Un labbo “pirata” insegue un beccapesci per rubargli il pasto: le rare foto di Simone Proietti dalla costa laziale

Mentre scrutava il mare dalla costa laziale, il naturalista e fotografo Simone Proietti si è accorto di un labbo (Stercorarius parasiticus) che inseguiva a tutta velocità uno sventurato beccapesci (Thalasseus sandvicensis) – una specie di sterna – con l'intento di rubargli il pasto, un pesce catturato poco prima. Una scena intensa e spettacolare, resa ancor più avvincente dal fatto che non è così facile da osservare sulla riva, perlomeno nel nostro Paese. Il labbo, un uccello marino appartenente alla famiglia degli stercorari (Stercorariidae), in Italia infatti solitamente si mantiene al largo. Dalle nostre parti è un migratore regolare e “svernante regolare in numeri esigui” nel Canale di Sicilia, come indicato dalla Guida degli Uccelli d'Europa, Nord Africa e Vicino Oriente di Lars Svensson, punto di riferimento per gli appassionati di birdwatching. Incontrare un labbo, pertanto, è sempre un privilegio. E ammirarlo nel suo comportamento più spettacolare e iconico da stercorario, ben documentato dagli splendidi scatti di Simone Proietti che trovate nell'articolo, lo è ancora di più.

Quando arrivano questi uccelli, gabbiani e sterne si danno a una fuga precipitosa e scomposta, in modo non dissimile da anatre, tuffetti, folaghe e altre specie acquatiche alla vista della minacciosa sagoma di un falco di palude che si staglia sull'orizzonte. Gli stercorari, uccelli marini di medie dimensioni, sono infatti tra i più abili e aggressivi cleptoparassiti del regno animale. “I Labbi sono parenti di Gabbiani e Sterne, ma sono temuti da queste specie, per il comportamento ‘da pirata'. Infatti i Labbi rubano le prede appena catturate di altri uccelli marini sfruttando quindi il lavoro altrui ed è un fenomeno conosciuto come cleptoparassitismo”, ha affermato a Fanpage.it il divulgatore ed esperto di ornitologia Francesco Barberini.

Il cleptoparassitismo, come suggerisce l'etimologia greca della parola, è appunto un comportamento alimentare legato al furto del cibo a un altro animale, in genere attraverso una vera e propria aggressione. E gli stercorari come i labbi sono “maestri” di questa pratica. Puntano uccelli un po' più piccoli come gabbiani e sterne di varie specie, inseguendoli e braccandoli insistentemente attraverso manovre aeree acrobatiche e spettacolari, fino a quando non li costringono a mollare i pesci dal becco o a rigurgitare il contenuto del gozzo, di cui poi si nutrono alacremente. “Le loro acrobazie e l'aggressività con cui inseguono le loro prede hanno suscitato ammirazione e disgusto negli osservatori umani”, scrive Birds of the World del Cornell Lab of Ornithology, tra i più autorevoli istituti che si occupano di studiare gli uccelli.

È proprio a una scena di cleptoparassitismo ha assistito Simone Proietti, durante un'escursione fotografica presso il Monumento naturale Palude di Torre Flavia tra Ladispoli e Cerveteri, in provincia di Roma, dove noi, fra le numerose specie, abbiamo avuto la fortuna di incontrare anche il bellissimo pendolino. “Ogni volta che vado a Torre Flavia, oltre a uno sguardo in palude, ho l'abitudine di scrutare il mare, soprattutto nei periodi di migrazione”, ha spiegato il naturalista ai nostri microfoni. “Puntare il binocolo verso il largo – ha proseguito – può regalare sorprese, come qualche giorno fa, quando ad attirare la mia attenzione è stato un particolare subbuglio messo in atto da un nutrito gruppo di gabbiani e beccapesci a qualche centinaio di metri dalla riva. Neanche il tempo di comprendere cosa stesse accadendo che spicca la sagoma scura di un labbo, alle prese con acrobazie in volo per insidiare un malcapitato beccapesci.” “L'inseguimento – ha aggiunto il naturalista – porta i due uccelli praticamente sulla linea di riva, pochi secondi di brusche virate in velocità, il tempo sufficiente per consentire al labbo di rubare al beccapesci il pesciolino catturato poco prima.” La sequenza dell'aggressione aerea è stata ben documentata negli scatti che trovate nell'articolo.

Gli esperti del Cornell Lab spiegano che, sebbene nell'Atlantico nord-orientale e “probabilmente anche nelle Isole Aleutine” i labbi si nutrano principalmente attraverso i furti ai danni di altri uccelli marini coloniali (principalmente laridi, ma sono colpiti anche gli alcidi), nella maggior parte del loro areale di riproduzione circumpolare “il cleptoparassitismo non è il principale comportamento alimentare”. Nelle regioni della tundra artica, dove nidificano, “difendono vasti territori all'interno dei quali cacciano uccelli, mammiferi e uova”. In sostanza, si comportano più da predatori che da parassiti: e il becco uncinato, i forti artigli e alcuni comportamenti da uccello rapace, stanno lì a testimoniarlo. Anche per questo poter ammirare un labbo in azione è sempre uno spettacolo affascinante.

Non si tratta di uccelli particolarmente grandi, dato che arrivano al massimo a 45 centimetri di lunghezza per circa 120 centimetri di apertura alare, ma sono robusti, potenti e molto combattivi. Il piumaggio può essere più o meno scuro a seconda del morfismo (un po' come per l'aquila minore) e soprattutto i giovani sono difficili da riconoscere da quelli di altre specie di stercorari (ad esempio il labbo codalunga). Si tratta di animali estremamente affascinanti e non c'è da stupirsi che il dottor Proietti sia rimasto entusiasta della sequenza immortalata. “Una scena memorabile ed inconsueta da osservare così vicino alla costa, con il labbo spesso osservabile in mare aperto, dove praticamente vive in volo, compiendo anche lunghe migrazioni”, ha chiosato il naturalista.