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Cosa fanno gli influencer quando TikTok viene cancellato? Guardate cosa è successo in India

Il caso indiano insegna, ma il possibile ban statunitense ha le sue peculiarità. I creator americani hanno infatti dalla loro parte il tempo e infatti stanno già diversificando.
A cura di Elisabetta Rosso
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Veer Sharma aveva sette milioni di follower, pubblicava video di sketch, canzoni, balletti e guadagnava 100.000 rupie al mese (circa 1.200 dollari) grazie alle sue clip. Poi finisce tutto. Il 29 giugno 2020 il governo indiano bandisce TikTok. Nell'ultimo video il creator saluta i suoi fan: "Il nostro tempo insieme finirà presto e non so come o quando potremo incontrarci di nuovo". Sharma aveva 26 anni, suo padre, operaio, era stato appena licenziato, e quel profilo TikTok aveva cambiato la sua vita. "Mi sono comprato una Mercedes, la gente mi riconosceva per strada", ha raccontato al New York Times, "ero felice". Ora, mentre Washington sta portando avanti una guerra per chiudere l'app di Bytedance, la storia di Veer Sharma diventa un monito.

Tra le principali preoccupazioni legate al possibile ban del social c'è infatti il destino dei creator. E infatti il Ceo di TikTok. Shou Zi Chew, ha lanciato un appello agli influencer: “Questa legge toglierà miliardi di dollari dalle tasche dei creator e delle piccole imprese. Metterà a rischio più di 300.000 posti di lavoro americani”. In India è successo qualcosa del genere. Le analogie però non sono predizioni. Il caso indiano può essere uno spunto di riflessione, ma ci troviamo di fronte a due guerre che, nonostante il nemico comune, sono molto diverse tra loro.

Cosa è successo in India

TikTok è arrivata in India nel 2017. Sin da subito è diventata una piattaforma dove condividere tutorial e video iper locali, attirando diversi creator che hanno deciso di costruire il loro piccolo impero sul social. Poi nel 2020 in seguito alle tensioni con la Cina, il governo ha deciso di bannare il social insieme ad altre 58 app cinesi. Molti creator hanno cercato di convertire il successo su TikTok migrando verso le altre piattaforme. Hanno provato quindi a caricare video su Instagram o YouTube, eppure qualcosa non ha funzionato.

Molti influencer non sono riusciti a sopravvivere, è diventato più difficile per i creator meno famosi essere scoperti, e molti, nonostante il seguito su TikTok non sono riusciti a trovare una nuova casa dove prosperare. Secondo Nikhil Pahwa, analista di politica digitale a Nuova Delhi, l'algoritmo di TikTok era "molto più localizzato sui contenuti indiani" rispetto alle formule utilizzate dai giganti americani. Ci sono anche casi di successo (più isolati).Per esempio Ulhas Kamathe, 44 anni di Mumbai, era diventato virale dopo un video su TikTok dove divorava una coscia di pollo. Poi ha perso in un solo colpo sette milioni di follower. "Ho ricominciato su YouTube e ho ricostruito in tre anni la mia fanbase", ha raccontato.

Le differenze tra India e Stati Uniti

Si tratta di due guerre che hanno punti di contatto ma differenze sostanziali. Il ban dell'India infatti è stato immediato, a differenza di quello degli Usa che va avanti dal 2020. Le ragioni per il blocco sono simili, ma mentre quella tra Stati Uniti e Cina è una guerra fredda che si gioca sullo scacchiere geopolitico, le tensioni indiane sono radicate sul e per il territorio. Dal 1962 infatti Cine e India hanno le loro truppe stanziate al confine. Poi nel giugno 2020 la tensione decennale è sfociata in uno scontro nella valle di Galwan, nel Ladakh, dove rimasero uccisi 20 soldati indiani e quattro cinesi.

Due settimane dopo l'India ha bloccato TikTok. Non stupisce, il Paese aveva già bloccato siti o dati mobili in intere regioni per mantenere l'ordine pubblico. E la politica dei ban va avanti ancora adesso, l’elenco delle app cinesi vietate continua a crescere, sono circa 509. Nonostante l'attacco, il governo indiano ha giustificato il blocco come un modo per salvaguardare la privacy dei cittadini e la sicurezza nazionale del Paese. Una motivazione che gli Stati Uniti hanno ripreso alla lettera per portare avanti la campagna mediatica contro TikTok. 

Che fine faranno i creator statunitensi?

Il caso indiano insegna, ma, come dicevamo, il possibile ban statunitense ha le sue peculiarità. I creator americani hanno infatti dalla loro parte il tempo (a differenza di quelli indiani), e infatti stanno già diversificando. Charli D’Amelio, seconda creator più seguita su TikTok, ha rivelato in una conferenza stampa: “Bisogna ricordare che i social media vanno e vengono. Ci sono nuove app, ci sono nuove persone, ci sono nuove entusiasmanti tendenze".

Vero, ma non si può ignorare la portata della creator economy del social. Nel 2023 TikTok ha contribuito con 24,2 miliardi di dollari al PIL degli Stati Uniti, secondo un rapporto della società di consulenza economica Oxford Economics, generato 14,7 miliardi di dollari di entrate per i proprietari di piccole imprese, e ha supportato 224.000 posti di lavoro. Difficile immaginare quindi, anche in questo caso, un divieto indolore.

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