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Opinioni
2 Settembre 2022
13:58

Perché i politici hanno fatto bene ad aprire TikTok (ma diventare meme non porterà loro mezzo voto)

Strategie diverse, esiti diversi. I politici italiani stanno cercando di raggiungere il pubblico di TikTok ma diventare virali non basta per essere ascoltati.
A cura di Valerio Berra
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Il pioniere fu Matteo Salvini. Nel novembre 2019, quando ancora la Bestia divorava follower a ritmi famelici, il segretario della Lega è stato il primo leader politico italiano ad aprire un account su TikTok. Allora la piattaforma era completamente diversa: si vedeva ancora l’impronta su Musical.ly, l’età degli utenti e dei creator era tutta in fascia adolescenza e soprattutto la maggior parte di contenuti erano davvero balletti, audio ripresi in lip sync e sporadiche ricette. Dopo Salvini è arrivata Giorgia Meloni, ma è solo nelle ultime settimane che TikTok è diventato il nuovo terreno dove si gioca la campagna elettorale.

Le strategie che i politici hanno utilizzato fino a questo momento sono diverse. Ma come abbiamo già scritto molte hanno una cosa in comune: rivolgersi al pubblico di TikTok come se avessero davanti una platea composta solo da giovani poco più che adolescenti interessati solo ai balletti e alle canzoni. La premessa fatta da Carlo Calenda nel suo primo video è stata: “Non so truccarmi e quando ballo sembro un orso ubriaco”. Forse TikTok era così all’inizio del 2019 ma negli ultimi tre anni la piattaforma è cambiata parecchio, ha imbarcato un pubblico più adulto e i suoi creator hanno diversificato i contenuti.

Berlusconi e Renzi, due meme che sanno di esserlo

Lo sbarco che fa più rumore è quello di Silvio Berlusconi. Il suo video di presentazione al pubblico di TikTok non è esattamente quello storico della sua discesa in campo ma è andato comunque molto bene. A 24 ore dal lancio dell’account, il leader di Forza Italia ha ottenuto 342 mila follower e 645 mila like. Un successo. Meno se si guarda alle visualizzazioni. Primo video 5,5 milioni di view. Secondo video 2,5 milioni di view. Il terzo 274 mila view.

I tre video sono diversi, si parte da uno più istituzionale e si arriva al dietro le quinte di un intervista con Paolo Del Debbio. Tutti si giocano sullo stesso tema. Berlusconi non parla di proposte, non spiega il programma di Forza Italia ma punta tutto sulla sua immagine, sul fatto di essere diventato un meme e di sapere di esserlo. Su tre video infatti il leader di Forza Italia se ne gioca uno per una delle sue barzellette più storiche. A dire il vero invecchiata anche male visto che ha come protagonista Vladimir Putin.

Stesso decorso per Matteo Renzi. Primo video da quasi un milione di view, secondo da 147 mila e ultimo da nemmeno 3 mila. La strategia è simile a quella di Berlusconi ma funziona peggio. I video sono tutti girati rigorosamente a mano, con un certo livello di oscillazione non esattamente piacevole da vedere. Sotto musiche energiche e cavalcanti e immagini e parole che compaiono sullo schermo. E lo stesso Renzi poi a citare uno dei meme più famosi fatti su di lui, il leggendario “shsh”. Sia per Berlusconi che per Renzi più i video parlano di proposte e meno vengono visti.

Meloni e Salvini, quasi come su Instagram

La strategia di Meloni e Salvini su TikTok non è molto diversa da quella degli altri social. Video frontali in cui si risponde agli utenti, spezzoni di interviste e comizi, video di cronaca ripresi per sottolineare punti della campagna elettorale (soprattutto quelli sulla sicurezza). Salvini conta su un ampia produzione di video che gli hanno permesso di arrivare a 545 mila follower, Meloni sembra non investire troppo tempo sul suo canale e si ferma a 108 mila follower.

Conte e il suo “Occhio ragazzi”

Chi invece ha capito meglio come funziona la piattaforma è Giuseppe Conte, o comunque il team che lo segue sui social. I video che stanno dando più risultati al leader del M5s partono tutti nello stesso modo: sguardo fisso in camera e “Occhio ragazzi” e poi parte a spiegare le sue proposte o attaccare quelle degli altri. Il tutto senza giocare troppo sui meme, senza ironizzare sul fatto di essere su TikTok. È vero, Conte è sulla piattaforma dalla scorso aprile e ha avuto più tempo per rodarsi ma adesso sembra aver capito come fare.

Un Pd senza volto

Enrico Letta è l’unico tra i leader dei maggiori partiti a non avere il suo nome nel simbolo elettorale ma è anche l’unico a non avere un account su TikTok. La strategia è chiara ed è anche già stata ribadita: presentare il Pd come un progetto comunitario e nascondere il partito dietro il suo leader. Per adesso l’esito di questa strategia su TikTok non è esattamente entusiasmante: la voce del Pd è completamente assente. L’unico account ufficiale del Pd che si registra ha un paio di video, tra cui uno con Alessandro Zan, e qualche migliaio di follower. Scherza il dem Matteo Orfini su Twitter: “Votatemi perché non userò TikTok in campagna elettorale”.

La leggerezza della viralità

Nonostante tutto, i politici che hanno aperto TikTok negli ultimi giorni possono guardare ai loro numeri soddisfatti. Ma questa piattaforma è diversa da quelle a cui sono abituati. Instagram, Twitter e Facebook permettono una fidelizzazione più alta. Una volta che si accumulano centinaia di migliaia di follower si può sperare di raggiungerli anche a distanza di tempo. Su TikTok si cresce tanto velocemente quanto si può crollare. Per chi segue le vicende della piattaforma, il caso di paradigmatico è quello di Donato dei Monti Lattari.

Qui quello che fa la differenza è il singolo contenuto. Il video che può ingolosire l’algoritmo e portarlo il volto del suo creator sullo smartphone di milioni di utente. Il modo più veloce per ottenere questo risultato è quello di diventare dei meme, trasformarsi nelle proprie caricature come hanno fatto Berlusconi e Renzi. L’operazione porta subito numeri, è chiaro. Ma se questi numeri si trasformassero in voti troveremmo molti più influencer sulle liste delle prossime elezioni. Votereste mai un Donato presidente?

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