Facebook sta battendo le estensioni che bloccano le pubblicità: questo però può aumentare i rischi di truffe

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Le grandi piattaforme cercano da sempre di depotenziare i filtri che bloccano le pubblicità e la rinuncia di uBlock Origin a inseguire i futuri aggiornamenti di Facebook è il segnale che i siti sono sempre più decisi a proteggere i ricavi derivati dalle inserzioni. Tutto legittimo, ma se non aumentano anche i controlli, l’abbandono degli ad blocker espone gli utenti a un maggior pericolo di truffe e attacchi hacker.

Da più di 10 anni uBlock Origin è una delle estensioni browser più utilizzate dagli utenti per bloccare pubblicità e pop-up durante la navigazione online. Open source e completamente gratuito, lo strumento impedisce ai tracker di monitorare l'attività degli utenti e blocca i contenuti pubblicitari mentre si guardano video, si visitano siti web o si utilizzano i social network. Qualche giorno fa, però, il team di uBlock ha annunciato su Reddit la fine degli aggiornamenti necessari a bloccare gli annunci su Facebook. Il motivo è molto semplice. Per continuare a monetizzare sulle inserzioni, il social di Meta continua a modificare il proprio codice per rendere inefficaci i filtri dell'ad blocker, costringendo il ridotto staff di uBlock a continui interventi. Uno sforzo non più sostenibile per un progetto con risorse tutto sommato limitate. Nell'immediato non cambierà granché, ma nel corso del tempo, ogni volta che Facebook cambierà degli elementi per favorire e rendere visibili i messaggi promozionali, anche per chi ha attivato l'ad blocker sarà sempre più probabile imbattersi in banner e annunci pubblicitari.

Tutto questo avrà sicuramente un certo impatto sull'esperienza degli utenti, ma sul tappeto c'è un altro tema che forse meriterebbe più attenzione. Gli ad blocker, infatti, non servono soltanto a eliminare contenuti fastidiosi per la navigazione. Questi strumenti possono impedire il caricamento di quei codici di tracciamento sfruttati da hacker e malintenzionati per veicolare truffe e attacchi informatici che mettono a serio rischio i dati degli utenti.

Perché il blocco adv non è solo questione di pubblicità

Le pubblicità online possono risultare seccanti, ma rappresentano il principale mezzo di sostentamento della grande maggioranza dei siti che popolano il web. Il problema, dunque, non sono le adv in sé, ma il fatto che talvolta diventano veicoli per altro.

In molti casi, infatti, i siti web non gestiscono direttamente gli annunci, ma vendono gli spazi a reti pubblicitarie esterne. Non sempre i controlli funzionano a dovere e quindi può capitare che dei criminali informatici acquistino regolarmente tali spazi per infilarvi link a pagine di phishing o dei codici malevoli. Bloccare alla radice le richieste verso determinati server pubblicitari – come fa un ad blocker – può quindi impedire che questi contenuti dannosi raggiungano il browser. In un alert del 2021, perfino l'FBI suggeriva di dotarsi di un sistema simile per tutelare i propri dati digitali.

Sponsorizzazioni legittime, ma serve responsabilità

Tutto ciò che è stato appena scritto non significa ovviamente che tutte le pubblicità online siano da guardare con sospetto. In fin dei conti, è proprio dagli inserzionisti che spesso proviene la maggior parte dei ricavi che permettono alle aziende di sostenere i propri servizi e rimanere sul mercato. In assenza di adeguati sistemi di protezione, però, l'attenzione degli utenti deve essere elevata, anche perché spesso le truffe si nascondono proprio dietro nomi e marchi molto noti, proprio perché percepiti come automaticamente affidabili.

D'altro canto, quando una piattaforma come Facebook aumenta (legittimamente) la visibilità dei propri annunci, deve anche assumersi la responsabilità di controllare con attenzione i contenuti pubblicitari che mostra agli utenti. A questo proposito, il blog di Malwarebytes, azienda specializzata in sicurezza informatica, ha recentemente invitato le grandi realtà Tech a rafforzare i controlli sui propri inserzionisti, potenziando i sistemi di rilevamento delle campagne fraudolente e, aspetto non di poco conto, facilitare le segnalazioni da parte degli utenti. Certo, concludono gli esperti di Malwarebytes, se le piattaforme e gli adblocker riuscissero a collaborare per intercettare tutti quei contenuti dannosi che i sistemi di moderazione nativi non riescono a rilevare sarebbe la cosa migliore per tutti. Purtroppo, come dimostra la recente resa di uBlock Origin, questo scenario appare sempre meno probabile.

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