11 Maggio 2022
16:30

Scoperto gene “maestro” che potrebbe ripristinare l’udito perduto

Ricercatori americani hanno scoperto un gene capace di creare le cellule ciliate dell’orecchio, fondamentali per l’udito. Possibili terapie rivoluzionarie.
A cura di Andrea Centini

Identificato un singolo gene “maestro” in grado di programmare le cellule ciliate dell'orecchio nelle due tipologie cellulari che permettono l'udito: le cellule ciliate dell'orecchio esterno e le cellule ciliate dell'orecchio interno. Si tratta di una scoperta significativa poiché, grazie alla creazione di queste cellule, è potenzialmente possibile ripristinare l'udito perduto irreversibilmente, a causa dell'invecchiamento, di un trauma, del rumore o di un trattamento farmacologico (come alcune chemioterapie per il cancro). Le cellule dell'udito, infatti, si sviluppano nell'embrione e una volta generate non si moltiplicano più; ciò significa che una volta perdute sono andate per sempre. Ma grazie ai risultati di questo studio, ancora preliminare, un giorno potrebbe essere possibile ripristinare l'udito in chi ha sviluppato sordità.

A scoprire il gene maestro – chiamato TBX2 – capace di riprogrammare le cellule ciliate dell'orecchio è stato un team di ricerca statunitense guidato da scienziati del Dipartimento di Anestesiologia della Northwestern University di Chicago, che hanno collaborato a stretto contatto con i colleghi del Dipartimento di Neurologia, dello Hugh Knowles Center for Clinical and Basic Science in Hearing and its Disorders e del Dipartimento di Otorinolaringoiatria. I ricercatori, coordinati dal professor Jaime Garcia-Anoveros, docente presso la Scuola di Medicina Feinberg dell'ateneo americano, hanno identificato il gene lavorando su modelli murini (topi). Attraverso specifici esperimenti hanno scoperto che, quando questo gene “maestro” viene attivato, le cellule ciliate prodotte dalla coclea maturano in cellule ciliate interne, quando invece il gene viene disattivato, le cellule si sviluppano in cellule ciliate esterne.

Entrambe le tipologie sono essenziali per permettere l'udito; queste cellule reagiscono infatti in coordinazione alle onde sonore provenienti dal mondo che ci circonda, per trasferire i segnali ai neuroni della corteccia uditiva del cervello affinché li traduca in ciò che poi effettivamente ascoltiamo. “È come un balletto”, ha affermato il coautore dello studio García-Añoveros in un comunicato stampa. “Le esterne si abbassano, fanno saltare e sollevano le interne nell'orecchio. L'orecchio è un bellissimo organo. Non c'è nessun altro organo in un mammifero in cui le cellule siano posizionate in modo così preciso. (Voglio dire, con precisione micrometrica). Altrimenti, l'udito non si verifica”, ha aggiunto lo scienziato.

Gli scienziati sottolineano che ci vuole un mix di geni per creare le varie cellule ciliate responsabili dell'udito. I geni ATOH1 e GF1 ad esempio, “sono necessari per creare una cellula ciliata cocleare da una cellula non ciliata”, successivamente il gene maestro TBX2 viene attivato o disattivato per produrre le cellule interne o esterne. L'obiettivo è coinvolgere anche le cellule di supporto dell'orecchio per trasformarle in cellule funzionali della coclea. La ricerca è ancora agli inizi ma è “stato superato un grosso ostacolo”, spiegano i ricercatori, che grazie a questa scoperta non solo potranno capire come e perché determinate cellule ciliate tendono a morire provocando sordità, ma getteranno anche le basi per potenziali terapie in grado di ripristinare l'udito. La strada, comunque, è ancora molto lunga. I dettagli della ricerca “Tbx2 is a master regulator of inner versus outer hair cell differentiation” sono stati pubblicati sull'autorevole rivista scientifica Nature.

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