Intelligenza artificiale (IA)

Il crollo di Salvatore Aranzulla è il solo primo passo: da dove prenderà le informazioni l’IA?

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Salvatore Aranzulla, classe 1990, è uno dei primi che in Italia sono entrati nel mercato dei tutorial online. Il suo sito ha permesso di risolvere problemi legati all’informatica a milioni di italiani. Con l’intelligenza artificiale il traffico sul suo sito è praticamente dimezzato. Gli utenti sul sito rispetto al 2024 sono passati da un milione al giorno a 500.000.

Bisogna riconoscere a Salvatore Aranzulla che è sempre stato sincero. Nell’ottobre del 2025 aveva spiegato a Fanpage.it che con la diffusione dei chatbot basati sull’intelligenza artificiale il suo sito aveva perso il 25% di traffico. Un quarto dei click in meno. Gli effetti su questo sistema li conosciamo: meno traffico vuol dire meno utenti che guardano le pubblicità sulle pagine, e questo vuol dire meno entrate. Aranzulla ha una struttura molto leggera: non ha una sede fisica, non ha dipendenti, ha una squadra di collaboratori fissi. Immaginiamo che in parte sia dedicata alla scrittura degli articoli, in parte alla gestione del suo portale. A un anno di distanza dalla nostra intervista è tornato a fare un punto sugli effetti dell’intelligenza artificiale.

In un’intervista al Corriere della Sera ha spiegato che le cose non sono andate meglio. L’utile della sua società è in calo del 72% e il traffico è sceso rispetto al 2024 del 50%. Parlando di numeri: nel 2024 il sito aranzulla.it aveva circa un milione di utenti che lo visitavano ogni giorno. Oggi la media di quegli utenti è 500.000, esattamente la metà. Non solo. Nel 2025 il fatturato è aumentato: è arrivato a 8,39 milioni di euro. Nel 2024 era 7,9 milioni di euro. Dietro questo risultato però c’è anche un’analisi da fare sugli utili: nel 2024 gli utili di Salvatore Aranzulla sono stati 2,33 milioni di euro, nel 2025 invece 641.430.

Al centro c’è sempre l’intelligenza artificiale. Il modello di business di Salvatore Aranzulla si basa in buona parte sulle ricerche Google. Hai bisogno di capire come collegare la stampante al pc? Scrivi su Google la domanda, trovi su aranzulla.it come risultato, inizi a scorrere la guida seguendo tutti i passaggi. Hai bisogno di passare da uno smartphone all’altro? Stesso processo. Ora buona parte di questi passaggi vengono portati a casa in modo diverso. Si apre un chatbot basato sull’intelligenza artificiale, si chiede la stessa domanda e poi si aspetta qualche istante per avere una risposta. Non solo. I chatbot possono anche rispondere a domande più specifiche, creare schemi illustrati o decifrare i nostri screenshot per individuare i problemi.

Tutto questo viene fatto partendo dalle informazioni che si trovano su siti come aranzulla.it. L’intelligenza artificiale legge le pagine, le riassume e poi le inserisce come fonti all’interno della conversazione. Fonti che molto raramente qualcuno arriva a cliccare. Certo, nel caso di Salvatore Aranzulla e in generale dei tutorial c’è poi un altro grosso dato da tenere in conto: la fruizione del web negli ultimi anni si sta spostando da contenuti letti a contenuti visti. Le ricerche fatte su Google non sono drenate solo dall’intelligenza artificiale ma anche dai video su TikTok che ormai hanno sistemi di ricerca molto avanzati. Alcune delle nuove funzioni di Google sembrano arrivate proprio per rincorrere TikTok.

I problemi di questo percorso sono due. Il primo è che le pubblicità che arrivano dalle ricerche sono una fonte importante di guadagno anche per Google, che è uno dei player più importanti nel settore pubblicitario. Quindi, come hanno mostrato i dati recenti, un crollo del traffico nelle ricerche danneggia anche i conti di Google. Il secondo sono le fonti. I siti che si occupano di tutorial non scrivono per passione, non solo almeno: scrivono perché esisteva un mercato che permetteva di ottenere dei guadagni da questo lavoro. Se i guadagni vengono cancellati, o ridotti moltissimo, da dove prenderà le informazioni l’intelligenza artificiale?

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