Volo Flydubai, abbiamo chiesto a un pilota cosa è successo nel tentato dirottamento
Un volo di linea partito da Dubai e diretto a Tel Aviv si è trasformato in pochi minuti in una situazione di emergenza. Il Boeing 737 Max di Flydubai, decollato alle 7.05 ora locale, ha improvvisamente perso quota, arrivando a scendere di circa 14.000 piedi (poco più di 4.200 metri) in meno di trenta secondi, prima di deviare verso l'Arabia Saudita e atterrare a Tabuk. Le autorità saudite stanno indagando sull'episodio come un possibile dirottamento, ma restano ancora da chiarire dinamica e movente: non è infatti accertato se il copilota abbia tentato di provocare deliberatamente lo schianto o se dietro l'aggressione ci fosse un altro obiettivo. Secondo le ricostruzioni finora disponibili, il comandante indiano Smit Machchhar sarebbe stato aggredito e ferito dal copilota mentre i due si trovavano in cabina. Ma come può un aereo essere riportato in sicurezza dopo una simile emergenza? E quali sono le procedure previste per impedire l'accesso alla cabina o gestire l'incapacitazione di un pilota? Per chiarire questi e altri aspetti tecnici Fanpage.it ha parlato con Danilo Recine, comandante e vicepresidente dell'Associazione Nazionale Piloti Aviazione Commerciale (ANPAC).
L'arma in cabina
Il primo punto da chiarire è naturalmente quello dell'oggetto utilizzato per ferire gravemente il pilota. Perché a bordo c'era un'arma capace di ferire un uomo? Su questo la risposta di Recine è molto chiara. "I piloti sono sottoposti alle medesime regole e ai medesimi controlli dei passeggeri, effettuati con gli stessi macchinari. Nei nostri aeroporti di base utilizziamo varchi dedicati, mentre negli altri scali usufruiamo di una corsia preferenziale per evitare le code, ma i controlli restano identici: non possiamo trasportare oggetti proibiti, come delle semplici forbicine, senza doverne dare giustificazione".
C'è quindi da precisare come le dinamiche dell'accaduto non siano state ancora del tutto accertate. Non sappiamo per esempio se l'aggressore abbia impiegato un coltello introdotto eludendo i controlli ai raggi X o se si sia servito di un oggetto reperito a bordo. "Per i servizi di alcune classi sono previste posate di metallo e l'aggressore potrebbe aver usato una di quelle, ma sicuramente si avrà una risposta dalle indagini tuttora in corso", ipotizza Recine.
La porta blindata e il blocco di sicurezza
Un altro elemento interessante riguarda il fatto che, durante la colluttazione, il pilota Machchhar sia riuscito ad aprire la porta della cabina. Questo gesto ha permesso a tre passeggeri israeliani di intervenire e fermare l'aggressore. Recine spiega però che il fatto che la porta della cabina sia inaccessibile dall'esterno è assolutamente normale e, anzi, rientra negli standard di sicurezza previsti per proteggere l'aereo da eventuali intrusioni.
"La porta blindata è progettata per difendere il cockpit dall'esterno. Gli assistenti di volo che chiedono di entrare si identificano e noi possiamo riconoscerli anche tramite una telecamera prima di aprire", sottolinea il pilota. "Per prevenire casi di incapacitazione dei piloti, come un malore simultaneo, esiste una procedura d'emergenza. Digitando un codice dall'esterno, se dai piloti non giunge alcuna risposta entro un determinato intervallo di tempo, la porta si sblocca automaticamente. Tuttavia, per difendersi da tentativi di intrusione o dirottamento, i piloti in cabina dispongono di un comando che permette di negare l'accesso e bloccare l'apertura automatica".
Nel caso del volo Flydubai, l'accesso è stato possibile probabilmente perché il comandante colpito è riuscito a sbloccare manualmente la porta prima di perdere le forze, oppure perché l'equipaggio di cabina ha inserito il codice d'emergenza.
Come è stato riportato l'aereo in quota
Durante la picchiata sono state raggiunte velocità elevatissime e sono stati sollecitati fortemente i comandi aerodinamici. Questo ha portato al superamento dei limiti strutturali dell'aereo, provocando il danneggiamento del timone di direzione (il piano verticale posteriore). La struttura dell'aereo ha comunque retto, evitando conseguenze peggiori.
Secondo le testimonianze raccolte, il primo a prendere in mano la cloche dell'aereo in picchiata sarebbe stato un passeggero israeliano, Yaniv Hayun, che allo stesso primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha raccontato di aver tirato a sé i comandi per riprendere quota, imitando quanto visto in una serie televisiva canadese chiamata Air Crash Investigation. A quel punto però l'aereo doveva comunque essere portato verso un aeroporto sicuro, anche perché Machchhar, gravemente ferito, non era in condizione di reggere il comando. Per fortuna, tra i passeggeri erano presenti due piloti fuori servizio che hanno preso in mano la situazione.
"Accade di frequente. Può trattarsi di personale che rientra a casa o che si sta trasferendo da uno scalo all'altro per iniziare un turno di servizio. Questi piloti, al momento dell'imbarco, sono soliti presentarsi all'equipaggio come forma di cortesia professionale", conclude Recine. "In situazioni di emergenza o di grave necessità, la loro presenza rappresenta una risorsa fondamentale in grado di prendere i comandi o supportare la gestione dell'aeromobile. In questo caso il loro intervento, unito a quello dei passeggeri e del comandante, è stato determinante per ristabilire la quota e condurre l'aereo in sicurezza".