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Cosa sappiamo sull’attacco delle milizie Houthi ai cavi sottomarini da cui passa internet

Secondo il giornale israeliano Globes le milizie Houthi avrebbero colpito i cavi delle telecomunicazioni sul fondale del Mar Rosso, mettendone fuori servizio quattro. In realtà è stata confermata solo la presenza dei danni, ma non la causa: ecco quali potrebbero essere le conseguenze secondo il parere dell’esperto.
Intervista a Roberto Cusani
Docente di Ingegneria delle Telecomunicazioni dell'Università Sapienza di Roma
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A inizio febbraio 2024 la General Telecommunications Corporation, l'associazione delle aziende di telecomunicazioni yemenite, aveva ipotizzato che le milizie Houthi stessero pianificando di tagliare i cavi delle telecomunicazioni posati sul fondo del Mar Rosso, con l'obiettivo di penalizzare i Paesi Occidentali. Ora, quella che l'ente fedele al governo riconosciuto dall'Onu aveva definito una "minaccia" potrebbe essere diventata realtà. O forse no.

Lunedì 26 febbraio il giornale israeliano Globes ha infatti riferito che le milizie degli Houthi, il gruppo yemenita sostenuto dall'Iran e entrato nel conflitto tra Israele e Palestina a fianco di Hamas, avrebbero colpito e messo fuori servizio quattro dei cavi sottomarini presenti nel Mar Rosso, che collegano Europa e Asia attraverso l'Egitto. In realtà, anche se effettivamente i danni ci sono stati – come dimostrerebbero anche i diversi problemi nella connessione internet riscontrati tra i due continenti – non ci sono altre fonti che li attribuiscono a un attacco da parte delle milizie Houthi.

Cosa potrebbe essere successo e quali sono i rischi di eventi simili? Fanpage.it ha posto queste domande al professor Roberto Cusani, docente di Ingegneria delle Telecomunicazioni dell'Università Sapienza di Roma.

Quali sono i cavi danneggiati

Secondo diversi media dell’area, sarebbero almeno quattro i cavi sottomarini danneggiai nel Mar Rosso: il cavo Asia Africa Europe-1 (AAE-1), che attraverso i suoi 25.000 chilometri collega l'Asia orientale all'Europa attraverso l'Egitto, il cavo Seacom Tata /TGN Eurasia, che dall'Europa arriva in Asia e Africa ed è lungo 17.000 chilometri, l'Europe India Gateway (Eig), cavo in fibra ottica di 15.000 chilometri tra Europa meridionale, Egitto, Arabia Saudita, Gibuti e India e infine il Tata TGN-Gulf, che collega Oman, Emirati Arabi Uniti, Qatar, Bahrein e Arabia Saudita.

Cosa sappiamo sulle cause

Rispetto a queste informazioni nessuna altra fonte riconduce con certezza i fatti a un attacco Houthi, mentre l'unica conferma ufficiale di cui disponiamo è quella di Seacom, la compagnia sudafricana che gestisce uno dei quatto cavi presumibilmente colpiti: in un'intervista a Bloomberg, Prenesh Padayachee, Chief Digital Officer dell'azienda, ha confermato che sabato 25 febbraio è stato rilevato un guasto lungo il cavo, a una profondità tra i 150 e 170 metri. Nemmeno Seacom è in grado di attribuirlo a un attacco mirato o a un altro problema, come un incidente marittimo o una conseguenza del logoramento del cavo stesso.

"A prescindere dalle cause, che è impossibile per il momento stabilire, i danni segnalati lungo i cavi nel Mar Rosso – spiega il professor Cusani – mostrano quanto sia centrale il tema della sicurezza dei collegamenti e delle infrastrutture che reggono le telecomunicazioni. In realtà, il fatto che questi cavi abbiano subito dei danni dimostra la loro estrema fragilità e vulnerabilità: si tratta di collegamenti abbastanza precari, stiamo parlando di cavi dal diametro di qualche centimetro posati sul fondo del mare. Era abbastanza prevedibile che prima o poi ci sarebbe stato qualche problema".

Le conseguenze dei danni

Stando alle fonti di cui disponiamo, l'entità del danno ai cavi sarebbe significativo, ma non critico. Certo, si temono nuove difficoltà o incidenti durante le riparazioni – quella zona del Mar Rosso è stata già presa di mira dalle milizie Houthi nei precedenti attacchi alle navi commerciali messi in atto in questi mesi -, ma non si dovrebbero verificare conseguenze rilevanti nel traffico dei dati. La Seacom ha infatti già spiegato di averlo reindirizzato su cavi alternativi, evitando quindi che venisse bloccato.

"In realtà, questo questa capacità di trovare un percorso alternativo – spiega l'esperto – è un caratteristica propria di Internet. L’operazione che Seacom ha riferito di avere eseguito per rimediare al danno sarebbe in realtà avvenuto in modo automatico. Ovviamente, però, se l’input arriva dall’esterno il reindirizzamento del traffico può essere fatto su quello che si ritiene il percorso migliore per ridurre al minimo i disagi sul funzionamento della connessione”.

Come si muovono i dati lungo i cavi

Bisogna infatti sapere che i dati si muovono lungo i cavi secondo una logica che potremmo difinire "intuitiva", nel senso che di fronte a un ostacolo o un'interruzione i dati cercano un percorso alternativo per continuare a muoversi. "Se un cavo viene tagliato, come potrebbero aver fatto gli Houthi, i dati che si muovono lungo di esso deviano il percorso e ne cercano un altro che li porti alla stessa destinazione. Internet è stata costruita per permettere questi continui percorsi alternativi e superare eventuali tentativi di sabotaggio o altre problematiche", prosegue Cusani.

Per essere trasferito da un punto all'altro del mondo, un file viene spacchettato in tanti piccoli "pacchetti" di dati, che vengono poi immessi nella rete verso la loro destinazione attraverso un percorso che non è prestabilito: man mano che questi dati viaggiano seguono il “percorso migliore”. Quindi qualora incontrino un percorso intasato o "deviato", cambiano direzione per cercare un'altra strada che li porti comunque a destinazione.

Lo stesso funzionamento della rete ci fa capire come un evento come quello avvenuto sul fondo del Mar Rosso, anche se rilevante, va comunque contestualizzato, spiega Cusani: "Se quei collegamenti fossero stati strategici, sarebbero stati protetti in un modo più efficace. Se fossero stati ad esempio destinati al passaggio di informazioni militati non sarebbero stati certo lasciati così esposti a danni o attacchi".

Per isolare un intero Paese attraverso un attacco fisico, come quello di cui sono accusati gli Houthi, si dovrebbe quindi tagliare molti più ponti. "Finché gli eventuali attacchi resteranno confinati all'ingresso del Medio Oriente, le conseguenze peggiori – aggiunge l'esperto – che si potrebbero verificare riguarderebbero i commerci e le economie dei Paesi coinvolti, ma resta difficile immaginare un impatto sulla vita quotidiana delle singole persone".

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