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Zecche positive al virus della meningoencefalite su camoscio morto in Valtellina: i rischi per l’uomo

In Valtellina sono state trovate zecche positive al virus responsabile della meningoencefalite sulla carcassa di un camoscio morto. I parassiti possono trasmettere la malattia a diverse specie di mammiferi, essere umano compreso. Quali sono i rischi e i sintomi dell’infezione.
A cura di Andrea Centini
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La zecca Ixodes ricinus, una delle specie che possono trasmettere il virus responsabile dell'encefalite. Credit: James Lindsey / wikipedia
La zecca Ixodes ricinus, una delle specie che possono trasmettere il virus responsabile dell'encefalite. Credit: James Lindsey / wikipedia

Lo scorso 13 aprile è stata trovata la carcassa di un camoscio in una zona boscosa di Rasura, un comune della provincia di Sondrio nel cuore delle Alpi Orobie, in Valtellina. Per prassi i resti dell'animale sono stati sottoposti a indagini di laboratorio, i cui risultati sono stati comunicati in questi giorni dagli organi competenti. Sul corpo è stata rilevata la presenza di parassiti positivi al virus responsabile della meningoencefalite da zecche o TBE (acronimo di Tick Borne Encephalitis), una malattia potenzialmente mortale conosciuta anche come encefalite da zecche o meningoencefalite primaverile-estiva.

A seguito della pubblicazione di alcuni articoli fuorvianti, l'ATS della Montagna ha specificato che gli esami sono ancora in corso e che la positività è stata riscontrata solo sugli artropodi presenti sul camoscio, non sull'animale selvatico. In altri termini, non sappiamo ancora se il camoscio sia morto per l'infezione o meno. La notizia ha comunque generato preoccupazione sul territorio perché la malattia può essere trasmessa all'uomo. Recentemente sono stati riscontrati alcuni casi di infezione in animali selvatici e domestici (capre) nella provincia di Lecco e Bergamo, non distanti da Rasura.

Dove è presente la meningoencefalite da zecche

La meningoencefalite da zecche, come spiegato dall'Istituto Superiore di Sanità (ISS), è stata rilevata per la prima volta in Italia nel 1994 nella provincia di Belluno e da allora sono state riscontrate nel nostro Paese alcune decine di casi. La malattia è regolarmente presente in diverse zone di Asia, Russia, Europa centrale, settentrionale e orientale. Ad aprile del 2023 l'agenzia per la sicurezza della salute pubblica nel Regno Unito (UK Health Security Agency – UKHSA) aveva annunciato il primo caso in Gran Bretagna. Secondo gli esperti il virus responsabile della patologia, un arborvirus a singolo filamento di RNA appartenente al genere Flavivirus, si è distribuito lungo l'arco alpino grazie ai vettori, pertanto il rischio per l'essere umano, seppur basso, ora non è più concentrato solo nel Nord Est, come del resto evidenziano i recenti casi registrati nella fauna.

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Quali zecche possono trasmettere la meningoencefalite

Tra le specie di zecche in grado di trasmettere il virus con il loro morso figurano principalmente Ixodes ricinus e Ixodes persulcatus, tuttavia, come evidenziato dall'ISS, anche quelle dei generi Dermacentor ed Haemaphysalis sono vettori competenti, cioè sono in grado di trasmettere l’infezione. Alcuni casi di malattia sono stati registrati anche a seguito del consumo di latte non pastorizzato, prelevato da animali positivi. Il virus può essere trasmesso a diverse specie di mammiferi, che spostandosi sul territorio sono in trasferire le zecche infette su un areale sempre più ampio, aumentando anche il rischio per le persone.

Come proteggersi dalle punture delle zecche

Per chi fa escursioni in aree dove sono presenti zecche portatrici di malattie si consiglia di restare sui sentieri battuti; indossare vestiti lunghi (sia pantaloni che maglie) e di colore chiaro per individuare rapidamente eventuali ospiti sgraditi; inserire le estremità dei pantaloni negli stivali o nelle calze; e usare repellenti ad hoc contro gli artropodi. Anche un controllo accurato del corpo dopo essere stati in zone a rischio è importante. Spesso le zecche si insinuano nelle zone più delicate e intime. Nel caso in cui si venisse morsi da una zecca portatrice del virus responsabile della meningoencefalite da zecche non è tuttavia automatico che si scateni l'infezione; più il parassita resta aggrappato per succhiare il sangue, maggiore è il rischio di contrarla.

I sintomi dell'infezione

Nella stragrande maggioranza dei casi, come indicato dall'ISS, l'infezione è asintomatica o paucisintomatica (sintomatologia lieve), ma nel restante 30 percento possono comparire simili a quelli di una sindrome influenzale e aspecifici, con mal di testa, febbre alta, dolori muscolari, affaticamento e simili. Il periodo di incubazione (tempo di comparsa dopo l'esposizione al virus) va da pochi giorni fino a un mese dopo il morso della zecca infetta. In genere spariscono in una settimana. In una certa percentuale delle persone che sviluppano i sintomi, tuttavia, possono emergere le complicazioni più severe, dato che il patogeno può raggiungere il sistema nervoso centrale dando vita a encefalite, meningoencefalite o meningoencefalomielite, ovvero infiammazioni del cervello, delle meningi e del midollo spinale (combinate o meno) a seconda del tipo. Possibili anche convulsioni e paralisi. Gli adulti in genere sono più colpiti dei bambini. Non esiste una cura per la malattia trasmessa dalle zecche, pertanto si può procedere con antinfiammatori, corticosteroidi e se necessario respirazione assistita. È comunque disponibile un vaccino basato su un ciclo di tre dosi e richiami ogni tre anni.

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