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Mistero sui cavi sottomarini di internet: sono stati danneggiati ma non è chiaro cosa sia successo

La società Hong Kong HGC Global Communications ha spiegato che è stato necessario reindirizzare il 25% del traffico di dati che in condizioni normali attraverso i cavi colpiti. Ma non ci sono ancora conferme ufficiali che ricollegano il danno a un attacco da parte delle milizie Houthi.
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Ora le conseguenze dei danni subiti ai cavi sottomarini delle telecomunicazioni sul Mar Rosso sono evidenti: i fornitori dei servizi internet che li gestiscono hanno dovuto reindirizzare circa un quarto del traffico tra Asia, Europa e Medio Oriente. Secondo quanto ha segnalato la Cnn, la società di telecomunicazioni di Hong Kong HGC Global Communicationsb ha annunciato che i danni riscontrati lungo quattro dei sedici cavi posati sul fondale del Mar Rosso avrebbero compromesso il 25% del traffico che normalmente viaggia lungo di essi.

Rasta però l'incognita della causa del danno. Sebbene infatti già a inizio febbraio la General Telecommunications Corporation, l'associazione delle aziende di telecomunicazioni yemenite, aveva ipotizzato che le milizie Houthi stessero pianificando di tagliare i cavi delle telecomunicazioni posati sul fondo del Mar Rosso, non abbiamo altre conferme che ricolleghino i danni agli Houthi, con l'unica eccezione del giornale israeliano Globes.

Cosa sta succedendo ai collegamenti Internet

In una nota ufficiale la società di telecomunicazioni di Hong Kong HGC Global Communications ha riferito che i cavi sottomarini hanno riportato un danno importante, tanto da bloccare circa un quarto del traffico dei dati che normalmente si muovono lungo di essi.

La società ha anche spiegato che sta reindirizzando il traffico per ridurre al minimo i disagi per i clienti e sta anche "estendendo l'assistenza alle aziende interessate". Tuttavia, la HGC non ha fornito altri dettagli né sulle modalità con cui i cavi sarebbero stati danneggiati, né su chi possa esserne il responsabile.

L'ipotesi dell'attacco delle milizie Houthi

Lunedì 26 febbraio, il giornale israeliano Globes aveva dato la notizia di un attacco a quattro dei cavi sottomarini presenti nel Mar Rosso da parte delle milizie degli Houthi, il gruppo yemenita sostenuto dall'Iran e entrato nel conflitto tra Israele e Palestina a fianco di Hamas.

Qualche settimana prima il governo ufficiale yemenita aveva già anticipato la possibilità di un attacco simile da parte degli Houthi, sostenuti dall'Iran, dopo i loro tentativi di interrompere le catene di approvvigionamento globali attaccando le navi commerciali nel Mar Rosso.

Anche la società Seacom, la compagnia sudafricana che gestisce uno dei quatto cavi interessati, sabato 24 febbraio aveva confermato la presenza di un danno, ma non si era espressa sull'origine e la causa che lo aveva determinato. Per il momento, da parte degli Houthi ci sono state solo smentite. Il leader ribelle yemenita Abdel Malek al-Houthi aveva negato ogni accusa: "Non abbiamo intenzione di prendere di mira i cavi marittimi che forniscono Internet ai paesi della regione", aveva fatto sapere in risposta alle voci che ricollegavano le milizie all'ipotesi di un attacco ai cavi delle telecomunicazioni situati proprio dove i ribelli avevano attaccato le navi commerciali.

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