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Metaverso

Furto d’arte nel metaverso: un gallerista perde 2 milioni in NFT

La più grande piattaforma di crypto arte ha congelato la vendita dei beni rubati sul suo portale, suscitando critiche dai sostenitori dei principi della decentralizzazione.
A cura di Lorenzo Longhitano
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Il mercato dell'arte basato sugli NFT è esploso solamente l'anno scorso ma le truffe legate a questa particolare tipologia di certificato digitale sono già all'ordine del giorno. Poche hanno però avuto la rilevanza dell'attacco subito dal gallersta Todd Kramer, al quale negli scorsi giorni sono state sottratte opere per 2,2 milioni di dollari scatenando le osservazioni della comunità online su questa tipologia di transazioni.

L'inizio della vicenda risale a fine 2021, quando Kramer ha annunciato su Twitter di aver subito un attacco hacker a base di phishing. Dei truffatori hanno ottenuto con l'inganno le credenziali di accesso ai documenti digitali legati alla sua collezione di NFT. Tra i Non Fungible Token acquistati da Kramer e finiti nelle mani degli hacker, figuravano 4 esemplari della collezione "Bored Ape Yacht Club" e altre 11 opere digitali che sono state immediatamente rivendute dagli hacker prosciugando sostanzialmente il portafogli del legittimo proprietario.

La richiesta di aiuto di Kramer ha incontrato l'ironia degli utenti di Twitter. Basati come le criptovalute sulla tecnologia della blockchain, gli NFT si basano sul principio della decentralizzazione: non esistono cioè enti regolatori al di sopra delle parti che possano controllare o trarre profitto dalle transazioni che avvengono in quello spazio. Se questo aspetto pone sicuramente dei vantaggi, d'altro canto significa anche che in caso avvengano illeciti come furti o attacchi hacker nessuno può intervenire per riportare la situazione com'era prima.

Eppure non è quello che è successo a Kramer. All'appello del gallerista ha risposto direttamente la galleria digitale OpenSea, che ha congelato la possibilità di scambiare gli NFT rubati sulla sua piattaforma, rendendoli di fatto un bene rubato. La decisione non ha reso del tutto invendibili gli NFT in questione, ma OpenSea rappresenta comunque la piattaforma di scambio principale del settore, motivo per cui online si sono scatenate le polemiche tra i sostenitori dei principi della blockchain. Se qualcuno può intervenire in modo così radicale sulle transazioni che coinvolgono gli NFT – è il succo delle critiche – significa che il sistema non è veramente decentralizzato né privo di padroni.

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