppo presto per dire che questa intrusione stia già compromettendo la protezione offerta dalle formiche. Il punto più interessante dello studio riguarda piuttosto ciò che potrebbe accadere nel lungo periodo. Le Macaranga sono infatti importanti specie pioniere: crescono rapidamente negli ambienti tropicali disturbati e possono contribuire alle prime fasi della rigenerazione della foresta.
Se le vespe riuscissero davvero a ridurre nel tempo la presenza delle formiche, potrebbero persino modificare un rapporto ecologico che va avanti da migliaia di anni. E, su tempi evolutivi ancora più lunghi, se per le piante diventasse "meno conveniente" costruire e mantenere strutture sfruttate anche da altri animali, questo adattamento potrebbe persino cambiare o sparire.
È un esempio di come la trasformazione degli habitat causata dalle attività umane non agisca soltanto facendo diminuire o scomparire direttamente le specie. Può persino modificare indirettamente anche le relazioni che le tengono insieme: legami e armonie costruiti in milioni di anni che possono cominciare a cambiare in tempi rapidissimi, molto prima che ce ne accorgiamo.