
Su una piccola isola del Golfo di Guinea, alcuni dei principali alleati nella conservazione degli uccelli più rari sono le stesse persone che per anni hanno frequentato quelle foreste come cacciatori. Conoscere il territorio, sapere dove cercare gli animali e riconoscerne tracce e segnali per riuscire a cacciare gli uccelli, può infatti diventare uno strumento incredibilmente prezioso ed efficace anche per proteggerli.
Succede a São Tomé, l'isola principale di São Tomé e Príncipe, piccolo stato insulare al largo delle coste atlantiche dell'Africa centrale. Qui vivono tre specie di uccelli che non si trovano in nessun'altra parte del mondo: il rarissimo ibis di São Tomé, il beccogrosso di São Tomé e l'averla di Newton. Tutte e tre le specie sono classificate come "In pericolo critico (CR)" nella Lista Rossa dell'IUCN, la categoria immediatamente precedente all'estinzione.
Tre uccelli endemici a un passo dall'estinzione

Il beccogrosso o frosone di São Tomé (Crithagra concolor) è un fringillide estremamente raro, elusivo e difficile da avvistare. E la specie più grossa del suo genere e fino al 1991 si pensava fosse ormai estinto. L'averla di Newton (Lanius newtoni) è un piccolo passeriforme predatore che come altre averle cattura insetti e altri piccoli animali, mentre l'ibis di São Tomé (Bostrychia bocagei) è un ibis di dimensioni relativamente contenute, legato soprattutto alle foreste umide dell'isola.
Il beccogrosso e l'averla versano in condizioni quasi disperate: secondo le ultime stime potrebbero essere rimasti meno di 250 individui per ciascuna specie. Il beccogrosso, inoltre, è rimasto conosciuto per oltre un secolo solo attraverso alcuni esemplari conservati nei musei, prima di essere riscoperto soltanto nel 1991. L'ibis di São Tomé è invece più numeroso, ma si ritiene che ne rimangano comunque meno di 2.000 individui in tutto.
La loro sopravvivenza è legata soprattutto alle foreste dell'isola. L'espansione agricola, il taglio degli alberi e il degrado dell'habitat riducono gli ambienti disponibili, mentre la caccia, le attività umane e la presenza di mammiferi introdotti dagli esseri umani (come gatti, scimmie, ratti, zibetti e donnole) aggiungono ulteriori pressioni su popolazioni già molto piccole. E per una specie confinata a un'unica isola, anche la perdita di una porzione relativamente limitata del suo habitat può avere conseguenze molto pesanti.
I cacciatori diventano i principali alleati della conservazione

È in questo contesto che BirdLife – la più importante organizzazione dedicata alla conservazione degli uccelli – ha iniziato a coinvolgere direttamente le comunità locali. Tra il 2022 e il 2024, 75 cacciatori sono stati formati come "Agenti del cambiamento", imparando a riconoscere le specie minacciate, conoscere meglio le regole sulla caccia sostenibile e contribuire così alla loro conservazione. Allo stesso tempo, la loro esperienza della foresta è diventata di fatto una fonte di informazioni indispensabile per i ricercatori e i conservazionisti.
Alcuni di loro oggi lavorano in pianta stabile per aiutare a cercare e monitore le specie più elusive e difficili da osservare, come l'ibis di São Tomé, e sono i primi a segnalare gli episodi di caccia illegale. All'interno dello stesso progetto, i cacciatori sono stati anche coinvolti nella revisione delle normative locali sulla caccia, elaborando così nuove regole e una strategia più efficace per rendere l'attività venatoria più sostenibile.

Conservare la natura e biodiversità, infatti, significa anche e soprattutto tenere conto delle necessità delle persone che vivono i luoghi che si vogliono tutelare. Per questo 25 ormai ex cacciatori hanno ricevuto supporto e formazione per sviluppare attività economiche alternative, come l'ecoturismo, agricoltura sostenibile e piccole imprese green. Cinque dei progetti considerati più promettenti hanno ottenuto anche assistenza tecnica e finanziaria per essere avviati. L'obiettivo è ridurre la dipendenza dalla caccia offrendo allo stesso tempo nuove possibilità di sostentamento.
Nuove risorse economiche per salvare questi tre uccelli

Ora questo lavoro potrà proseguire grazie a un nuovo importante finanziamento di 150.000 dollari raccolto dal Global Birdfair, il più grande festival al mondo dedicato al birdwatching e alla conservazione della natura. La donazione ricevuta dal progetto di BirdLife a São Tomé e Príncipe aiuterà ricercatori, cacciatori e responsabili delle aree protette a finanziare nuove attività di ricerca e monitoraggio per capire meglio dove vivono le tre specie, quanti individui rimangono e quali minacce incidono maggiormente sulle loro popolazioni.
Per questi uccelli così rari e sfuggenti, conoscere meglio la foresta può essere il primo passo per riuscire a proteggerla in maniera più efficace e a salvarli dall'estinzione. E chi quella foresta la conosce da sempre, anche per averla attraversata come cacciatore ed essere stato parte del problema, ora può diventare un pezzo fondamentale anche delle soluzione. L'aspetto più interessante di questo progetto è infatti proprio il coinvolgimento diretto delle comunità locali.
La conservazione, soprattutto nei territori dove le persone dipendono fortemente ancora dalle risorse naturali, difficilmente può funzionare se viene percepita come qualcosa imposto dall’alto. Trasformare conoscenze ed esperienze locali in strumenti per proteggere la biodiversità, offrendo allo stesso tempo alternative concrete alle attività più impattanti, può invece rendere la tutela della natura più equa, efficace e duratura. Non si tratta semplicemente di chiedere alle persone di rinunciare a qualcosa, ma di costruire insieme nuove strade e possibilità. È questa la conservazione che funziona davvero.