Per Sam Altman dobbiamo accettare i rischi dell’IA prima di poter goderne i benefici

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Nel corso di una recente intervista, il CEO di OpenAI ha rivisto la propria posizione nei confronti dei pericoli legati all’intelligenza artificiale. Per Altman, accettare alcuni incidenti è l’unico modo per godere dei vantaggi futuri che la tecnologia saprà offrire.

Non si può fare un'omelette senza rompere qualche uovo. Questa è una delle battute più celebri del Joker interpretato da Jack Nicholson nell'immortale Batman di Tim Burton. Il senso della massima è che quando si persegue un obiettivo ambizioso, qualche sacrificio non solo è inevitabile, ma in certi casi anche necessario. È un principio che, seppur con toni e contesti differenti, Sam Altman ha evocato parlando del futuro dell'intelligenza artificiale. In una recente intervista riportata da POLITICO, il CEO di OpenAI ha infatti parlato del clima di crescente diffidenza nei confronti dell'IA, sostenendo che, dopotutto, sia assolutamente fisiologico incappare in alcuni incidenti di percorso prima di raggiungere il traguardo finale. "Crediamo che il mondo debba accettare che accadano cose negative per i benefici che questa tecnologia offre alle persone e per il potere decisionale che hanno", ha affermato Altman.

Una posizione ben più permissiva rispetto a quella adottata qualche settimana fa dal collega Dario Amodei, capo di Anthropic, che invece aveva chiesto un serio rallentamento nello sviluppo di nuovi modelli per poter dare alle aziende il tempo di dotarsi di nuove regole e nuove procedure di controllo. All'inizio lo stesso Altman si era detto d'accordo, tuttavia le nuove dichiarazioni sembrano indicare un nuovo cambio di rotta, forse supportato anche dall'intenzione del presidente Donald Trump di non arretrare di un millimetro nella corsa all'intelligenza artificiale (che però lui vuole chiamare super intelligenza).

Per Altman i benefici dell'IA giustificano alcuni rischi

Le parole di Altman giungono in un periodo storico molto delicato per il settore. Dopo l'allarme apocalittico lanciato dall'ex ricercatore Jacob Coxon – "L'IA potrebbe ucciderci tutti entro il prossimo decennio" – nelle ultime settimane si sono moltiplicate le notizie di agenti IA sfuggiti al controllo umano  capaci di tentare di hackerare siti esterni o di interferire con portali governativi. In diversi casi, a mostrare questi comportamenti indesiderati erano stati proprio modelli sviluppati da OpenAI.

Altman non ha minimizzato i problemi di sicurezza, ma ha spiegato come simili incidenti – così come il boom di truffe e siti fake resi ancora più credibili dagli strumenti IA – siano controindicazioni fisiologiche in un processo di rinnovamento che traghetterà l'umanità verso una nuova era di progresso. "Credo che le persone faranno moltissime cose buone, di gran lunga più di quelle cattive", ha ribadito al suo intervistatore. L'unico scenario che Altman ha nettamente escluso è stato proprio quello più catastrofico. Secondo il leader di OpenAI, non c'è alcuna possibilità che l'IA possa totalmente sfuggire al volere degli esseri umani. Escluso ciò, tutti gli altri inconvenienti verranno ampiamente ripagati dai vantaggi futuri.

Le differenze di vedute tra Altman e Amodei

La distanza rispetto al boss di Anthropic riguarda soprattutto il modo in cui affrontare i rischi impliciti nello sviluppo di una tecnologia tanto potente. Amodei è il più forte sostenitore della necessità di maggiore prudenza nello sviluppo dei modelli più avanzati e ha proposto controlli indipendenti e standard di sicurezza più rigorosi. Una posizione che molti hanno reputato auspicabile, mentre altri hanno guardato con un po' di sospetto visto che dietro le parole di Amodei – che da sempre cerca di proporsi come il volto pulito delle Big Tech – si annida il rischio di un super-cartello dove poche aziende potrebbero dettare le condizioni per tutti.

Allineandosi con le intenzioni di Trump – fresco creatore di una nuova task force per gestire quella che lui chiama "super intelligenza" – Altman ora sembra invece convinto che troppe regole calate dall'alto potrebbero imbrigliare il settore. Bene la prudenza (OpenAI ha anche rinunciato al lancio del suo ultimo modello proprio per timori legati alla sicurezza), ma no a divieti troppo rigidi che limiterebbero l'opportunità di crescita, anche al netto di qualche rischio in più.

A questo punto, però, sorge una domanda spontanea. Se alcuni incidenti sono inevitabili, chi stabilisce quale sia la soglia oltre la quale non si può andare? Le aziende che sviluppano i modelli? I governi? Autorità indipendenti? Oppure una combinazione di questi soggetti? Si tratta di una questione decisamente complessa perché l'IA è ormai al centro di una competizione planetaria tra Stati Uniti e Cina. La speranza è che per non perdere terreno nei confronti dei rivali, non si finisca per chiudere troppi occhi di fronte ai pericoli che, come ha spiegato a Fanpage.it il professor Luciano Floridi, solo la stupidità umana può rendere davvero distruttiva.

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