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Troppi costi e scenari politici incerti: secondo la BRI la bolla dell’IA può azzoppare l’economia globale

Per la Banca dei regolamenti internazionali (BRI) l’attuale boom di investimenti sull’intelligenza artificiale rischia di trasformarsi in una bolla finanziaria che, aggravata dall’ inflazione galoppante e un debito pubblico ai massimi storici, potrebbe mettere di nuovo in crisi l’economia globale.
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Le compagnie che stanno puntando tutto sull'intelligenza artificiale promettono ogni giorno di rivoluzionare il mondo del lavoro e di aumentare a dismisura la produttività di qualsiasi settore economico, tuttavia l'entusiasmo degli investitori potrebbe trasformarsi in un pericoloso boomerang. A lanciare l'allarme è la Banca dei regolamenti internazionali (BRI), la cosiddetta "banca delle banche centrali", che nel suo Annual Economic Report mette in guardia dal rischio che l'attuale boom dell'IA si trasformi in una delle più classiche bolle finanziarie, con conseguenze potenzialmente gravi per la stabilità economica mondiale. Secondo l'istituto internazionale, il pericolo non deriva soltanto dagli investimenti sempre più concentrati nel settore dell'IA, ma dalla combinazione di diversi fattori di fragilità quali l'inflazione persistente, il debito pubblico ai massimi storici e la costante vulnerabilità dei mercati finanziari.

Presi singolarmente, tutti questi elementi sarebbero gestibili, ma insieme potrebbero amplificare gli effetti dello shock causato da un eventuale crollo del comparto legato allo sviluppo di Large Language Model.

Investimenti record e il pericolo della bolla

Nel suo rapporto, la BRI riconosce il grosso potenziale dell'intelligenza artificiale, che nei prossimi dieci anni potrebbe aumentare sensibilmente la produttività e cambiare radicalmente praticamente ogni aspetto della nostra società. Tuttavia, gli analisti hanno osservato come l'attuale corsa agli investimenti presenti elementi di forte criticità.

I cinque maggiori "hyperscaler" tecnologici (Alphabet, Amazon, Meta, Microsoft e Oracle) hanno pianificato da soli investimenti superiori ai mille miliardi di dollari tra il 2025 e il 2026. Una cifra senza precedenti che, secondo il rapporto, potrebbe rivelarsi difficile da sostenere qualora emergessero problemi nella fornitura di energia, nella reperibilità dei semiconduttori avanzati o nella costruzione delle infrastrutture necessarie allo sviluppo dell'IA (ossia gli ormai noti data center che stanno spuntando come funghi anche in Italia). La stessa competizione esasperata per conquistare la leadership del mercato potrebbe alimentare un eccesso di investimenti rispetto ai ritorni economici effettivi. Dopotutto soltanto negli ultimi mesi si sono moltiplicati gli studi e le ricerche che stanno osservando come l'IA stia al momento producendo molti più costi che ricavi, sia per le aziende produttrici, sia per le aziende che stanno integrando i modelli per aumentare la produttività.

Dopotutto non sarebbe affatto la prima volta. Lo stesso rapporto richiama alcune delle più celebri bolle speculative della storia economica. Dalla "mania ferroviaria" dell'Ottocento alla bolla delle dot-com degli anni Novanta, molte innovazioni realmente rivoluzionarie hanno attirato capitali ben superiori ai profitti che erano in grado di generare nel breve periodo. Secondo la BRI, anche l'intelligenza artificiale potrebbe seguire una traiettoria simile: le aspettative degli investitori incorporano tassi di crescita estremamente elevati e una delusione sui risultati economici potrebbe provocare un brusco ridimensionamento degli investimenti, con effetti a catena sull'intero sistema finanziario.

Mercati finanziari più fragili e il rischio contagio

A rendere lo scenario ancora più delicato contribuisce poi la situazione generale del panorama economico globale. Il finanziamento dell'ecosistema dell'intelligenza artificiale, fa notare il report, è sempre più sostenuto dal debito e da una rete di rapporti finanziari complessi tra produttori di chip, fornitori di servizi cloud, laboratori di IA e fondi di investimento.

La BRI evidenzia inoltre come i fondi di credito privato abbiano aumentato in modo significativo i prestiti destinati ai comparti IA e tecnologici. Questo significa concentrare le risorse, e di conseguenze i rischi, in un settore caratterizzato da valutazioni molto elevate. Un eventuale rallentamento del mercato potrebbe quindi propagarsi al credito e all'economia reale, innescando un effetto domino che penalizzerebbe soprattutto le imprese e le famiglie.

Inflazione e debito pubblico aggravano lo scenario

Il possibile scoppio della bolla dell'IA arriverebbe inoltre in una fase già complessa. L'inflazione, secondo la BRI, ha subito una nuova fiammata all'inizio del 2026 a causa del grave shock geopolitico e della chiusura dello Stretto di Hormuz, che continua a pesare sulle catene di approvvigionamento. Al contempo, molti governi sono entrati in questa crisi con livelli di debito pubblico storicamente elevati e deficit primari consistenti. Con margini fiscali ridotti, tassi di interesse elevati e una crescita in rallentamento, la capacità di assorbire un ulteriore shock finanziario è inferiore rispetto al passato. Per questo motivo la BRI invita i governi a ridurre progressivamente l'indebitamento e a concentrare gli interventi di sostegno su famiglie e imprese più vulnerabili.

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