Quasi il 40% degli utenti continua a conservare i vecchi smartphone: vince la paura di perdere i dati

Sebbene ci siamo abituati a sostituire lo smartphone con una frequenza sempre maggiore, continuiamo a fare fatica a separarci da quello vecchio. Così facendo, i dispositivi rimpiazzati da modelli più recenti, invece di essere riciclati, venduti o donati, finiscono per restare inutilizzati nei cassetti di casa, spesso per anni. Secondo una ricerca condotta da un team di studiosi del Rochester Institute of Technology e dell'Università di Waterloo e pubblicata su Sustainability, questa è oggi la destinazione più comune per i dispositivi elettronici a fine vita. Analizzando le risposte di 4.000 consumatori statunitensi, i ricercatori hanno scoperto che il 39% delle persone sceglie semplicemente di non fare nulla: il dispositivo viene accantonato e dimenticato in qualche angolo della casa. Riciclo e rivendita, opzioni considerate più sostenibili, riguardano invece appena un caso su dieci.
Il fenomeno non è naturalmente una peculiarità di quegli spreconi degli americani. Secondo un report duiffuso nel 2025 da Swappie, azienda finlandese che opera nella rivendita di smartphone ricondizionati, nell'Unione Europea sono più di 700 milioni i dispositivi inutilizzati. In Italia in particolare, ben il 72% degli intervistati aveva dichiarato di scegliere di conservare il proprio vecchio cellulare anziché rivenderlo o gettarlo via. Gli scienziati hanno quindi voluto approfondire i motivi di una tendenza tanto diffusa.
Perché conserviamo i vecchi smartphone: le cause principali
Nella stragrande maggioranza dei casi, a trattenere smartphone e tablet nei cassetti non è la semplice pigrizia. Il principale ostacolo è invece la preoccupazione per la sicurezza dei dati personali. I nostri smartphone sono ormai custodi di immagini, chat, documenti, password e migliaia di informazioni sensibili. Il timore che tutto ciò possa in qualche modo finire nelle mani di sconosciuti – magari a causa di un reset incompleto o qualche particolare skill da hacker del nuovo proprietario – è quindi sufficiente per spingere le persone a non liberarsi del vecchio dispositivo.
Un aspetto particolarmente interessante emerso dalla ricerca riguarda la distanza tra intenzioni e comportamenti reali. Molti intervistati hanno infatti dichiarato di non essere particolarmente preoccupati per la sicurezza dei dati, ma quando arriva il momento concreto di separarsi dal dispositivo la paura riaffiora puntualmente, spingendoli a rinviare la decisione di rivendita (9%) o di riciclo (14%). Un altro fattore determinante è risultato essere la scarsa conoscenza delle alternative disponibili. Molte persone hanno ammesso di non saper dove portare un vecchio smartphone per il corretto smaltimento o di ignorare l'esistenza di servizi dedicati alla rivendita e al recupero dei dispositivi elettronici. I ricercatori hanno rilevato che chi non conosce i punti di raccolta ha una probabilità maggiore (circa il 10% in più) di tenersi in casa il dispositivo inutilizzato.
Immancabile anche l'aspetto sentimentale. Ben il 15% del campione ha affermato di non riuscire a dare via lo smartphone usato perché legato a ricordi o legami affettivi. A ciò si aggiunge la convinzione, molto diffusa, che quel dispositivo possa sempre tornare utile in futuro, magari per recuperare dati archiviati anni prima o come soluzione d'emergenza in caso di furto, smarrimento o guasto del telefono attualmente in uso.
Una scelta che non conviene
In un approfondimento pubblicato sul sito The Conversation, alcuni tra gli autori della ricerca hanno spiegato che, benché la scelta di lasciare un dispositivo inutilizzato in un cassetto possa sembrare la soluzione più semplice, in realtà rappresenta il peggior compromesso possibile. Con il passare degli anni, infatti, il valore economico dell'oggetto diminuisce progressivamente, rendendo sempre meno conveniente una futura rivendita. Non solo. Più passa il tempo, più diventa difficile accedere ai contenuti salvati al suo interno, ricordare le password necessarie o eseguire correttamente la definitiva cancellazione dei dati.
Nel frattempo, materiali preziosi e componenti riutilizzabili restano inutilizzati invece di rientrare nel ciclo produttivo. Un recente progetto supportato da Google punta, per esempio, a trasformare vecchi modelli Pixel in mini-data center per offrire nuova potenza di calcolo a basso costo per i sistemi cloud (ne abbiamo parlato su Fanpage.it). Se però gli smartphone rimangono a prendere polvere, questo ciclo si interrompe e si perde un'occasione per aiutare l'ambiente e, perché no, ricavare qualche soldo dal reselling di un modello ormai vetusto.
Abbandonare abitudini dure a morire: i consigli degli esperti
Secondo gli autori dello studio, tutti gli ostacoli evidenziati dal sondaggio possono essere superati semplicemente mettendo al corrente le persone delle alternative disponibili. Per ovviare al problema della privacy, per esempio, i ricercatori ricordano come sia sufficiente effettuare il backup dei dati, cancellare tutti i contenuti presenti e scollegare il dispositivo dal proprio account di sistema per azzerare la possibilità che qualcuno metta le mani su informazioni sensibili. Anche sapere che esistono molti negozi e siti che acquistano dispositivi usati o li ritirano in permuta per abbassare leggermente il prezzo su un nuovo acquisto può aumentare la probabilità che le persone scelgano una soluzione alternativa all'accumulo domestico.