Non sono servite le scuse pubbliche. Michela Bartolotta, 23 anni e qualche esperienza in passerella, si era era espressa pesantemente contro il popolo romeno, definito come un insieme di “puttane senza pudore, badanti depresse e altri elementi maleodoranti”. Per questo motivo la ragazza è stata condannata a quattro mesi di reclusione, con la sospensione condizionale e la non menzione, per aver violato la legge Mancino.

La vicenda era iniziata nel luglio di quattro anni fa: l’allora appena 19enne padovana Bartolotta si era sfogata con le frasi, poi giudicate razziste, su Facebook. Il post si era conquistato una cinquantina di like tra gli amici della giovane, ma soprattutto tantissime critiche. Tra i tanti, l’ex consigliera del Pd Nona Evghenie, di origine romena, che risposto con un commento al vetriolo, naturalmente a mezzo Facebook: “L’aspirante miss stupisce con la sua intelligenza, visto che la bellezza le consente di arrivare soltanto al terzo posto”. Quindi erano arrivate le scuse ufficiali di Michela, che aveva parlato nel corso di un incontro con la stampa, a cui ha partecipato anche Catalin Mustatea, presidente dell’associazione italo-romena Momento Zero. “Ogni giorno, per lavoro, mi rapporto con persone arroganti e maleducate”, aveva spiegato la giovane, “non solo romeni, ma anche italiane e di tanti altri paesi. Quando ho scritto quella frase ero stata presa da un momento d’ira, dovuto ai soliti episodi spiacevoli che capitano tutti i giorni. Ho sbagliato e mi scuso, soprattutto per aver generalizzato”.

Anche il papà di Michela, che gestisce un negozio di telefonia all’interno del quale lavora la stessa ragazza, si era espresso sulla spinosa questione, ribadendo la propria assoluta contrarietà ad ogni forma di razzismo. Ed oggi è arrivata la condanna. Il tribunale collegiale ha ritenuto non ravvisabile il reato di calunnia nei confronti del popolo romeno, condannando però la ragazza per violazione della legge Mancino.