Il comico Omino, punito dai social per una battuta sui preti: “Per il mio lavoro è una condanna definitiva”

Davide Omino è uno stand-up comedian del collettivo bresciano "Pota Boyz". Il gruppo di comici si è ormai guadagnato un certo seguito sia calcando palchi importanti – come quello dello Zelig – sia condividendo i loro sketch irriverenti di improvvisazione sui social. Proprio a causa dei social, però, Omino sta vivendo forse il momento più complicato della sua carriera. A causa di una battuta segnalata da alcuni utenti, il comico è infatti incappato in una pesante sanzione da parte di Meta. Da un paio di mesi Omino non può più sponsorizzare i suoi eventi e i suoi video non vengono più ripresi dall'algoritmo, fermandosi a poche centinaia di visualizzazioni. Un danno non da poco per un artista che vive di visibilità.
"È un dramma professionale. La sanzione non ha una data di scadenza e mi impedisce di sponsorizzare qualsiasi materiale. Se organizzo una serata, non posso promuoverla. Per chi campa di questo, vendendo biglietti attraverso i social, è una condanna a morte".
La causa del ban
Tutto è nato da un video satirico pubblicato sul profilo Instagram ufficiale del comico. "Come tutti gli altri membri del mio gruppo faccio una comicità spesso scomoda e politicamente scorretta, anche se quella è solo una piccola parte del mio repertorio", racconta Omino. Nel contenuto incriminato, Omino si era lanciato in una battuta che scherzava sul rapporto tra preti e bambini e che qui preferiamo non riportare per evitare ulteriori incomprensioni causate dalla mancanza di contesto. Si trattava comunque di un classico esempio di black humor, che in questi anni è stato ampiamente sdoganato, almeno nel mondo della stand-up.
In seguito ad alcune segnalazioni su Facebook, notoriamente frequentato da un'utenza meno giovane rispetto a quella di Instagram e tendenzialmente meno aperta a linguaggi e forme di intrattenimento non convenzionali – la battuta è stata però interpretata dall'algoritmo come un contenuto legato allo sfruttamento minorile.
"In realtà la frase poteva essere letta al massimo come una critica feroce alla Chiesa, non certo come un attacco ai bambini", sottolinea Omino. "L'automazione purtroppo non distingue la satira dal reato". Le conseguenze sono però state molto drastiche. Il video – che era diventato virale con oltre un milione di visualizzazioni in due giorni – è stato rimosso quasi subito e a Omino è stato comunicato che il suo profilo avrebbe subito una restrizione definitiva."La cosa peggiore è che sono ‘ammanettato' a vita. Ho provato ad aprire una nuova pagina, anche rinunciando ai miei follower, ma Meta mi riconosce e blocca ogni tentativo di ripresa".
Come funziona il blocco di Meta e perché è una sentenza definitiva
Le piattaforme di Meta utilizzano sistemi misti di moderazione, basati su un mix algoritmi e revisione umana. I contenuti vengono analizzati automaticamente attraverso parole chiave, elementi visivi (per video e immagini) e, ovviamente, le segnalazioni degli utenti. In caso di violazioni considerate gravi – come quelle legate alla sicurezza dei minori – possono scattare restrizioni immediate e molto severe, fino al ban permanente. È esattamente quello che è successo a Omino.

Rimediare, poi, è praticamente impossibile. Le decisioni più critiche vengono spesso gestite da livelli centralizzati del sistema, difficilmente modificabili anche contattando direttamente l'azienda. Lo stesso Omino ci ha spiegato di aver provato ad acquistare la spunta blu di Meta (il badge di verifica a pagamento) per accedere a un livello superiore di assistenza, ma il risultato non è cambiato. "Ho aperto un ticket al giorno per tutto marzo, parlando anche telefonicamente con alcuni operatori. La risposta è sempre la stessa: ‘Capiamo che si trattasse di una battuta, ma il blocco è a un livello superiore al nostro'".
Le restrizioni si estendono ovviamente a tutti i profili collegati della galassia Meta, da Facebook a Instagram. L'utente può continuare a pubblicare contenuti, ma la visibilità si riduce drasticamente, mentre vengono meno sia le possibilità di monetizzazione sia l'accesso agli strumenti di sponsorizzazione. Un sistema progettato per garantire sicurezza e rapidità di intervento che, nei casi più ambigui come quelli legati alla satira, rischia però di produrre effetti difficili da correggere.
"Ormai sto perdendo le speranze di risolvere, ma quello che mi tormenta è l'etichetta che mi è stata appiccicata da un algoritmo. Sono un comico, non un molestatore", conclude un rassegnato Omino. "Ora proverò a buttarmi su TikTok, anche se non è esattamente il mio target".